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I blogger e la professione

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[photo credit: teyoo]

In coda al recente post in cui ho provato a descrivere come la blogosfera si rappresenta, il commento di Hamlet mi invita a tornare a riflettere sulla distinzione tra blogger professionisti e blogger che si mettono al servizio di aziende, o più in generale, che scrivono (anche) con scopi commerciali.

Le due categorie possono coincidere, ma non devono necessariamente. Questa riflessione nasce anche in seguito alla lettura del post di Paul:

In soli 5 anni i blogger si sono perfettamente integrati nel rutilante mondo del giornalismo da 4 soldi: presenziano, ricevono comunicati stampa, patteggiano omaggi, vendono opinioni, si scambiano inviti, si organizzano fra loro.
Una piccola forza lavoro che si porta via a gratis o quasi.
La blogosfera italiana è – ipoteticamente - un meccanismo potenzialmente perfetto: in principio c’è la cricca del marketing, i PR, quelli che organizzano eventi e si fanno pagare dalle aziende per creare hype.

Quando definiamo un blogger “professionista”?

La mia risposta è: quando mostra di avere le competenze necessarie, e dedica una buona parte della propria attività lavorativa al blogging; si presuppone che il blogger tragga un profitto dalla propria attività, ma non riterrei questa una discriminante. Almeno a livello teorico, un professionista potrebbe anche fare blogging pro bono o per diletto.

Viene certamente retribuito, invece, chi svolge attivtà di corporate blogging, ovvero si occupa del blog per conto di una azienda. Queste figure cinque anni fa non c’erano. E allora?

Si, Paul, è solo una questione di media, i cosiddetti professionisti ci sono da una parte e dall’altra, alcuni sono abbastanza bravi ed integerrimi da non vendersi, non per quattro noccioline almeno, altri invece probabilmente cederanno alla tentazione.
Purtroppo non è affatto detto che i primi ricevano il giusto riconoscimento per la loro onestà.

Non sto sostenendo che l’omologazione tra blogger e giornalisti sia una cosa positiva, figuriamoci, ma non si può nemmeno invocare un’epoca [5 anni fa sono un'epoca?] in cui il mondo era perfetto perché non corrotto dagli uomini del marketing e delle pubbliche relazioni.

Si, forse c’è un calo di credibilità dei blogger agli occhi dei lettori, ma questo è dovuto a diversi fattori, ecco i due che ritengo principali:

  1. aumentando il numero dei blogger, è difficile mantenere una media qualitativa elevata;
  2. immaturità della blogosfera, che per la prima volta si vede lusingata da aziende ed altri media, e, in alcuni casi, cede alla tentazione di compiacerli.

.
I blogger professionisti, quelli bravi, si renderanno conto presto, ma secondo me già lo sanno, che i valori da salvaguardare sono l’indipendenza e l’obiettività.

Sarà che mi illudo facilmente, ma sono ancora convinto che il marketing e la comunicazione servano a far emergere i prodotti migliori, non ad ingannare gli acquirenti.



2 Responses to “I blogger e la professione”

  1. catepol scrive:

    Secondo me dobbiamo parlare di blogger professionista quando hai un qualche tipo di contratto, per cui ti pagano, e per il quale il lavoro consiste nello scrivere su di un blog (corporate, microblogging, blog di nicchia ecc).
    Nè più e nè meno del giornalismo.
    Se sei sotto contratto ti devi adeguare alle regole che il contratto ti impone.
    Essere sì indipendenti e obiettivi ma seguire la linea editoriale che ti viene chiesta.

    La discriminante è questa.
    Nel caso di blogger liberi e autonomi, quando si parla di prodotti o si consigliano cose, aziende, persone ecc.
    Ecco io qui starei attenta. Ci sono ottime recensioni (positive e negative di blogger). Ci sono allo stesso tempo spottoni e markette palesi (all’occhio di chi abita la rete).

    Quando in una mattinata viene consigliato un prodotto da uno, due, tre, quattro blogger, con post simili e di solito con pareri favorevoli a me puzza un po’. E’ chiaro che è l’azienda che ti ha contattato. E’ chiaro che l’azienda ti dà qualcosa in cambio.

    Secondo me è il caso di dichiararlo. All’azienda interessa il tuo potere di blogger di arrivare a tanta gente.
    Ecco, se sei consapevole che il tuo parere di blogger che arriva a tanta gente, è onesto dichiarare che stai facendo e non approfittarne.
    Ma è un mio parere.

  2. Donato scrive:

    @Catepol - condivido.
    Se un’azienda segnala un servizio/prodotto, ritengo doveroso dichiararlo, a maggior ragione se essa offre qualcosa in cambio per la recensione.

    Ovviamente sta all’integrita’ del blogger non far condizionare il proprio giudizio dal “dono” oppure scegliere di non accettarlo; ma sempre dichiarandolo apertamente ai propri lettori.

    Il fatto che ci siano di mezzo delle tartine, una maglietta, o qualsiasi altra cosa, non e’ secondo me ragione sufficiente per dire che il giudizio del blogger e’ falsato. E se uno fa marchette, alla fine si capisce e cio’ che dice perdera’ di valore, a discapito suo e dell’azienda.

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