Provo a trarre qualche impressione non tanto sui singoli eventi che hanno animato questi ultimi otto giorni, quanto, più in generale sulle forme in cui la Rete e la blogosfera in particolare si rappresenta.
Peraltro, del MateraCamp si è ampiamente scritto, ed anche della presentazione di Current Tv alla presenza di Al Gore. A tal proposito consiglio la divertente (e divertita) lettura di Telemaco.
Le due occasioni sono diverse tra loro per natura e tipologia di organizzazione, ma infatti non è mia intenzione metterle a confronto, ma piuttosto, attraverso di esse, passando anche per lo IAB Forum di Roma, tracciare un affresco della blogopalla.
Il Barcamp
In occasione di un barcamp, la blogosfera è protagonista, in tutte le sue declinazioni. Gioca con se stessa al gioco dell’amicizia. Convivono blogger che pochi giorni prima si sono apertamente dichiarati scarsa stima reciproca.
Qualcuno ha la faccia per mantenere un atteggiamento distaccato rispetto ai presenti non autorizzati (a relazionarsi con l’eletto); evviva la faccia, se uno si sente un tantinello superiore, perché non darlo a vedere?
Preferisco una testa di pazzo sincera ad una testa di pazzo ipocrita [l'ultimo periodo contiene 2 typo].
Però queste sono le eccezioni, e non mi concentrerei su di loro più di tanto. Sono necessari all’ecosistema più o meno come lo sono gli animali necrofagi. Fanno uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve fare.
Non è tanto più lodevole, tutto lo stuolo di blogger che criticano, attaccano, invidiano, e magari si nascondono dietro il dito della socialità, nella speranza di raggiungere quel qualcosa, che non riesco ad identificare con nient’altro che con la visibilità.
Ed odio dare anche solo un pizzichino di ragione a Vespa.
Poi ovviamente c’é anche la parte più genuina della blogosfera, quella che traspare nei racconti pieni di link del dopo barcamp. Quella parte la conosciamo ed amiamo tutti, è quello che dovremmo sforzarci di salvaguardare.
Questa tripartizione blogosferica ovviamente non va immaginata a compartimenti stagni, né pretende di essere esaustiva. Prima ho parlatto di affresco, non di fotografia.
Il Forum
Allo IAB la blogosfera era in minoranza. Una decina di blogger circa in una platea di centinaia di astanti; siamo stati messi di fronte all’evidenza che almeno un certo ambiente, tra le aziende di un certo spessore, parole come web2.0, user generated content, e simili, sono un qualcosa ancora non ben chiaro, forse solo parole usate da quelli del marketing per rimescolare le carte.
Figurati quanto gliene importa a quella gente delle polemiche tra blogger mosse dalla classifica di Blogbabel. Non gliene importa un accidenti, loro vogliono un bel sistema di misurazione “oggettivo”, magari ingiusto, falsato e inattendibile; chi se ne frega, purché produca una graduatoria che possa essere letta da chiunque, anche da un manager di azienda che non ha mai letto un blog, ma che deve decidere quanto budget affidare all’agenzia di comunicazione.
Quella agenzia, poi, sceglierà dove andare a spendere, nell’unica maniera che le permette di stare tranquilla, che le assicura di non essere criticata dallo stesso manager: secondo la benedetta classifica.
Non è così che funziona già il sistema di distribuzione della pubblicità in televisione? Si usa l’auditel, che non si sa se rappresenti l’effettivo gradimento del pubblico, e di certo non ha niente a che vedere con la qualità dei programmi.
E’ qui che ho avuto la netta impressione che ci sia un altro livello del gioco, che va bene il social e la qualità dei contenuti, ma se le aziende mettono sul banco i danari, non ce n’é per nessuno, e magari i meme li comincio a fare pure io, e mi apro quei quattro o cinque blog auto-lincanti per schizzare sempre più alto!
