Quando la genetica pone questioni etiche
- Posted by Donato on October 4th, 2007 filed in Pensieri

Se ne parla da alcuni giorni, anche se forse il caso non è per il momento esploso, passando inosservato all’attenzione dei più:
Il Tribunale di Cagliari ha riconosciuto ad una coppia sarda il diritto di fare esaminare il loro embrione congelato. I due genitori sono portatori sani di talassemia e rischiano di mettere al mondo un bambino con lo stesso difetto genetico, malato nel 50% dei casi. La diagnosi preimpianto è l’unica tecnica che consente di scoprirlo prima del trasferimento nel grembo materno.
[Fonte: Corriere della Sera]
La scienza e la tecnologia oggi consentono all’uomo di conoscere almeno in parte il patrimonio genetico dell’embrione. E’ giusto utilizzare queste conoscenze per scongiurare l’eventualità del perpetuarsi di una malattia genetica? Qual è il confine tra il diritto alla salute sancito dalla costituzione e l’eugenetica?
Personalmente ritengo che prima di affrontare un argomento così spinoso sarebbe opportuno risolvere una anomalia tipicamente italiana, ovvero l’interferenza della Chiesa su argomenti che per quanto siano in qualche modo attinenti alla religione, non possono essere affrontati dallo Stato assumendone il suo punto di vista, e neppure lasciandosi condizionare da una di esse.
Lo Stato dovrebbe essere laico, e trattare di conseguenza i propri cittadini e le questioni che lo riguardano, a prescindere dai condizionamenti di questa o quella religione. Ma questa è pura utopia.
Proviamo per un momento a fare finta che sia così, escludendo le questioni legate ai precetti cattolici.
Esiste chiaramente un pericolo, quello che si cominci a pensare alla genetica come ad un eccezionale chirurgo estetico, per avere bambini biondi con gli occhi azzurri, ammesso che questo sia uno standard a cui aspirare. E’ la selezione genetica che spaventa, a ragione, chi si oppone all’utilizzo della scienza per la diagnosi preimpianto. Non c’è dubbio, è necessario definire delle regole che impediscano questa eventualità.
E’ possibile definire delle regole valide sempre?
Non solo è possibile, ma è necessario. C’è una differenza sostanziale tra il caso dei due genitori sardi a cui è stato concesso di effettuare la diagnosi preimpianto e chi invece dovesse in futuro utilizzare la scienza per selezionare il patrimonio genetico della propria prole: questi ultimi compiono un gesto egoistico a proprio esclusivo vantaggio, i primi invece, compiono un gesto volontario e altruistico, che porta un beneficio al genere umano.
Per quale motivo parlo di un gesto altruistico? Perché ritengo che potrebbe essere più semplice per loro affidarsi al caso, o ad entità trascendenti, infischiandosene delle conseguenze; certo dovrebbero affrontare significative difficoltà per allevare un bambino talassemico, ma non credo che sia solo questo a pesare sulla decisione dei due.
C’è da considerare anche il significato e le conseguenze psicologiche che comporterebbe perpetuare quella malattia, quella come qualsiasi altra malattia genetica, nella consapevolezza di non aver fatto tutto il possibile per scongiurare tale eventualità. E’ nostro dovere fare quanto nelle nostre facoltà per impedire il diffondersi di malattie.
I due genitori, dal loro punto di vista, accettano volontariamente di limitare il proprio diritto ad avere figli, a vantaggio delle generazioni future. In attesa di una soluzione che potrebbe arrivare proprio dalla genetica, questo è l’unico modo certo per contrastare una malattia che si trasmette di genitore in figlio.
Il genere umano ne riceve un indiscutibile beneficio. Questo non è sufficiente a chiudere la questione, ma è un punto da tenere presente. L’uomo è chiamato ad assumersi responsabilità pesantissime, non infilare la testa sotto la sabbia e sperare che tutto vada per il meglio. Con la massima prudenza ed attenzione deve compiere delle scelte.
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