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Baustelle, liberismo e sensi di colpa

Andrea ha 17 anni. Quando mi ha fatto ascoltare un paio di brani dei Baustelle sono stati sufficienti tre nanosecondi per capire come mai questo gruppo abbia successo tra i suoi coetanei. Nemmeno ve lo dico, se non li conoscete ascoltate una loro canzone. Una qualsiasi sarà sufficiente ad illuminarvi.

Il caso ha voluto che oggi, a distanza di qualche giorno sia capitato sul testo di una canzone del loro ultimo album:

Il liberismo ha i giorni contati.

E’ difficile resistere al Mercato, amore mio. [...] Anna pensa di soccombere al Mercato. Non lo sa perché si è laureata. [...] Vede la Fine. In metropolitana. Nella puttana che le si siede a fianco. [...] Nei giorni spesi al centro commerciale. Nel sesso orale. Nel suo non eccitarla più. Vede la Fine in me che vendo dischi in questo modo orrendo. Vede i titoli di coda nella Casa e nella Libertà. E’ difficile resistere al Mercato, Anna lo sa.

Il grassetto è mio.

Ma dico io, non basta che fai la musica che fai, e rincoglionisci i ragazzi nell’età in cui gli entusiasmi sono più facili? Raccontaci pure le tue storie acide e metropolitane, ma devi per forza piazzare anche i cripto-messaggi per dire che, poveretto, sei costretto dal sistema?

Spero di aver frainteso, altrimenti ‘fanculo i Baustelle e viva gli 883!

Non ci sono più i musicisti di una volta.
:-)

PS.
Andrea, non permettere a nessuno di decidere cosa ti piace e cosa no. Nemmeno a me.



14 Responses to “Baustelle, liberismo e sensi di colpa”

  1. Andrea scrive:

    Premetto che non ho una gran cultura musicale, e che molto umilmente non oso paragonare i Baustelle ai miti dei tuoi tempi, ti dico solo che quando tu affermi che solo 3 nanosecondi sono stati + che sufficienti per farti capire come mai questo gruppo abbia successo tra i giovani di oggi, mi fa pensare che tu sia una persona superficiale, e sinceramente non ti reputo tale. Infatti se tu fossi + informato sulla carriera musicale dei Baustelle, sapresti che nonostante i loro album siano molto apprezzati dalla critica, a causa della complessità dei loro testi, e dell’originalità delle musiche, hanno difficoltà nell’accrescere la propria fama nei confronti del grande pubblico. Perchè tutti i cantanti sono bravi a parlare d’amore, facendo a gara a chi scrive le canzoni + simili a poesie, però quando si tratta di parlare di problemi seri all’interno di canzoni…quante sono le persone che apprezzano questo? Cerca notizie sul loro album: La Malavita, e poi veniamo a riparlarne…Senza rancore W I BAUSTELLE!

  2. Donato scrive:

    @Andrea - bravo! Sono proprio orgoglioso di te.
    Ascolta le opinioni degli altri, ma fattene una tua e portala avanti con convinzione.

    Ci tengo a precisare che per una questione sia anagrafica che di gusti musicali gli 883 non mi appartengono cosi’ come non mi appartengono i Baustelle.

    Assolutamente nessun rancore, anzi sono molto felice di averne potuto parlare, e’ a questo che credo che serva avere un blog.

    Torna tutte le volte che vuoi.
    ;)

  3. Elf scrive:

    E’ un post buffo questo. Riassumendo hai perso più tempo a scrivere dei baustelle che ad ascoltarli. decidedondo arbitrariamente oltretutto quale è il loro pubblcio…che poi parli del loro successo, cosa più che recente(2 settimane?) rispetto alla loro storia rende il post ancora più surreale, per non dire del pargone…

  4. Donato scrive:

    @Elf - Buffo e surreale. Si e’ esattamente il tipo di post che intendevo scrivere, mi fa piacere che tu lo abbia apprezzato.

