Il cambiamento più forte di cui sono testimone, rispetto a quando lavoravo come freelance, è il rapporto con la complessità di aziende di grosse dimensioni, e pertanto con strutture organizzative estremamente complesse.
Qualcosa l’ho raccontata facendo il punto sul corso della Digital PR Academy dal titolo Internet PR, che abbiamo tenuto ieri a Roma.
Sette livelli di approvazione per decidere di comunicato, una iniziativa o una qualsiasi azione di comunicazione sono troppi, figuriamoci per la gestione di un corporate blog o per interagire nella blogosfera.
Questa è una sfida organizzativa che le aziende complesse devono accettare e vincere, se vogliono restare competitive. Non è detto che tutte ci riescano, e da questo punto di vista, la crisi economica potrebbe costituire una ulteriore spinta nella direzione giusta, per dare una opportunità a quelle persone che oggi sono viste come “rompiscatole” in azienda, per il cambiamento organizzativo che tentano di portare.
8 commenti
Le semplificazioni nelle aziende ormai sono necessarie e se è l’attivazione di un blog a dimostrarlo tanto meglio.
Credo che l’MBE (Manage By Exception) – “si porta all’attenzione del livello di management superiore soltanto gli eventi che escano da parametri di controllo predefiniti” sia una procedura ormai indispensabile nelle aziende con una scala gerarchica di un certo “spessore”.
Il numero di livelli di approvazione non mi spaventa (certo meno sono meglio è).
Basta un indeciso o una persona con le idee poco chiare in un ruolo di approvazione/decisione e un lavoro di comunicazione può passare dall’essere ben strutturato e organico ad essere un patchwork di idee che non comunicano nulla.
Penso che le gerarchie aziendali debbano imparare a delegare e a fidarsi dei professionisti che lavorano nei comparti produttivi.
Siamo in un momento dove il non agire viene giudicato molto male e quindi è il caso che cambino alcune cose.
@Felter – vero, e’ la distanza tra la teoria e la pratica che pone qualche problema, nella maggior parte dei casi, e la paura di affrontare qualcosa di nuovo, che non si conosce; per questo una prima fase di ascolto/apprendimento e’ importantissima.
@Sergio – sacrosanto. I pavidi [se non proprio gli sciocchi o gli incompetenti] purtroppo, non sempre sono relegati ai piani piu’ bassi della gerarchia aziendale. E’ un dato statistico su cui le aziende dovrebbero lavorare.
Donato, come disse confucio: “i capi sono come i libri, più sono inutili, più stanno in alto”
Dai ragazzi, non generalizziamo . . c’è anche tanta gente che sta ai piani alti perchè lo merita
Si, Alex, siamo scivolati sullo scherzoso (come al solito?) ma il problema e’ strutturale piu’ che individuale. Ovvero, non sempre sono gli individui, ma tutto un sistema, che non favorisce e spesso nemmeno premia, o non abbastanza, il coraggio, lo spirito di iniziativa e la volonta’ di tentare vie di comunicazione nuove.
Si si, d’accordissimo
Il problema e’ solo in Italia…E pensare che in USA si puo’ diventare manager anche da neoassunti e semplicemente vincendo il concorso…