L’evento
Infine l’evento Current; lì di nuovo si era tutti blogger, ma questa volta non ci si trovava per stare insieme come ad un barcamp, ma perché chiamati da un Premio Nobel a presenziare al lancio di una Televisione innovativa, che, per inciso, ha bisogno di gente come i blogger per raggiungere la massa critica di contenuti necessaria al suo successo.
Si, ma il successo della Tv, non dei blogger. Questa differenza non è sottile, chiedetelo a Robin Good, che effettivamente aspettava fuori.
Si, si, poi Marco è uscito e lo ha abbracciato, gli ha presentato pure qualcuno, di Sky o di Current non saprei, ma la ciccia delle cose sono due, a mio parere:
- i blogger sono contenti prima di tutto perché Current potrebbe essere un ottimo piede di porco per scardinare l’egemonia televisiva. Sky (and friends) permettendo.
Ecco perché la poltrona sotto il sedere di Carelli a momenti sembrava prendresse fuoco. - i blogger non sono tanto contenti, perché se scoprono un nuovo watergate, come è stato esemplificato in sala, e ne parlano su Current, lo scoop di chi è, di Current o del blogger?
E se per quello scoop o presunto tale il blogger si becca una denuncia con richiesta di risarcimento milionaria, Current che fa?
Secondo Gore, Current ed il blogger “sono sulla stessa barca”, testuali parole.
Sarà, ma nonostante le sue rassicurazioni, a me riecheggiavano le parole del comico di Colorado Café:
Sono tutti finocchi col culo degli altri
Insomma, qualcosa in più della parola di Gore, sulla cui buona fede non ho alcun dubbio, ritengo sia necessaria. Se non altro perché il sistema giuridico italiano e statunitense non sono uguali, e se è vero che Current non ha mai avuto di questi problemi in tre anni, negli USA, è anche vero che Current non è mai andata in onda in Italia prima di ora.
Current è comunque una opportunità, per la blogosfera e forse per l’Italia. Sentire Al Gore dire:
Quando i mezzi di comunicazione sono nelle mani di pochi la democrazia ne soffre
mi ha quasi fatto venire le lacrime agli occhi. Confesso che per un attimo mi sono chiesto se gli avevano ricordato di trovarsi in Italia. Si, devono averlo fatto per forza, quindi ha voluto dire proprio quello che ha detto.
In conclusione, come dice Vergassola, la blogosfera è un pò un fiume in pena, scorre seguendo un letto – quello dei media – che modifica e trasforma al proprio passaggio, e sembra sempre essere pronta ad esondare, liberandosi finalmente di quei limiti che in parte le vengono imposti da chi la teme e la osserva come un fenomeno incomprensibile, ed in parte sono determinati dagli stessi protagonisti della blogosfera, in alcune circostanze troppo impegnati a guardare la punta del proprio naso per vedere oltre l’orizzonte.
- Technorati Tags: blogosfera, current, iab, televisione
8 commenti
come al solito ottimo post, donato. E la tripartiziona della blogosfera partecipante ad eventi, anzi la tripartizione degli eventi a cui la blogosfera è interessata a partecipare, partecipa o si trova a partecipare è un ottimo punto di partenza.
I barcamp son diventati il luogo della socializzazione massima (al di là dei criticatori di professione, ma dici bene, servono all’ecosistema).
Eventi come il Forum e convegni e workshop vari sono comunque interessaNTI. Se avessi tempo è a cose di questo genere che mi dedicherei maggiormente ed è in appuntamenti del genere che la blogosfera si dovrebbe palesare. Ma non per dire siamo più bravi, per ascoltare, intervenire, conversare con chi intende il web ancora in maniera diversa.
Sul Al Gore invece…si c’era tutta la blogosfera che conta…se vogliamo dare questa interpretazione.
Io ne darei unìaltra. Un’operazione di comunicazione e marketing molto ben riuscita. Dove i blogger c’erano a far da amplificatore sicuro al lancio di una nuova webtv (che come dici bene guadagnerà sui contenuti autoprodotti dagli utenti, ma non si capisce se se ne prenderà anche le beghe).