    Solo un paio di risposte alle tue giuste notazioni:

    1. non ho impiegato piu’ tempo a scrivere che ad ascoltare, evidentemente sono piu’ veloce a scrivere di quanto pensi :)

    2. la storia ed il successo dei Baustelle e’ sicuramente piu’ recente dei gruppi che solitamente ascolto, che ribadisco, non sono gli 883, quella era una battuta.

    3. Non discuto le scelte stilistiche e musicali, c’e’ di peggio nella discografia, ne sono certo, solo mi da fastidio l’atteggiamento a “vittima del sistema” peraltro involontariamente confermato anche da Andrea loro estimatore.

    Chiudo con una domanda:
    hai un indirizzo enimusic.com, lavori nel settore?

  5. Giulio scrive:

    Mah… Io ho quasi 23 anni e ascolto i Baustelle da quando ne avevo più o meno 17. I Baustelle hanno iniziato a fare canzoni come quelle contenute in “Amen” e a pubblicare album quando sono entrato al Liceo. Adesso sono laureato, forse la loro storia non è così corta come pensi. Non mi sembra che facciano musica che rincoglionisca i giovani. Da che cosa hai ricavato la tua opinione?
    Io motiverei quello che dici, sennò devi far capire che si tratta di una tua opinione personale; ovvero, se non ti piacciono, il problema è tuo. Io, per quel che mi riguarda, osserverei che i testi e le musiche sono molto complessi: i primi sono ricchi di riferimenti alla società e alla storia, nonchè al quotidiano, e le parole sono messe assieme in maniera che io ritengo magistrale… Sono cariche di un potere evocativo che raramente si incontra. Le musiche, oltre che essere ben scritte, sono pure piacevoli.
    Ah, io credo che quel passaggio che citi sia una critica alle case discografiche in quanto espressione del capitalismo, messa lì per aggiungere un ulteriore esempio. E’ in linea con il loro pensiero, non mi sembra un elemento valido per distruggere un gruppo di artisti. Per il resto, ognuno ascolta quello che gli pare. Ma la stagionatura di un cantante non è mica indice di bravura…

  6. Donato scrive:

    @Giulio - tutto il contenuto del blog sono ovviamente opinioni personali, “Verità assolute” di quelle con la maiuscola qui non ce ne sono. Se mi riferisco ad una teoria di terzi, cito la fonte.

    Credo che le “motivazioni”, il perche’ abbia scritto il post sia chiaro, cio’ non significa che debba essere condiviso da tutti.

    In conclusione, scaricare tutta la colpa, solo alle case discografiche, a me pare un gioco che fa comodo.

    Detto questo, tranquillo non sono questo tipo di critiche che possono “demolire” un gruppo.

    Perfettamente d’accordo con te quando dici “ognuno ascolta quello che gli pare”. Ciao.

  7. Giulio scrive:

    Mah… (bis):

    “sono stati sufficienti tre nanosecondi per capire come mai questo gruppo abbia successo tra i suoi coetanei. Nemmeno ve lo dico, se non li conoscete ascoltate una loro canzone.”

    A me non mi sembra che motivi. Mi sembra piuttosto che dai per dato di fatto che fanno schifo, non lo argomenti… Fai una critica gratuita. Certo che il blog è una cosa personale, ma non puoi ribadire che:

    “Credo che le “motivazioni”, il perche’ abbia scritto il post sia chiaro”

    perchè è una affermazione falsa.
    Poi: loro mica danno tutta la colpa (ma di cosa, poi?) alle case discografiche. Le mettono nel mistrone del capitalismo, punto, come ci mettono la Casa della Libertà, il Nintendo e le puttane. Boh.
    Io libererei il cervello dai preconcetti, dai. Su, questo post t’è venuto male. Ciao.

