Recentemente si parla parecchio di Facebook, in Italia è esploso in maniera esponenziale, nel giro di poche settimane. Il primo elemento di novità che subito è stato avvertito soprattutto dalla cosiddetta blogosfera è che su Facebook sta arrivando un sacco di gente che non vive la rete tramite un blog, non ha (ancora?) una precisa identità online intesa come qualcosa di correlato ma differente dalla propria identità “vera”, quella del mondo reale.
Ad esempio, non più tardi di ieri mi è stato chiesto se markingegno fosse il mio cognome, da una persona che evidente mi conosce solo tramite il web. Questo perché uso il cognome solo in circostanze più ufficiali, e perché ho anche una identità online, identificabile ed associabile a quella analogica, ma non perfettamente coincidente con essa. Non sono un caso anomalo ed isolato, probabilmente la maggior parte di chi leggerà queste righe sa di cosa parlo, chi capita qui per caso, invece, potrebbe fare più fatica a comprendere.
Sono quelle persone che arrivano ora su Facebook. Sono gli amici che non sentivi da tanto tempo e che ora ti hanno aggiunto perché hanno cercato il tuo nome nel social network.
E’ paradossale, ma proprio chi vive la situazione appena descritta può avvertire tutto ciò come una piccola invasione della propria privacy. La commistione di due mondi che fino ad ora avevano pochi punti di contatto ora si fa più frequente e sostanziale.
Lo capisco, e avverto anche io questa sensazione, ma possiamo proprio noi sottrarci alla condivisione e all’apertura verso il social networking? No, chiaramente non possiamo, anzi dovremmo fare qualcosa per coinvolgere i nuovi arrivati, senza nessuna presunzione di superiorità, assolutamente, ma forti di una maggiore esperienza.
Facebook non aveva ancora raggiunto questi livelli di diffusione, e neppure esisteva Codice Internet, quando ho creato il gruppo Spread Blogosphere Out of the Blogosphere; ora vedo come sono andate le cose e mi fa piacere constatare che la visione era corretta. Sicuramente è mancata la spinta e le risorse da dedicare al progetto, ma non è detto che questo non possa ripartire con nuovo slancio.
Prendere il buono di Facebook vuol dire non fermarsi ai poke e ai giochini idioti inoltrati a tutti i contatti. Significa partecipare ai gruppi e alle cause che realmente interessano, o con cui ci si vuole divertire, limitare il numero di sollecitazioni, controllando quali notifiche via email ti possono arrivare e quali no. E’ sufficiente dedicare qualche minuto a queste impostazioni del proprio account per non avere la casella email intasata di aggiornamenti. Il resto lo fanno le reti: quella degli amici-amici, quella degli amici-online, quella del chi-cavolo-è?-boh-aggiungiamolo
Andiamo giovani, allarghiamoli questi orizzonti, invitiamonuova gente a partecipare alla discussione!
9 commenti
A volte FB sembra un social network più da big brother. Io credo che tutto dipenda da che uso ne facciamo degli strumenti che usiamo e ci vengono messi a disposizione: dunque, come te, prendo sempre il meglio.
Certo, prendere il meglio e’ la cosa migliore, quando e’ possibile, ma e’ altrettanto importante saper dare. La filosofia alla base dei social network dovrebbe essere questa, no?
Io ci sto provando a prendere il meglio…ma tolto i contatti della real life (è anche un modo per stare in contatto con parentado e persone che non vedevo e sentivo da tempo), il resto per me è ridondante. Sarà che seguo tutti da Twitter/friendfeed. Sarà che non mi piace come viene gestita la messaggistica (ma perchè paragono con altri strumenti ben più utilizzati), sarà che non mi va di doppiare ulteriormente quanto già “trasmetto” per altri canali tra cui il blog.
Boh. Facebook non mi convince. Però è là che si son riversate le persone, passando da MSN a Facebook. Non come noi che abbiamo altri percorsi e come giustamente dici tu, una forte identità in rete non disconnessa dall’identità quotidiana.
Però come a te chiedono del cognome markingegno, a me chiedono di catepol, non sanno che cos’è il mio blog ecc.
Vedremo. Lo uso poco confesso e solo per le cose che realmente mi interessano, come dici tu.
@Catepol – FB *deve* essere preso a piccole dosi, come tutti i social network.
E, permettimi la battuta, ma Dio ci scampi da una duplicazione dei tuoi contenuti!
Non in quanto specificamente tuoi, ma perche’ gia’ sovrabbondanti
Come qualsiasi rapporto umano, reale o virtuale che sia, anche FB è un rapporto di dare e avere. L’importante è non farsi fregare. In questo caso mi riferisco all centinaia di persone che vogliono tirarti dentro per acquisire visibilità a tue spese. Alcune volte la causa o il giochino ne vale la pena, ma più spesso, no. Bisogna sapere distinguere, anche perché FB stesso impone dei limiti, e bisogna riuscire a starci dentro.
Incidentalmente, a me è successo di non trovare i miei amici di tanti anni fa, ma di venire contattato dai figli ed essere “accusato” di essere la causa prima della loro assuefazione al computer.
Alex
Per me in Facebook è meglio usare la propria prima identità (o vera identità): infatti, come dici, non è solo una rete di “abitanti della rete”.
Per non riscrivere tutto in questo commento ho scritto tutto in questo mio post http://kromeblog.kromeboy.net/archivio/lesplosione-di-facebook/
E’ stupefacente il modo in cui FB si va imponendo tra le abitudini degli italiani, tutto nel giro di qualche mese.
Fenomeno interessante…ma durerà? O farà la fine di Second Life, di cui proprio l’ anno scorso si parlava in questi termini, con questo entusiasmo e oggi si é decisamente ridimensionato?
La facilità con cui gli strumenti si propongono alle persone, ne mette in luce l’incapacità di coglierne le opportunità. Qualcuno potrebbe affermare che la colpa è degli “esperti” che non sono capaci di spiegare le tecnologie in modo semplice. Può darsi: ma prima di essi occorre riconoscere una formidabile pigrizia nelle persone, che usano Facebook, YouTube o Internet Explorer senza minimamente riflettere su cosa implichi il loro utilizzo. Manca cioè il desiderio di imparare, di migliorarsi…
Premetto che è un post un po’ lungo, ma è veramente molto, molto interessante. Si tratta della traduzione di un articolo del Guardian di alcuni mesi fa.
http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2008/09/detesto-faceboo.html