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Gioco di squadra

Nel 2003, in tempi non sospetti, ho scelto di correre da solo. Ho lasciato un lavoro a tempo indeterminato per mettermi in proprio e condurre la piccola attività di consulenza per la comunicazione d’impresa che ancora oggi mi da da mangiare.

Una scelta coraggiosa per alcuni, azzardata o forse scellerata per altri. Il timore che un giorno mi possa pentire di quella scelta è uno stimolo ad impegnarmi sempre al massimo, ma fino ad ora non ho mai dubitato un momento di aver fatto la cosa giusta, perché non ce l’avrei fatta a rimanere seduto sulla stessa poltrona, con pochissimi stimoli alla crescita umana e professionale.

Me ne sono andato quando mi sono reso conto che non avevo più possibilità di crescere.

Da allora quindi gioco uno sport individuale, anche se spesso consiste nell’allearmi con aziende per raggiungere degli obiettivi. In questi giorni sono entrato a far parte di una nuova squadra, questa volta nel senso più letterale del termine [notizia ufficiosa, per cui preferisco non dare dettagli, almeno per ora] e sono entusiasta per il clima costruttivo che ho trovato, il desiderio di fare gruppo e sostenersi l’un l’altro nell’affrontare la mischia avversaria.

mischia rugby

Spesso nelle aziende si usano metafore sportive e si parla di gioco di squadra, ma raramente si riesce a creare un ambiente che sia davvero compatto e collaborativo. Io credo che soprattutto le piccole e medie imprese potrebbero e dovrebbero ambire a raggiungere tale obiettivo, attraverso la comunicazione interna, ma non solo.

Sei orgoglioso di lavorare nell’azienda in cui ti trovi?
Cosa fai per rendere i tuoi collaboratori orgogliosi di lavorare nella tua azienda?

[photo credit: Jessica]



4 Responses to “Gioco di squadra”

  1. Telemaco scrive:

    Oddio, ora mi devi dire qual è la squadra; o almeno i colori sociali!

    Per rispondere alle tue domande finali:

    1. dipende dai giorni (non è una battuta)
    2. faccio loro presente che hanno un collega come me :P

  2. Donato scrive:

    Lo faro’ in pvt, my friend, anche se scommetto che hai gia’ indovinato.

    risposta1: sicuramente non sei il solo. Pure io certi giorni…
    risposta2: immagino che loro rispondano “esticazzi!?!”, e li capisco
    :)

  3. Francesco Federico scrive:

    In Italia l’unico modo per avere soddisfazioni professionali (giocando pulito) è mettersi in proprio, in quanto quasi sempre lavorare da dipendente si traduce in una generale insoddisfazione che poco giova sia alla propria salute che alla professione.

    Io sono felice dei lavori che faccio in proprio e sono orgoglioso della società che ho creato con altri che la pensano come me. Cerco ogni giorno di incoraggiare in tutti lo scambio di idee, informazioni, spunti e riflessioni senza alcun limite gerarchico o timori riverenziali di sorta.

    Ai miei collaboratori cerco di fare capire che ognuno è prezioso e fondamentale per raggiungere gli obiettivi, coinvolgendoli nei processi decisionali e chiedendo loro pareri anche fuori dai loro specifici ambiti professionali di competenza.

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