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La regola della massima esposizione del brand.

Di questa regola parla Andrea nel suo recente post, che ho trovato molto interessante e confortante. Interessante per i contenuti e gli spunti di riflessione, confortante perché ho scoperto di non essere l’unico così malato da guardare le pubblicità sulle moto e a bordo pista, come negli stadi, per la curiosità di vedere che marchi ci sono e come si comportano.

La domanda cruciale è: ha ancora senso la regola della massima esposizione del brand?

Provo a dare una mia risposta; nel farlo parto dal presupposto che i miei interlocutori, e spero, i lettori di questo blog, facciano parte a diverso titolo, della costellazione di piccole e medie imprese [PMI] che compongono gran parte del tessuto economico italiano.
Loro, le PMI, difficilmente potranno permettersi budget pubblicitari a sei o più zeri, necessari per rispettare la regola appena citata.

Se le cose stanno così la domanda va modificata: la regola della massima esposizione del brand è la strategia giusta per me?

Il rischio è di voler dare la caccia ai rinoceronti con le fionde.

Mi spiego, in alcune circostanze mi è capitato di sentir dire “meglio fare un po’ di pubblicità che non farne affatto”. E’ una logica empirica errata. Sarebbe preferibile piuttosto risparmiare quel denaro per investirlo su progetti di comunicazione ideati in maniera appropriata.

E’ inutile illudersi che un messaggio isolato, possa sortire il benché minimo effetto, nel flusso continuo e chiassoso di informazioni che saturano praticamente tutti i canali oggi disponibili. Sarebbe come sperare di abbattere un rinoceronte con una fionda, appunto.

Esistono diversi modi per definire un budget di comunicazione, ma non li affronteremo qui, almeno non in questa occasione.
Piuttosto che buttare soldi dalla finestra in attività di comunicazione inutili, perché non inserite in una adeguata strategia di marketing, sarebbe preferibile cominciare a porsi qualche domanda:

  • chi sono i nostri clienti?
  • che bisogni hanno e quali di questi vengono soddisfatti dai nostri prodotti?
  • cosa rende unici i nostri prodotti rispetto a quelli della concorrenza?
  • quali sono i canali e i codici linguistici utilizzati dai nostri clienti?

Queste sono delle domande da cui partire, valide nella maggioranza dei casi; poi sta alla capacità del professionista contestualizzarle in base alle caratteristiche dell’azienda, e trovare le risposte adeguate, formulando una strategia di comunicazione di ampio respiro, e nel rispetto delle possibilità economiche e delle ambizioni dell’azienda.


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