Il discorso è complesso. Ai tre eventi non c’era la stessa blogosfera, ma parti diverse di una blogosfera non misurabile, che comprende oramai tantissime persone, le più diverse tra loro.
@catepol – Grazie, per il complimento e per il contributo.
C’è ancora un’aspetto che sta emergendo proprio da quando la blogsfera è diventata un fenomeno (e non solo un manipolo di pochi appassionati): si distingue tra chi ne ha fatto un mestiere e chi ha mantenuto la sua passione.
Chi ha deciso di vendersi ha dovuto rinunciare ad una serie di principi che per chi mantiene la sua passione sono decisamente importanti. E così si trovano i furbetti che per mantenere il proprio pagerank e la propria authority copiano i post di altri, sfruttano le polemiche e cavalcano l’onda, prendono le presentazioni dei barcamp e le vendono in giornate di studio che costano alle aziende 1500€ di quota partecipativa. Altri addirittura si mettono d’accordo per far scoppiare la polemica, in modo da fa parlare dell’oggetto della polemica. All’inizio quando la blogosfera è nata si pensava ad uno spazio che potesse appartenere solo agli italiani onesti, trasparenti, quelli informati che non si fanno abbindolare dalle tv: quegli italiani che vogliono onestà e principi sani per costruire una democrazia degna di essere chiamata con questo nome. Ora emerge (come al solito) che se una inziativa diventa un fenomeno che va oltre il centinaio di persone si sporca, perde i suoi principi e tutti cercano di sembrare più furbi degli altri! E come al solito vediamo sfuggirci delle buone occasioni di ripulita della nostra cultura.
@dany – alcune considerazioni a margine del tuo commento:
i. l’allargamento della partecipazione non puo’ essere visto come qualcosa di negativo, a mio avviso;
ii. fare del blogging una professione, ed eventualmente metterlo anche al servizio delle aziende di per se’ non riesco a vederlo come un male, se c’e’ onesta, se non si cerca di ingannare il lettore;
iii. gente che sceglie di vendersi ce n’é a palate nalla vita reale, illudersi che il web potesse essere diverso per il solo fatto che si e’ online sarebbe ingenuo.
La partecipazione e la condivisione sono i fattori che mi permettono di rimanere ottimista. Possiamo contriuire con i nostri comportamenti a dare una direzione a quel fiume in piena.
Carino, offre spunti
Condivido molte osservazioni. Su alcuni atteggiamenti sono rassegnato, fanno parte della società, del divismo, della necessità di markettare tutto e dalla voglia di distinguersi quando fa comodo e di omologarsi quando c’è l’opportunità.
L’unica cosa che mi rammarica (seguo abbastanz le dinamiche di blogosfere estere) è che come al solito siamo fra i peggiori. I vizi prevalgono sempre. D’altronde siamo in Italia.
p.s. come appartenente a questo ecosistema ho iniziato a segare i feed di molti dello starsystem. Aggiungo feed di giovanotti di belle speranze, ce ne sono molti e potrebbero diventare il futuro del paese.
@gigi – no dai, carino non si puo’ leggere; sembra il famoso “6 di incoraggiameto” di certi insegnanti, che voleva dire, “ti darei un 4, ma temo che poi non ci provi nemmeno a migliorare..”
ciao, veramente quella battuta non era di Colorado Cafè ma era tratta da una intercettazione di Ricucci
Vedremo (anzi vedrà chi si abbona a sky) cosa sarà di current tv italia, ogni canale in più è una novità positiva
Sono d’accordo con te che non ci sia niente di male nel fare blogging di professione, basta non ingannare gli altri
@Hamlet – Colorado non e’ il mio programma comico preferito, ma Ricucci lo seguo ancora meno di certo.
Distinguerei tra “fare blogging di professione” e “fare blogging a fini aziendali/commerciali”. L’argomento merita un post.
Un trackback
[...] coda al recente post in cui ho provato a descrivere come la blogosfera si rappresenta, il commento di Hamlet mi invita a tornare a riflettere sulla distinzione tra blogger [...]