Blog: personal media e mass media
- Posted by Donato on July 1st, 2008 filed in media
Il blog per “diventare famoso”
Una sala gremita di blogger si ferma per vedere il servizio dell’ultimo tg regionale che parla di loro, proprio di quella sala. Poche ore prima gli operatori hanno girato alcune immagini per raccontare quell’incontro.
I soliti luoghi comuni sui carbonari e “maniaci della tecnologia” vanno in onda, e ciliegina sulla torta la domanda-trabocchetto al più giovane in sala, ancora preadolescente:
“Perché hai un blog?” La risposta è sincera e spontanea come nessun altro avrebbe ammesso: “Per diventare famoso”.
Il giornalista si ritira soddisfatto, è riuscito nel suo intento, dipingere i blogger come dei wanna be famous.
I mezzi di comunicazione di massa
Viviamo nell’epoca delle comunicazioni di massa, ne siamo tutti protagonisti e vittime, blogger e non. La notorietà è un valore per la società in cui viviamo, è il caso di superare le ipocrisie. Chi raggiunge un certo livello di popolarità, per quanto effimera e non giustificata, trae indubbi vantaggi.
Basti pensare alla cronaca recente, in casi come Azouz Marzuk, o le Gemelle K, per citare due occasioni in cui l’essere improvvisamente famosi non ha portato conseguenze positive; ma lo stesso vale per i fenomeni da reality show, alcuni dei quali riescono a prolungare lo stato di grazia raggiunto, altri, la maggior parte, ritornano nell’anonimato da cui provenivano, dopo aver goduto di un periodo aureo, che certamente ne segna la vita, ma non al punto da cambiarla definitivamente.
Volendo continuare a risalire l’olimpo dei benedetti dai mass media, ci metterei i vari “amici di Maria”, in senso lato, dove il massimo rappresentante è ovviamente Costantino, e via via cosi’, fino ai supereroi, loro, i calciatori, gli sportivi in genere.
Essere riconoscibili e riconosciuti viene premiato. E’ un dato di fatto indiscutibile.
Il blog come prolungamento dei 15 minuti di popolarità
Aggiornare il nostro blog è in qualche misura una maniera per assumere la prospettiva del personaggio famoso. Siamo noi che raccontiamo la nostra vita, o comunque parliamo degli argomenti che ci interessano, con l’aspettativa che gli altri vengano a leggere quello che abbiamo da dire.
Quindi il blog, a seconda dei casi, può essere un modo per cercare di raggiungere gli agognati 15 minuti di popolarità, oppure una maniera per prolungarli, renderli, se possibile, infiniti.
Per raggiungere l’obiettivo è necessario, in qualche misura, ricambiare il lettore/blogger andando a visitare di tanto in tanto il suo blog; questa è appunto, una necessità, un compito da assolvere tra gli altri, per essere letti. Tale bisogno è avvertito in maniera inversamente proporzionale al grado di notorietà raggiunto [leggasi posizione in classifiche varie e/o numero di lettori nel feedreader].
Ecco cosa sono le blogstar. Inutile che Giovy insista nel dire che le blogstar non esistono. Sono vive e lottano tra noi, come direbbe qualcuno, e sono un fenomeno insito nella società reale, e replicata in quella digitale.
Avrebbe davvero senso scrivere solo per se stessi? Sarebbe logico farlo online? Non scherziamo per favore.
Certamente non tutti abbiamo come primo ed unico obiettivo quello di diventare famosi, ma almeno un pizzico di narcisismo c’è ovunque; per la verità ce n’è molto più di quello che si vuole dare a vedere, e spesso porta a delle perversioni alquanto bizarre.
Cosa comporta la frammentazione delle audience?
Stando così le cose dove andiamo? Sono sicuro che anche tu hai un’opinione in proposito, la mia è abbastanza ottimista; credo e spero che il numero dei blogganti continui a crescere, così come il numero dei lettori.
