Premessa: si, signori, c’è un’ampia fetta di popolazione, italica e mondiale, che non conosce, non usa e forse nemmeno vuole scoprire i social network, il web2.0 e gli user generated content. E vivono benissimo, sia chiaro.
L’esperimento.
Per tentare di dare una risposta alla domanda iniziale ho messo su un piccolo esperimento privo di ogni valore scientifico, con un alcuni miei amici della real life. Una quindicina di soggetti che, con due sole eccezioni, non hanno blog, usano la rete poco solo per: email, navigazione, prenotazione viaggi, e qualche altra funzione di carattere strettamente pratico.
Con tutte queste persone trascorriamo l’estate insieme, tutti gli anni; ultimamente abbiamo preso l’abitudine di realizzare un cd, una compilation musicale con qualche foto in copertina scelte tra quelle scattate da noi stessi; conserviamo così un ricordo dell’estate e delle giornate trascorse insieme, anche durante i mesi invernali, quando molti di noi sono sparsi per l’Italia.
Ho affiancato a questa idea un gruppo privato su Flickr, fornendo a tutti, via email le istruzioni per registrarsi e caricare foto. Il gruppo, quindi le foto, possono essere viste e commentate solo da chi è autorizzato, questo per non porre vincoli alla fantasia e perché… ci sono immagini che è meglio non rendere pubbliche!
Risultati.
- Con calma si sono registrati quasi tutti. Ma con calma.
- E’ diffusa la moda dell’account condiviso, cioé un account flickr per la coppia invece di due personali.
- Sono state inserite una cinquantina di foto.
- A parte me solo tre utenti hanno caricato loro immagini.
- Solo quattro o cinque utenti hanno commentato le foto, ma tutti hanno mostrato di averle viste.
- Nessuno ha inserito fotopubbliche nel proprio account a prescindere dal gruppo privato. Ovvero nessuno ha pensato di usare Flickr per lo scopo originale per cui è conosciuto.
.
A questo punto dovrei trarre delle conclusioni, ma prima mi piacerebbe sentire l’opinione di qualcuno là fuori.
E’ un risultato del tutto casuale, magari con soggetti diversi, o con un altro social network avrebbe avuto esiti differenti? Cosa ti fa pensare questa esperienza?
In un prossimo post vorrei partire proprio dai commenti a questo per trarre alcune conclusioni frutto del contributo di tutti, per cui, anche se hai domande, non esitare lasciale qui, potrebbero aiutare tutti ad avere un quadro più chiaro.
Infine, se l’esperimento ti incuriosisce ed hai voglia di coinvolgere altra gente, benvenga, più pareri abbiamo, meglio è.
Oh, altrimenti nella peggiore delle ipotesi vi beccherete le mie riflessioni senza il contributo di nessuno.
PS.
@Telemac0: no, non avevo in mente fin dall’inizio questo risvolto dell’iniziativa, ci ho pensato dopo, quendo ho visto un comportamento diverso da quello che mi sarei aspettato. In effetti, credevo che almeno in qualcuno sarebbe scattata la molla della partecipazione, la curiosità di scoprire cos’é Flickr e da lì l’universo web2.0
Edit 06.11.07
Qui ho raccolto alcune considerazioni frutto di questa esperienza, con il contributo di chi ha lasciato un commento, e degli articoli che ho letto in giro per la rete: Social networking: funziona davvero?
- Technorati Tags: flickr, web2.0, social, network, user generated content, esperimento
11 commenti
L’effetto che ho visto io…ehm…ehm…no, non ne ho visto alcuno. Manco una cavolo di curiosità sulle ragioni per cui io lo trovo interessante. I miei amici noninternet-dipendenti (e con loro il max è parlare di internet, appunto, ogni volta che devo spiegare cos’è twitter mi viene la febbre) non si fanno influenzare minimamente, nemmeno dalla lecita curiosità del “farsi i fatti degli altri” (che io ci perdo le giornate a guardare le foto della gente che conosco e dedurre fili intricatissimi di relazioni
). bah.
a me è capitato qualcosa di simile in passato…parlavo di blog e di aprirne uno a ragazzi di un master… e mentre giocherellavamo con splinder la domanda è stata…come tenerlo segreto…
Vabbè ci può stare…dovevano sperimentare, ma non volevano condividere…
Poi con docenti a cui spiegavo non ricordo neanche che cosa…però si parlava ad un certo punto di piattaforme, possibilità di condividere materiali didattici, di gestire corsi…bla bla bla
Insomma anche loro…il problema era…ma se mi scoprono la password poi ci possono fare qualunque cosa di questo mio spazio e non vogliamo.
Si ma le foto le deve vedere solo il gruppo/classe…come si fa…
Ecc.
O siamo noi troppo social e spudorati?
