Netiquette2.0: O’Reilly propone i blogger rispondono

Tim O’Reilly, per chi non lo sapesse, quello che ha inventato, o che perlomeno ha definito e rivendica la paternità, della definizione di web2.0, ha sollevato una nuova questione, che riguarda la netiquette, ovvero il codice di comportamento da tenere sul web.

Tutta la vicenda è interessante su almeno due livelli di lettura:

  1. nel merito; stabilire se e come un codice di condotta sia applicabile e porti dei benefici alle conversazioni online, citando il Cluetrain Manifesto.
  2. nella forma; per come si è sviluppato il dibattito, partito da un fatto concreto, ripreso dalla proposta di un guru comeO’Reilly, ed infine sviluppato da una accesa partecipazione dei blogger, alcuni favorevoli, ma molti contrari, o quantomeno con delle forti perplessità.

Retroscena, il caso Kathy Sierra: minaccia la blogger

Kathy, blogger americana, è stata indotta a chiudere i commmenti sul suo blog Passionate, e disdire alcune presentazioni a causa di alcune ripetute minacce ricevute nei commenti del e via email.
Questo episodio ha avuto molta eco, nella discussione è stato coinvolto anche lo stesso O’Reilly, che la cita come una delle motivazioni che lo hanno indotto a stilare una bozza del codice di condotta per blogger.

Il codice di condotta

Spinto a riflettere sulla vicenda di Kathy Sierra, O’Reilly redige una bozza del codice di condotta per blogger prendendo spunto dalle policy della community BlogHer.org. Ecco i punti essenziali:

  1. We take responsibility for our own words and for the comments we allow on our blog.
  2. We won’t say anything online that we wouldn’t say in person.
  3. We connect privately before we respond publicly.
  4. When we believe someone is unfairly attacking another, we take action.
  5. We do not allow anonymous comments.
  6. We ignore the trolls.

Casper ha provveduto a tradurlo.

La reazione dei blogger e le conclusioni di O’Reilly

Molti punti proposti hanno suscitato perplessità, in particolare quella di utilizzare dei badge per identificare visivamente il livello di tolleranza o disponibilità ad accogliere commenti ritenuti ostili da parte dell’autore.

Ed O’Reilly ha “appreso la lezione

La mia sul codice di condotta

Il problema delle regole sul web per certi aspetti non è differente da quello della vita di tutti i giorni. Se fossimo in grado, tutti, di rispettare alcuni semplici principi di buona educazione e civiltà, non sarebbero necessarie regole, sorveglianti e sanzioni

Quali che siano i motivi però questo non succede, non sempre. Allora le regole sono necessarie; scendendo su un piano più pragmatico però direi che ognuno ha il diritto di stabilire quanto stringenti siano le policy da seguire nel proprio blog.

Lo stesso O’Reilly conviene con le segnalazion di molti, per cui il codice debba essere modulare e personalizzabile in funzione delle proprie esigenze.

Credo che sia diritto di ogni blogger, quello di stabilire le regole con cui si gioca nel proprio spazio e quanto rigidamente debbano essere applicate, l’importante è farlo fin dall’inizio in maniera chiara e non cambiarle in corsa.
Non è così che accade nei newsgroup (che esistono da molto più tempo dei blog)?

Non sono d’accordo, invece, sul fatto che io in quanto blogger debba assumermi la responsabilità dei commenti.

Al limite io filtro lo spam, quello che ritengo off topic (non attiente) e gli abusi, dove sono in grado di riconoscerli. Per il resto ognuno si assume la responsabilità di ciò che dice.

Un chiaro esempio di dibattito 2.0

Come ho detto all’inizio del post, questa vicenda mi ha interessato anche per come si è sviluppata. Ad avere un attimo di pazienza nel presentarla credo che sia un esempio chiaro, concreto di cosa sia il web2.0.

In un certo senso, la comunità digitale di blogger, commentatori, opinion makers, eccetera (gruppi che hanno tra loro ampi margini di sovrapposizione) si sono trovati di fronte ad un fatto critico, una potenziale minaccia, sotto alcuni punti di vista.

Questa comunità ha reagito non in base ad una scelta razionale, e ragionata, ma per istinto, come avrebbe fatto una rete neurale; si sono attivati alcuni centri, che a loro volta ne hanno attivati altri.

Lo stesso O’Reilly che io ho citato come punto di riferimento è solo uno dei centri di aggregazione di questi stimoli, ancora una volta quello che conta non è la costellazione ma la galassia dei blog.

L’interazione tra tutti i centri nevralgici ha prodotto un risultato, che tutt’ora e’ in elaborazione e continua a produrre stimoli e reazioni presso altri centri nevralgici della Rete.

Trovo tutto questo affascinante e meravigliosamente possibile grazie al contributo di tutti. Da chi ha scritto un post a chi ha lasciato un commento, e perfino chi ha semplicemente letto senza partecipare attivamente. Però partecipare da più soddisfazione! ;-)


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