Mi auguro che la blogosfera esca dal ghetto in cui vive, e credo che ciò non avverrà per volontà di chi ora è dentro la blogosfera, ma per effetto del sopraggiungere di chi ne è fuori. Chissà, magari non si parlerà più di blogosfera, perché la sfera sarà così allargata da comprendere molte altre cose.
Internet per la prima volta sta trasformando un mezzo personale - il diario - in un mezzo di massa - il blog inteso come comunicazione dialogica da uno verso molti. Questo è un fenomeno senza precedenti, perché finora radio, tv non sono mai stati né personali né dialogici. Non possono esserlo.
Da questo punto di vista la più grande rivoluzione, probabilmente deve ancora arrivare, e come sempre è culturale, ed è quella più lenta e complicata da realizzare.
18 Responses to “Blog: personal media e mass media”
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1 July 2008 alle 2:34 pm
Ci sarà sempre qualcuno che pensa di diventare famoso con il proprio blog.
Del resto, qualcuno ha scritto libri ed è diventato almeno più popolare di prima.
La domanda da farsi è, forse, in che modo il blog può aiutare la rivoluzione culturale. La gestione personalizzata di uno spazio che faccia informazione e sia anche diario è, secondo me, aperta a potenzialità immense.
Il blog di Enzo Baldoni (bloghdad.splinder.com) è stato un contributo significativo in questo senso. Un raggio di luce che continua a brillare.
1 July 2008 alle 3:59 pm
Bel post, ricco di spunti. Concordo con molte delle tue opinioni, tutte salvo l’ultimo paragrafo. In particolare:
- la maggior parte degli utenti web italiani naviga su Internet avendo Google come punto di partenza. Blogopalle e affini non sono neanche considerate; se l’utente lancia una ricerca e tu sei tra i primi 5/10 risultati, esisti, altrimenti nisba. Al di la’ delle classifiche, voglio dire. E dubito che qualche non-blogger vada su Google per cercare “quando riapre Blogbabel?”. Il concetto che provo a esprimere e’: i blog sono una piattaforma di comunicazione come un’altra. La possibilita’ e’ quella di poter scrivere, di pubblicare senza vincoli e senza costi, non quella di poter far parte della blogosfera.
- Il mio auspicio non e’ che ci siano sempre piu’ blog esistenti, ma che ce ne siano sempre piu’ di qualita’, e sempre meno di quantita’. Che la bolla esploda e che resistano solo i meritevoli (e non i piu’ furbi) e che ne nascano altri di altrettanto meritevoli (e non para..gnosti)
- Ai lettori, quando verra’ loro fornito un supporto di accesso all’informazione semplice come la home page di google (un campo testo, CERCA, trova), vedrai che aumenteranno. La pretesa di costringerli a capire cos’e’ un feed, un aggregatore, l’rss etc.etc. e’ un punto di partenza sbagliato. La tecnologia deve essere trasparente all’utente finale, che deve vedere solo il risultato.
Sull’ultimo punto invece sono d’accordo. La piu’ grande rivoluzione e’ sempre la prossima. Per fortuna.
1 July 2008 alle 4:48 pm
le blogstar esistono solo se le guardi dal punto di vista dalle blogstar stesse. per il 99.99% delle persone ‘normali’, no.
ciao
gluca
1 July 2008 alle 4:54 pm
@Sara - il senso del post e’ proprio il fatto che le rivoluzioni arrivano quando i tempi sono maturi. E’ tautologico, ma e’ cosi’. I buoni esempi possono solo aiutare e facilitare questa maturazione.
@Telemaco - Grazie.
Nell’ultimo paragrafo non ho espresso in maniera completa e sufficientemente chiara quello che intendevo, mi dai occasione per farlo, e credo che le nostre posizioni non riisulteranno cosi’ lontane alla fine. Quando dico
penso alla cosiddetta “Internet of Things”, all’ubiquitous computing, e quindi ad un completo sconvolgimento dell’idea di blog cosi’ come oggi noi lo pensiamo, classifiche comprese.
