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Tabata ha lavorato nel call center di San Lorenzo

Tabata ci racconta la sua personale esperienza del “caso San Lorenzo” attraverso il blog di Samuele Silva.

Il caso nasce con la lettera aperta di Luca Conti alla direzione generale della società, con cui si chiedono spiegazioni in merito all’intenzione della società di trasferire il proprio call center dall’Italia alla Romania, annunciata dal Secolo XIX.

Le condizioni di lavoro imposte nella maggior parte dei call center italiani sono ben note. In Italia mi pare che siamo particolarmente bravi a sapere tutti come funzionano le cose, ma a scandalizzarci solo dopo che queste arrivano sulla bocca di tutti.

Chi fa le leggi ha il grosso della responsabilità di come vanno le cose. Se la legge permette certi trucchetti, del tipo che ti assumo come Co.Co.Co. e ti spremo come un limone, c’è poco da fare. Poco ma non nulla. Se la tutti noi esercitassimo una maggiore pressione sociale verso chi attua questi soprusi, forse le cose andrebbero diversamente.

No, non credo affatto di proporre il solito discorso moralistico campato in aria, la questione è che noi italiani più o meno inconsciamente approviamo chi, fatta la legge, trova l’inganno.
E invece no, porca miseria, lo dobbiamo capire che la correttezza deve essere un valore superiore alla furbizia e all’interesse personale. Non possiamo giustificarci pensando che tutti fanno così, no, non è vero, c’è chi le tasse le paga, c’è chi rinuncia a guadagni ulteriori per il rispetto dei propri dipendenti.

Possiamo farlo, dobbiamo educarci a ragionare in maniera diversa, e dobbiamo anche avere il coraggio di alzare la voce e dirlo pubblicamente, altrimenti suonerà sempre la stessa campana, quella dei furbetti.

Il mio non è un giudizio sulla vicenda che vede coinvolta la società San Lorenzo, perché non spetta a me indagare e giungere ad un verdetto; forse in quel call center sono state rispettate tutte le leggi, e la società ha il pieno diritto di gestire i propri affari come ritiene più opportuno, quindi magari delocalizzando il call center in Romania, però sappiamo come funzionano le cose nella maggior parte dei call center, e sappiamo cosa vuol dire per tantissimi giovani la flessibilità, così come è stata pensata da chi ha fatto queste leggi.

Buone le intenzioni, ma troppo facile ritorcere la stessa flessibilità contro i lavoratori dipendenti. Lo sappiamo tutti come vanno queste cose, ma che facciamo per sanzionare chi non ha un comportamento eticamente corretto?

Provo a sintetizzare tutto con un esempio: in Inghilterra fanno la fila per qualsiasi cosa, e la fanno uno dietro l’altro, non uno accanto all’altro come accade in Italia. Perché? Perché se uno fa il furbo viene considerato per quello che è (una m_rda) da tutti quelli che sono in fila.

Invece noi se possiamo …ci proviamo, altrimenti ci incazziamo.
Ricordo ancora la puntata delle iene in cui Lucci ha raccontato di quelli che commossi sono entrati dalla porta di servizio del Vaticano per dare l’ultimo saluto a Papa Wojtyla.

No, non è che ce l’ho col Vaticano, è il primo esempio che m’è venuto in mente e calzava a pennello, purtroppo però, per qualche motivo che non riesco ad immaginare sul sito de Le Iene il filmato non c’è [la puntata dovrebbe essere quella del 7 aprile 2005].


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8 Responses to “Tabata ha lavorato nel call center di San Lorenzo”

  1. precario scrive:

    Ma chi lo ha detto che 600 persone sono state licenziate? E’ una balla mostruosa perchè chi scrive cazzate non si prende nemmeno la briga di andare a verificare la verdidicità di queste informazioni. Al di là del fatto che San Lorenzo non ha mai avuto 600 collaboratori con contratto a progetto (già questa è una fandonia) arrivare ad affermare che sono stati licenziati è il colmo. Prima di dire cavolate informatevi.

  2. Donato scrive:

    @precario
    Giro a te la domanda, chi lo ha detto che 600 persone sono state licenziate?

    Io no, al limite parlo della

    intenzione della società di trasferire il proprio call center dall’Italia alla Romania

    Il numero 600 compare per la prima volta nel trackback di bloglavoro (numero 3), e la seconda volta nel tuo commento.

    Inoltre, se hai letto quello che ho scritto, io parto da questa vicenda per fare delle considerazioni di carattere generale sulla precarieta’ non per dare addosso a questa o quella societa’.

    Evidenzio un altro passaggio:

    Il mio non è un giudizio sulla vicenda che vede coinvolta la società San Lorenzo, perché non spetta a me indagare e giungere ad un verdetto;

    Per il resto non posso che essere d’accordo con te, prima di scrivere cavolate bisognerebbe informarsi.

  3. precario scrive:

    Ho scoperto che non solo i call center sono stati spostati in romania, ma anche in tunisia. In questo modo i clienti francesi vengono chiamati dalla tunisia e tutti gli altri dalla romania.
    Ho comunque parlato con uno degli ex collaboratori che ora fa il “VAD” per saperne di più. Vad significa venditori a domicilio. Ho fatto notare che non può essere visto che non visita i clienti a domicilio ma semmai si tratta di vendita a distanza. Ho fatto presente che in questo modo si evade il fisco in quanto invece di pagare le tasse su tutte le provvigioni le paga solo sul 78% e lo stesso anche per i contributi Inps. E’ letteralmente caduto dalle nuvole e si è spaventato. Ha chiesto lumi al suo “supervisor” il quale gli ha confermato che è tutto a posto è tutto in regola e che non deve preo

  4. Donato scrive:

    @precario - nel fare copia/incolla ti devi essere dimenticato il finale.

    Spero solo che tu non stia facendo spamming in questo modo. Se invece vuoi fare un discorso piu’ serio contattami via email e ne parliamo (vedi la pagina contatti).

    Per discorso piu’ serio intendo discutere civilmente di fatti, non invettive e accuse anonime.

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