  8. Donato scrive:

    @Giulio - I post che possono essermi “venuti male” sono altri. Questo lo ha capito benissimo Elf al commento numero tre. Buffo e surreale voleva essere e come tale va letto.

    Non sono un critico musicale, la mia analisi e’ più di costume che artistica.

    Ripeto, non devo convincerti, possiamo avere gusti ed opinioni differenti e vivere felici entrambi, nel rispetto reciproco.
    ;)

  9. TOTONNO scrive:

    Io ascolto e suono punkrock. E basta. Eppure trovo un nonsochè di unico e geniale nei baustelle. Roba che non trovavo da anni nella musica italiana.

  10. Federica scrive:

    “Non sono un critico musicale, la mia analisi e’ più di costume che artistica”…ed è proprio questo i dramma dell’Italia…sono tutti come te…beh…sarai contento dei risultati delle recenti elezioni…meno male che ci sono Andrea, Elf, mi raccomando ragazzi…continuate così…

  11. Donato scrive:

    @Federica - singolare associazione di idee, mi hai fatto sorridere. Pero’ mi sono intristito pensando di rappresentare il dramma dell’Italia, wow!
    :-S

  12. Davide scrive:

    Ciao Donato, capito per caso su questo blog. Volevo dirti che capisco cosa intendi per articolo di “costume”, capisco che alla fine hai semplicemente esplicitato una tua prima impressione dopo un “ascolto di tre secondi” e alla fine l’hai usata quasi come pretesto per una tua riflessione personale. Ci sta. Però diciamo, in quanto ho una gran passione per i Baustelle, mi sento in dovere di dirti che secondo me meriterebbero un ascolto molto più approfondito. La frase che hai citato potrebbe prestarsi a diverse letture qualcuna più immediata e qualcuna che potrebbe derivare da un ascolto più impegnato. Ad esempio, per dartene una di più “immediatezza” posso farti notare che la canzone descrive una certa Anna, una ragazza che vede la “catastrofe” ovunque, e il fatto che veda la fine in lui “che vende dischi in modo orrendo” potrebbe essere una cosa dal cui stesso autore si dissocia. Questo per dare un esempio (non vuol dire che io la pensi così). Comunque, al di là di tutto, non si può negare il fatto che un musicista, se vuole diffondere il proprio “messaggio” o comunque avere i mezzi per fare quello che effettivamente vuole fare a livello musicale, debba affidarsi a una grande etichetta(anche gli artisti del passato avevano un loro mecenate, ma ciò non vuol dire che non possano criticarlo,no?). Vabbè, penso che tu comunque sia consapevole della superficialità della tua opinione, anche se c’è da ammettere che non sbagli di molto: sono diventati “di moda”(parola che trovo decisamente iperbolica in questo caso) ultimamente anche per i motivi da te descritti (non sto a specificare esattamente… intendo tutti quei fenomeni che determinano una moda che comunque derivano da una superficialità d’ascolto) Quello che ci tenevo a sottolineare, alla fine di tutta questa pappardella, è che secondo me i Baustelle meritano un ascolto impegnato, che non si fermi alla superficie e che soprattutto non si fermi al recente periodo, perchè hanno portato qualcosa di “veramente buono”(parole che trovo decisamente limitative) nel panorama della musica italiana. E recepirli al massimo, purtroppo è una cosa un po’ difficoltosa: bisogna crearsi “l’enciclopedia”(termine che prendo in prestito nientepopodimeno che da Eco)necessaria. Capisco quindi che sia una cosa difficoltosa e immagino che data la prima impressione, non sarai sicuramente portato ad insistere nel cercare di capirli. Ma mi sento di dire che secondo me ne vale la pena. Ciao!

  13. Donato scrive:

    @Davide - grazie, terro’ a mente il tuo consiglio.
    Segnalo a te e a tutti gli altri l’articolo con il racconto del concerto dei Baustelle a Bari, il link e’ in fondo alla pagina.

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