Oggi è un giorno un pò particolare, forse anche per questo, stamattina prestissimo, quasi come se lo avessi programmato, ho spedito un paio di email per far sapere che se mi venisse offerto un lavoro su Roma, lo prenderei in seria considerazione.
Tornare a Roma, la città dove ho studiato e vissuto per cinque anni non mi dispiacerebbe, anche se qui sto bene, e penso che in realtà la qualità della vita, paradossalmente, peggiorerebbe.
La verità è che da un pò di tempo mi interrogo sull’opportunità di continuare a fare il “battitore libero”. Di non appartenere cioè, ad una squadra, lavora per un’azienda. Una sola.
Ma ci sarebbero alcune questioni da risolvere:
- ci vorrebbe un’azienda di cui essere orgoglioso; non riuscirei a lavorare per qualcuno che non stimo;
- nel settore della Comunicazione, Milano e Roma sono i centri di maggiore attività; nella prima non ho mai vissuto, e temo che sia troppo grigia e lontana dal mare per i miei standard. Roma la adoro, nonostante tutti i suoi difetti.
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Ma alla mia veneranda età, sarà ancora un segno positivo, quello di essere disposto a rimescolare le carte, prendere armi, bagagli e ripartire, o è uno strenuo tentativo di rimanere bambino?
7 commenti
Chi cerca per crescere troverà sempre se
stesso ancora più grande per darsi
consigli!
Non ricordo dove l’ho letta
Non mi viene in mente altro a parte:
“Mo me lo segno!”
[cit. Troisi, Non ci resta che piangere]
Allora, parere di conterroneo capitolinizzato.
Roma si muove, ma le aziende piu’ sfiziose stanno a Milano. Roma e’ politica e relazione, conoscenza e strette di mano, un po’ in tutto. Per forza di cose.
La meritocrazia incompiuta tipicamente romana si esplicita sia intra-aziendalmente (difficile agganciare un’azienda senza conoscenze, difficile farci strada senza passare dalla relazione oltre che dal proprio lavoro) sia inter-aziendalmente (rapporti con aziende e fornitori e committenti, natura “particolare” dei committenti a Roma, eccetera).
Detto questo, le sfide che propone un’azienda a Roma, una volta che ci sei dentro, possono essere molto stimolanti, puoi conoscere persone che altrimenti ti sarebbero precluse, puoi avere accesso e partecipare a progetti.. grossi. E poi tornare a casa e poter spegnere il cervello lato-lavoro e’ comunque un vantaggio.
1. Porca miseria se si vede che ho scritto all’alba! Ho seminato una marea di typo in 4 righe di post. Vabe’, speriamo che eventuali aziende non prendano in considerazione solo questo post.
2. Per convincermi a trasferirmi a Milano dovrebbero darmi un quantita’ spropositata di soldi e benefit, quindi resta Roma come unica soluzione alternativa a quella attuale.
2 -bis. Sfide stimolanti, per fortuna, capitano anche da queste parti, ogni tanto. Certo, bisogna andarsele a cercare ed avere fortuna. E comunque resta sempre quella impressione che “se solo il contesto fosse un po’ piu’ favorevole”…
A parte tutto e’ proprio quella possibilita’ di separare completamente il lato lavoro dal resto della vita che mi manca un po’. Alla lunga, stare sul fronte fiacca, psicologivamente.
Come minimo mi ci vorrebbe una vacanza!
Milano è grigia e schizofrenica, ma ci si vive: la provincia è ancora abbastanza a misura d’uomo. Il mare non c’è: infatti io sono per la montagna tutta la vita… se può consolare i laghi sono stupendi
A parte gli scherzi Milano è veramente dinamica dal punto di vista della comunicazione.
Nel caso fatti sentire
@Sergio – Nel caso dovessi trovare lavoro da quelle parti, o nel caso dovessi riconsiderare la possibilita’ di trasferirmi “su al nord”?
In entrambi i casi naturalmente
Un trackback
[...] scorso sette luglio, giorno del mio trentatreesimo compleanno ho scritto il post “Candidature atipiche” ed inviato il mio curriculum vitae a qualche amico che si trova a Roma e che, pensavo, [...]