Avevo chiuso il 2007 dicendo che secondo, nonostante i segnali di cambiamento alle porte, i blog avrebbero tenuto botta al sopravvento dei nuovi strumenti di microblogging, tumblr in testa; lo penso ancora, ed è presto per dire se avrò ragione o no, ma mi danno l’occasione di tornare sull’argomento due recenti post di Roberto Dadda. Linko solo il secondo da cui puoi facilmente risalire al precedente.
Bob muove delle critiche in gran parte condivisibili al nuovo strumento. Condivido, ad esempio, quella dell’eccesso di autocitazione che trovo una pratica poco interessante; come constatavo, commentando proprio il suo primo post in proposito, il Tumble offre quel pulsante reblog che permette con un paio di click di (ri)postare quello che si è appena letto; questa possibilità apparentemente banale, e contraria alla blog-tiquette [non copiare post altrui] sta in realtà creando una piccola rivoluzione, che è l’altra faccia dell’effetto autocitazione.
Di questo credo che Bob e molti altri non si siano ancora accorti, forse solo perché non hanno approfondito la conoscenza dei TumbleLogs.
Ecco alcuni esempi per spiegare quello che intendo, e spero mi perdonerete se mi auto-cito:
Lo spot di Kill Bill vol.2
E’ un’immagine pubblicitaria di un film ormai non più nelle sale da tempo, che, postàta per la prima volta in Oriente (Giappone credo), è passata di tumble in tumble fino in America, per poi arrivare in Europa, superando confini di geografici, culturali e di lingua. Certo Hollywood ha fatto la sua parte.
Poi c’è il caso Paul The wine Guy, con i suoi Understanding Art for Geeks, ormai apprezzati anche oltreoceano.
E tanti altre immagini come questa:
che trasmettono qualcosa per la loro bellezza, armonia, e di nuovo, sono transculturali. Hanno il potere di rappresentare un qualcosa di una popolazione lontana.
La parola seguirà. La lingua si è sempre adeguata alle necessità dell’uomo, e prima o poi sarà necessario scegliere un codice comune. Di fatto la scelta è già stata fatta, l’inglese, perché se altre lingue possono competere numericamente – per quante persone parlano il cinese o lo spagnolo – non possono competere politicamente ed economicamente.
Torno invece a pensarla come Bob quando dice che queste funzioni nuove e speciali dei Tumble potrebbero essere integrate nelle piattaforme di blogging più complete come wordpress, typepad, eccetera.
La piattaforma in sé non conta, quello che importa sono le forme del linguaggio; ma queste sono influenzate, ed in parte determinate dagli strumenti. Per questo i Tumble possono non piacere, ma non è possibile disconoscere il valore di cambiamento che stanno producendo.
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4 commenti
eh già. è il reblog che va usato in modo diverso: basterebbe citare solo la fonte originale ed evitare tutti gli intermediari.
@presveva – mmh.. non mi sono formato un’opinione definitiva su quello che scrivi. Spesso tu arrivi al post che vuoi ribloggare non dal primo che lo ha postato ma da una anello intermedio della carena.
In qualche modo tutti gli anelli sono determinanti. A quel ounto citare il primo o l’ultimo ha lo stesso significato, non credi?
di certo non tutta la filiera
Bisogna seguire il fenomeno! Sono convinto anch’io che i blogs manterrano la loro importanza e gli strumenti di microblogging si ritaglieranno uno spazio loro.
L.T.