Ma io conosco i blog dal 2002…e la cosa che mi è venuta in mente subito è stata quella di diffondere tutte le notizie sull’e-learning che mi arrivavano via mail agli altri mediante un blog…
ma i miei colleghi di master che dovevano partecipare con le loro segnalazioni…ti pare che si son dati da fare?…
però apprezzavano il servizio che io offrivo loro…
mentre io volevo che la cosa diventasse community…
vabbè mi sto dilungando…il discorso è che se non spieghiamo (e tocca a noi) l’utilità del web sociale…l’utilità pratica, partendo da cose tipo: le foto della comunione di gigina te le condivido su gruppo privato di flickr invece che spedirtele che pesano troppo)…
se non partiamo dalla pratica della gente comune…come facciamo a fare vera divulgazione e inclusione?
Mi trovi perfettamente daccordo … siamo poco “social” ma sappiamo “parlare” benissimo degli altri.
Noi abbiamo lanciato http://www.meemi.com il 10 settembre e la prima cosa che ho fatto è stato farlo girare tra gli amici italiani … risultato iscritti ma nessuno che chiacchiera o lo usa …
Noi italiani non siamo abituati o meglio siamo come le “pecore” se uno inizia gli altri lo seguono altrimenti nada …
Almeno questo è il resoconto ad oggi
.. una cosa giusta la dice capobecchino.
Al trinacriacamp il titolo del mio microspeech era “Web Social2.0″. Spesso fi fa fatica a mettere in piazza i “fatti propri” quanto non lo si faccia degli altri. Il discorso è decisamente molto ampio e molto articolato, ho sentito spesso molte campane da:
“il mio ragazzo mi spezza le gambe” a “a stento uso la posta elettronica”, da “fli-chè???” a “erre erre esse non ce l’ho installato”. Il tutto rientra nella “Cultura Web”.
Tutto molto interessante, grazie.
Cerco di resistere almeno un paio di giorni prima di provare a mettere insieme i pezzi, vediamo de qualcun altro ha voglia di *condividere* la propria esperienza.
Naaa, mentre leggevo non pensavo ci fosse “premeditazione”, pero’ qualche considerazione era giusto trarla: hai fatto bene.
Il tutto conferma la “teoria della piramide” che esemplifica bene le fasce d’utenza: il 90% “vede”, il 9% commenta, l’1% produce contenuto. Era cosi’, e’ cosi’. Tutto il “2.0″, e lo dico da taaaaaanto, mi sembra piu’ una mossa di marketing che un vero cambio d’approccio alla produzione di contenuti. Chi gestisce oggi un blog, ha comunque un bagaglio di competenze che 5 anni fa gli avrebbe permesso di avere un sito su.., chesso’, Geocities (sembra passata un’eternita’..), bagaglio che lo distingue dai normali “user”. L’innovazione sta nella disponibilita’ di strumenti che questi “pro(d)user” hanno a disposizione: la cassetta degli attrezzi e’ bella ricca e consente di fare cose che 5 anni fa non erano possibili.
Mi sembra piu’ “rivoluzionario” quello che sta passando come “Web3.0″ (brrr): l’Internet “degli oggetti”, di cui il Nabaztag sembra il precursore. L’oggetto “giusto” potrebbe diventare la killer-application per far entrare Internet nelle case e nella vita di gente che tutt’ora ne sta alla larga, o lo usa in maniera marginale.
(scusa per il pippone)
@telemaco
non mi pare un pippone, ed e’ comunque benvenuto.
Quello di cui parli credo sia piu’ opportuno chiamarlo ‘Internet of things’ o ‘Ubiquitous Computing’ che web3.0.
Affascinante, ne ho parlato su AppuntiDigitali.it
…ciao,
come partecipante all’”esperimento” vorrei precisare che io ho inserito foto pubbliche e mi sono iscritta ad altri due-2 gruppi :b
@Rita: grazie per la precisazione, ma non per niente, del gruppo, sei quella che riceve la piu’ diretta influenza di un web-addicted (cioe’ di uno che smanetta).
Segnalazione preziosa, che rientra pero’ nella “eccezione che conferma la regola”.
Molto interessato all’ aspetto sperimentale/esplorativo… sulle conclusioni tenderei alla cautela ma ancora complimenti per lo spunto
ps. sarebbe molto interessante estendere i servizi (complicando un po’ il lavoro); in questo modo potremmo avere dati anche sull’ eventuale differenza tematica (penserei ad anobii e del.icio.us per dire) oltre a verificare il grado di “disponibilità” di un newbie.
@sid
grazie per i complimenti. Per quanto riguarda le conclusioni, non so se le hai lette, sono qui: http://www.markingegno.biz/blog/2007/11/06/social-networking-funziona-davvero/
Il tuo commento e’ arrivato prima del mio edit al post, con cui ho aggiunto il riferimento all’articolo in cui traggo le somme.
Niente di definitivo, chiaramente; si tratta di un’analisi di un mondo in evoluzione.