Che in questo poi sopravvivano “solo i meritevoli”, beh, pretendi davvero troppo.

1 July 2008 alle 5:05 pm
@Gianluca - le blogstar esistono oggi e continueranno ad esistere in futuro, solo non saranno le stesse di oggi.
Le persone normali a cui fai riferimento sono quelle che probabilmente leggono riviste di gossip, vanno al cinema per vedere le star che recitano, e urlano alle esibizioni di questo e quel cantante.
Sono persone normali, appunto. Il problema non sta li’. Le blogstar di oggi sono, loro malgrado, figli di un dio minore, e scompariranno risucchiati nell’universo di una Internet troppo grande per loro, non appena arriveranno stelle ancora più luminose.
Oggi per essere una blogstar basta fare i furbetti. Mi auguro che domani non sia cosi’.
1 July 2008 alle 5:59 pm
Ci sono ovviamente pro e contro alla massificazione del fenomeno blogging. Io spero che nonostante tutto sopravvivano quelle nicchia di alto valore.
Perché chi sta investendo nei blog e nei bloggers come media, sta privilegiando (ovviamente) la massa di blog fatta di Aranzulla che ti spiega come masterizzare un DVD o di Video Marta che ti dice come si fa un blog. Un livellamento verso il basso…
1 July 2008 alle 6:17 pm
@Mushin - Non vedo questo come un fenomeno negativo. Rendere i blog accessibili a tutti non vuol dire “massificare” il fenomeno, nel senso negativo del termine.
Secondo me vuol dire gettare le basi per creare quella differenziazione necessaria, a seconda delle competenze e degli interessi.
Un giorno, da un lato Internet sara’ cosi’ facile che non ci sara’ bisogno di spiegarla, e dall’altro il mondo sara’ composto da nativi digitali che la utilizzeranno con la stessa naturalezza con cui oggi si va in bicicletta. E cio’ nonostante ci saranno blog (o come si chiameranno) di nicchia ed altri meno “ricercati”.
Rigorosamente imho.
1 July 2008 alle 7:23 pm
Sulla questione Aranzulla/Videomarta sono perfettamente daccordo con Donato, tanto più che vengono contestati più per invidia che per altro (imho).
Anche il discorso sulle blogstar è assolutamente valido, definirle non è semplice ma negarne l’esistenza mi pare abb. ridicolo.
2 July 2008 alle 8:37 am
Io ho notato che molti puntano alla notorietà (addirittura la comprano, mettendo in palio gadget tecnologici tipo iPhone et simila) con l’obiettivo primario di trasformarla in euro.
2 July 2008 alle 8:47 am
@Buttha - nel momento in cui il blog e’ un’attività da cui lucrare, non vedo perche’ non dovrebbero utilizzare i contest.
Voglio dire, ci sono blog personali e quelli che invece puntano al trasformare il proprio traffico in Euro. Basterebbe essere chiari.
Forse, in fondo, preferisco chi lo fa apertamente tramite contest, a chi indossa il falso mantello del “giochino innocente” per ottenere lo stesso risultato.
In ogni caso non partecipo.

2 July 2008 alle 8:49 am
Non intendo dire che sia sbagliato o ipocrita. Volevo sottolineare che spesso, la notorietà è soltanto strumentale: in realtà è uno strumento per arrivare al vero obiettivo, cioè il guadagno.
Chiaramente questo vale soltanto per una fetta dei blog.
2 July 2008 alle 11:27 am
@Buttha: se la notorieta’ non portasse soldi, non ci sarebbe mica tutta ’sta caccia alla stessa. Il tronista vuole andare dalla De Filippi non per i 15 minuti di gloria in se’, ma per l’indotto che generano; stessa cosa sui blogz. La notorieta’, oggi, e’ la strada per il denaro che richiede meno competenze in assoluto. E quindi e’ la piu’ desiderata.
