Il paradosso del Social Network
Martedi sera alla unAcademy si è tenuta una interessante conferenza dal titolo “Understanding US Politics”. Durante i minuti preliminari, credo un pò casualmente si è finito col parlare di reti sociali, e Antonio Sofi, moderatore della serata, ha sottolineato come ci sia spesso una sorta di corsa ad allargare il più possibile il proprio network, come se il dato quantitativo, il numero dei contatti, sia più rilevante della qualità dei contatti.

La riflessione di Antonio, come sempre stimolante, mi ha lasciato però un pò perplesso; c’è stata una parte del discorso che non mi ha convinto, ma che sul momento non riuscivo ad inquadrare. Poi si è parlato di altro, del Super Tuesday, e delle presidenziali statunitensi, per cui riprendo qui la riflessione.
Senza dubbio il dato quantitativo non può essere l’unico sistema di misurazione per determinare il valore di un network, ma dobbiamo anche ammettere che avere cento contatti, o mille, o diecimila, non può essere la stessa cosa.
E’ ovvio, ma bisognava precisarlo.
A dimostrazione della propria tesi, Antonio ha utilizzato il paradosso per cui, se online tutti linkassero tutti - perché le connessioni sui social network vengono stabilite con criteri diversi e più ampi di quelli con cui si stabiliscono nella vita reale - si finirebbe con la saturazione, cioè tutti noi faremmo parte di tutti i network e a nostra volta avremmo tutti gli altri nel nostro. [Spero di aver riportato degnamente il ragionamento, vado a memoria].
Finiremmo con il trovarci in un paradosso, appunto, da qui la necessità evidenziata da Antonio, che i social network riproducano in maniera più efficace e discreta - nel senso di selettiva - le relazioni esistenti nella vita reale.
Sebbene condivida in linea di principio le conclusioni, non altrettanto condivido il ragionamento del paradosso. E mia opinione, e lo scrivo qui per condividerla e confrontarla, che la situazione paradossale sia quella che attualmente vivono le reti sociali, e che invece si andranno normalizzando con il tempo.
Mi spiego; il paradosso attuale a mio avviso consiste nel fatto che, sebbene i social network costituiscano potenzialmente ambienti vastissimi, capaci di aggregare un numero enormemente grande di persone, al momento questo non avviene quasi mai. Più spesso le reti sociali sono costituite più o meno dalle stesse facce di quelli che abbiamo nel feed reader, oppure da una parte degli utenti che già abbiamo conosciuto sul nostro social network preferito. Perché ognuno di noi ha il suo preferito, quello che frequenta e cura di più.
Dunque, il paradosso è dato dal fatto che molti social network in realtà non siano ancora maturi, o per essere più precisi, che la base degli utenti non si è ancora costituita a dovere. Non tanto o non solo per numero di utenti realmente attivi, ma soprattutto per grado di consapevolezza e competenza nell’uso dello strumento.
Là dove il network ha raggiunto un sufficiente grado di diffusione e maturità, come ad esempio nel caso di Facebook, le cose cambiano. Si sviluppano gruppi più ristretti (ma sempre potenzialmente illimitati), ci sono forme di aggregazione più pertinenti, sebbene l’essenza ludica di Facebook renda difficilmente percepibile questo punto. In un ambiente così ampio, personalmente non mi sento invogliato ad andare ad offrire la mia amicizia a destra e a manca, ad utenti di cui non so nulla.
Diversamente, tanto per fare un esempio, su Pownce, pur avendo una community vastissima, mi sento legittimato contattare un utente che leggo per la prima volta dicendogli “ciao, sono anche io qui, teniamoci in contatto”. Questo perché Pownce è ancora in una fase di grande crescita e vivacità, e sono in molti li, a comportarsi così, come è stato per un breve periodo su Jaiku dopo l’acquisizione da parte di Google.
Traendo delle conclusioni, il Social Network alla sua nascita e finché non raggiunge una certa maturità evolutiva, ha regole di ingaggio molto flessibili, come se il fatto di trovarsi all’interno di quel contesto sia di per sé un motivo sufficiente per determinare una relazione tra gli utenti.
Successivamente, maturando, il network svilupperà per necessità di cose, sistemi per stabilire e mantenere relazioni tra i propri utenti più evolute e complesse.
Questa è la teoria funzionalista di markingegno, applicata ai social network.
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5 Responses to “Il paradosso del Social Network”
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7 February 2008 alle 9:55 am
mi trovi abbastanza daccordo
ognuno di noi alla fine sceglie quello che gli è più consono (uno o più social network)
Impossibile utilizzarli tutti (soprattutto se lo zoccolo duro dei contatti è sempre quello, non ha senso).
C’è da approfondire. Appena ho un attimo
8 February 2008 alle 4:06 pm
Non so se hai presente il numero di Dunbar.
Penso che quello sia il limite qualitativo effettivo, oltre a quel numero non penso sia possibile connessione sociale rilevante.
Paradossalmente vorrei un social network con una limitazione imposto al numero massimo di amici.
Per quanto riguarda le regole di ingaggio dei vari SN spero che presto possano diffondersi standard di interoperabilità in modo che il sn di una persona sia sempre lo stesso e a cambiare siano solo i servizi forniti dalla piattaforma.
Ovvero: i miei contatti sono sempre gli stessi, ma su last.fm mi consigliano musica mente su del.icio.us mi consigliano link.
8 February 2008 alle 4:15 pm
@sergio - del numero di Dunbar ne avevo letto da qualche parte, non escludo che sia stato proprio da te.
Stai parlando della data portability, vero?

Speriamo presto.
8 February 2008 alle 4:33 pm
Esattamente! proprio la data portability.
Penso sia il passo obbligatorio per la sopravvivenza di tutti questi servizi 2.0 e della conseguente nascita di altri.
Fosse anche solo per evitare di registrarsi e compilare profili tutti uguali tutte le volte
Se interessa ci si sta muovendo in tal senso anche a livello italiano
8 February 2008 alle 4:53 pm
“again, and again, and again…” [cit.]
Si, interessa, grazie per la segnalazione.