“Pensavo – prosegue Gentiloni – che la nuova legge sull’editoria confermasse semplicemente le norme esistenti, che da sei anni prevedono sì una registrazione ma soltanto per un ristretto numero di testate giornalistiche on line, caratterizzate da periodicità, per avere accesso ai contributi della legge sull’editoria”.Per il ministro delle Comunicazioni, dunque, “va bene applicare anche ai giornali on line le norme in vigore per i giornali, ma sarebbe un grave errore estenderle a siti e blog.
Pensavo? Signor Ministro, Lei pensa di conoscere il disegno di legge che dovrebbe riformare l’editoria?
Allora non c’è di che stupirsi se il Ministro Di Pietro ne legge il testo solo dopo la sua approvazione:
il disegno di legge non è stato discusso nel Consiglio dei Ministri del 12 ottobre perchè presentato come provvedimento di normale routine.
Ho letto il testo oggi per la prima volta e la mia opinione è che vada immediatamente bloccato il disegno di legge che, nei fatti, metterebbe sotto tutela Internet in Italia e ne provocherebbe probabilmente la fine.
Meglio tardi che mai, Ministro, però, riporto qui l’interrogativo lasciato anche come commento all’ottimistico post di Giovy sull’argomento:
Cosa è da temere di più, una politica che con un pizzico di malafede cerca di porre un freno alla blogosfera da cui ultimamente ha ricevuto pesanti attacchi, ed una forte richiesta di rinnovamento dei modi e degli uomini, oppure una politica pasticciona che approva distrattamente disegni di legge pensati male e scritti peggio?
Non lo so, ma mi pare evidente che allo stato delle cose, sperare in un mondo politico attento rigoroso, competente ed efficace sia una utopia.
3 commenti
Dobbiamo licenziarli al più presto !
Davvero, piu’ ci ripenso piu’ mi sembra grottesca questa storia.
Mi riviene in mente la parodia del Parlamento Europeo che Luca e Paolo (attuali conduttori de Le Iene) facevano ai tempi di Ciro.
http://www.youtube.com/watch?v=pdLOAcGIYYg
..Il problema principale è che per porre rimedio ad una legge fatta male ci vogliono anni. E spesso passando da un governo all’altro il guasto non viene mai più riparato, ritardando irrimediabilmente lo sviluppo italiano in settori critici!