3 July 2008 alle 9:49 am
Donato: molte buone idee, ma anche un poco di confusione, se mi permetti. Ti propongo la mia visione:
Da una parte, viviamo ancora nella società di massa, con i suoi noti meccanismi, dove solo ai “famosi” è dato raccontarsi pubblicamente, come tu giustamente sottolinei. Dall’altra parte, la blogosfera è il regno delle nicchie: tutte le persone che aggrego sono i “miei” famosi (anche tu, quindi!) e non sento nessun bisogno che lo siano anche per gli altri.
Se nella società di massa il “famoso” ti viene imposto a forza dai mezzi di comunicazione, e te lo ritrovi dovunque ti giri, nella blogosfera nessuno può importi di seguire “quel” blog che gli alri seguono.
Allora, il discorso “su internet ci sono i furbi” che senso ha? Secondo me, nessuno. Se vuoi, li leggi. Se non vuoi, non li leggi. Fine. Se altri li leggono e li trovano interessanti, bene per loro! Così come non voglio che altri decidano per me, allo stesso modo non mi permetto di decidere per gli altri cosa è buono e cosa no.
Per finire, a proposio di nicchie, ho saputo recentemente di un blog che viene scritto per essere letto da una sola persona
3 July 2008 alle 10:21 am
@Gaspar - ma certo che ti permetto, e per quanto riguarda la confusione, esporre qui i miei pensieri serve a riordinarli ed elaborarli ulteriormente grazie ai vostri contributi, quindi grazie a tutti.
Nel merito, credo che il tuo ragionamento sia eccessivamente ottimistico:
a. neppure le star “mainstream” sono del tutto imposte. Si puo’ sempre cambiare canale o leggere un libro, pero’ cio’ non toglie che oltre una certa soglia di popolarita’ (riconoscibilita’) si goda di alcuni privilegi.
b. Non credo che il mio discorso possa essere sintetizzato con “in Internet ci sono i furbi”.
Io dico che ‘il sistema’ attuale premia chi raggiunge un certo tipo di obiettivo, e quindi e’ nello stato delle cose che si producano certi comportamenti.
In futuro, ipotizzo che questi comportamenti siano resi meno efficaci dall’allargamento dell’agora’ telematica.
c. Tutto il tuo ragionamento e’ un po’ “egocentrico”, non nel senso letterale del termine, intendo dire che parti da un presupposto di consapevolezza, autonomia decisionale e comprensione dello strumento, ampiamente superiore alla media: la tua.
Spiacente, non sei un termine di paragone “in range” rispetto al resto della blogosfera
3 July 2008 alle 10:34 am
@Donato:
io non sono così ottimista: considerando l’esempio di usenet (i newsgroup), c’è stato un abbassamento radicale di qualità con l’afflusso di nuovi utenti.
3 July 2008 alle 11:05 am
@Buttha - in percentuale, un abbassamento della qualita’ credo sia fisiologico. D’altronde se si parla di eliminare le soglie all’ingresso, vorra’ dire che anche chi non ha competenze specifiche potra’ bloggare, se lo desidera.
Questa sarebbe una conquista di democrazia, poi ci dovrebbe essere quella selezione personale di cui parla Gaspar, che per alcuni vorra’ dire cercare contenuti di valore, per altri (i piu’?) gossip, previsioni del tempo e trucchi per la playstation.
3 July 2008 alle 11:33 am
Donato, hai colto perfettamente nel segno! Io penso che proprio il punto di vista personale sia la grande novità del mezzo blog.
Sul punto a. siamo d’accordo, le star “di massa” sono imposte all’interno del canale “di massa”. Ovviamente puoi rifiutare completamente il canale. Ma non puoi deciderne il contenuto! Cosa che invece puoi fare con il blog.
Sul fatto che non tutti facciano così: ci vuole evangelismo, diffusione della cultura, tempo e pazienza; ma io sono molto fiducioso (sempre che la civiltà occidentale non finisca prima).
3 July 2008 alle 11:40 am
Alla faccia dell’ottimismo!
