Uno degli argomenti caldi di oggi è l’articolo dall’eloquente titolo: L’illusione della democrazia attraverso il mondo dei blog di Franco Carlini, su Il Manifesto.
Disponibile su Visionblog.
Visto che normalmente non incontro giornalisti delle testate nazionali in autostrada come capita a Lele, e che ho appreso della cosa tramite il solito Mauro, avevo iniziato a scrivere quello che segue in un commento al suo post.
Poi il commento mi è sembrato troppo lungo, ed ho avuto l’impressione di “approfittare” dell’ospitalità di Mauro, per cui ho deciso di riportarlo qui. Ecco cosa avevo scritto:
I blog visti con gli occhi del giornalismo.
La mia impressione e’ che molti giornalisti, e forse anche Carlini, applicano ai blog, forse senza rendersene conto, criteri di giudizio ereditati dal giornalismo stampato, che ovviamente mal si adattano al nuovo mezzo.
Parlando di medium e messaggio la citazione sarebbe troppo scontata, quindi passo direttamente alla conclusione: ritengo che sia errato giudicare la blogosfera partendo dai singoli blog. Bisogna avere uno sguardo d’insieme.
L’autoreferenzialità dei blog.
Se mi e’ concessa una parafrasi, il valore dei blog sta nella galassia, non nelle singole stelle, o in una costellazione.
I blog sono una realtà dinamica, che si sviluppa in maniera reticolare attraverso i link. Per cui l’autoreferenzialità, tanto criticata da Carlini e non solo, e che neppure io giudico come un bene assoluto, è in parte una condizione necessaria alla sopravvivenza ed alla crescita della blogosfera.
I blog sono mono-maniacali.
Non ci vedo niente di strano, né capisco perché questo debba essere un minus. Non lo è se si ragiona secondo le logiche della rete e del web2.0 in particolare.
Come sarebbe stato possibile costruire wikipedia, con i suoi pregi e i suoi difetti, senza il contributo di alcune migliaia o milioni di mono-maniaci?
[wikipedia non è un blog, lo so, ma è un esempio di "informazione partecipata"]
I blog non sono testate giornalistiche (almeno nella maggior parte dei casi). Solo alcuni sono multi-autore, e anche quelli comunque incentrati su tematiche specifiche. Il sistema “generalista” online non funziona, e comunque è presidiato dai grandi portali.
Sarebbe fuor di logica per un blogger affrontare tutti gli argomenti che possono essere affrontati da una testata giornalistica, e non sarebbe utile neppure per il lettore, abituato com’e', a ricomporre l’insieme delle informazioni che raccoglie, dopo averle rielaborate.
E’ un concetto semplicissimo per chiunque abbia usato un aggregatore di feed: io non leggo un blog come fosse un quotidiano; raccolgo le news da decine e decine di essi, tali da coprire tutte le tematiche di mio interesse, di alcune leggerò solo i titoli, altre mi coinvolgeranno al punto tale da indurmi a scrivere a mia volta qualcosa.
L’impaginazione, in tal senso non è più la collocazione delle notizie all’interno di uno spazio di cellulosa, ma la ricostruzione di mappe cognitive che si sviluppano in forma di ipertesto.
Fastidiosi toni colloquiali.
Si, nei blog ci si da del tu. Io l’ho fatto anche in questo post. Ho dato del tu al presidente di AdMaiora, ad esempio. Non mi sognerei mai di farlo se ci dovessimo incontrare di persona, a meno che non fosse lui a consentirmelo.
Se volessi scrivergli una lettera classica (e non ne scrivo una dal 1998 circa!) probabilmente inizierei con:
Gentile dott. Lupi,
…
E’ ancora una questione di codice e canale; farebbe sorridere un blog scritto dando del voi o con il linguaggio asettico della carta stampata, e farebbe sorridere per molto poco tempo, perchè dopo le prime tre righe probabilmente tutti i lettori scapperebbero cliccherebbero via.
Apocalittici e integrati.
Insomma, l’impressione è che siamo alle solite, continuiamo a ragionare per dicotomie. E ci va bene quando usiamo le categorie descritte da Eco, altrimenti ci toccano quelle di De Sica jr.
Così di volta in volta la Rete è la raffigurazione del Male, o la soluzione di tutti i problemi.
Ogni nuovo media rappresenta la catastrofica fine di quanto di buono è stato fatto sino ad allora e testimonianza della degenerazione dei tempi e dei costumi, oppure prodigio della società evoluta e della scienza, nuova frontiera del progresso.
Io ritorno alla mia parafrasi, perchè m’e’ piaciuta: la blogosfera è una galassia in espansione all’interno di un Universo infinito che comprende Internet e tutti i media.
All’interno di ogni galassia ci sono cose buone e cose meno buone; è così per i blog, è così per la carta stampata. Lo stesso dicasi per blogger e giornalisti.
Detto questo non credo che solo i primi o solo i secondi siano i custodi della sacra fiamma della democrazia.
[L'unica cosa che un pò mi dispiace è che avendo trasformato questo commento in un post, difficilmente avrò una risposta da Mauro... ma chissà con un pò di fortuna..]
Technorati Tags: blog, democrazia, giornalismo, carlini
6 commenti
Egregio Signor Markingegno, … dai, scherzo
Condivido al 100%, anzi, io ormai inizio ad essere ancora più possibilista sul discorsivo e sul “tu”. Nelle risposte alle email, rispondo proponendo sempre passando al “tu”. Devo dire che quando scrivo a qualcuno che ancora non conosco di persona, parto con un “lei” comunque piuttosto informale. Ma prima o poi…
Donato, mi chiami pure Donato..
eheh…
Grazie.
Carissimo a me il tuo post è piaciuto e molto e mi sono permesso di citare alcune tue considerazioni in un mio post che andrà in onda domani.
Un mio post con i commenti di Lele e Mauro.
Mi dovro’ montare la testa?
:-p
Il giornalismo nella mia storia è stato presente fin dall’inzio.Solo che era di parte secondo me nel senso che se leggerte il mio blog,erano tutti contro di noi e me.Poi con l’andar del tempo quando i veri responsabili non potevano più essere danneggiati……diario di un esattore.Grazie
Sono d’accordo con quello che dici, l’articolo del Manifesto di fondo non piaceva nemmeno a me. Però se ne fa sempre un gran parlare e a guardare i link di ingresso che ho avuto in questi due giorni devo ammettere che l’argomento è richiesto.
Per me il blog rimane un esercizio per misurare la mia costanza.
vale
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