Di PR Amici e Prime Donne

Il titolo del post fa il verso a quello di Giovy, che trovo molto educativo, per me e per i colleghi delle Relazioni Pubbliche Online, e vuole provare a dare una prospettiva diversa dello stesso fenomeno, nella speranza che come spesso accade, la conversazione porti ad una maggiore comprensione e quindi ad una crescita generale.

Gestire le PR è un compito delicato sia online che offline, proprio perché si tratta di relazioni, rapporti umani. Non esistono regole sempre valide, al massimo possono essere individuati dei princìpi. L’errore è dietro l’angolo per questo, i consigli che mi sento di dare sono:

  • osservare, documentarsi, conoscere; l’improvvisazione porta a sottovalutare i pericoli e gli effetti di quello che si fa
  • tenere sempre a mente, che se da un lato ci vengono chiesti risultati, numeri, dati quantificabili, dall’altro abbiamo persone, utenti, desideri, curiosità, aspettative. Dobbiamo riuscre a far dialogare gli uni con gli altri
  • può capitare di sbagliare, e allora ammettere i propri errori, correggerli e migliorare per il futuro è la cosa migliore

Sta diventando uno stereotipo, quello del PR-guy con l’agendina piena di nomi che nemmeno conosce e sempre indaffarato tra un aperitivo ed una festa mondana. E’ uno stereotipo, appunto. Forse per alcuni potrà essere più vicino alla realtà, per tanti altri il lavoro consiste innanzitutto nell’attivare delle conversazioni, tra il cliente che non deve solo “vendere a tutti i costi”, ma che probabilmente ha la possibilità di soddisfare un bisogno, attraverso i suoi prodotti/servizi, e l’utente, che probabilmente ha quel bisogno e cerca una maniera per soddisfarlo.

Come per la pubblicità, le PR basate sul presunto inganno del cliente, hanno le gambe corte. Lo spam non produce relazioni, nessuno – nessuno che prenda questo lavorio seriamente – pensa che che spammare sia la risposta, o che così si possano costruire delle relazioni.

Detto questo, e tanto altro ci sarebbe da aggiungere, due paroline le vorrei spendere anche nei confronti di certi blogger, e di quell’atteggiamento da prima donna che talvolta assumono.

prima donna

  • Il cameriere mi serve la minestra tiepida e io l’avevo chiesta bollente? Crocifiggiamolo sul blog.
  • Il vicino di casa disturba la quiete del palazzo? Gliene canto quattro sul blog.
  • Il ministro di turno mi invita a fare una recensione del suo ultimo libro? Ok, questo forse non è l’esempio appropriato. :-)

La questione è che in tanti subiscono il fascino perverso della polemica, ma non è che questo faccia sempre bene alle conversazioni, anzi.

Tornando alle PR, tu blogger, hai stabilito un decalogo comportamentale per definire quale sia la maniera corretta di approcciarti da parte di una agenzia? Bene, ma se vedi lo sforzo da parte di questa di rispettarle, ma buca una su dieci delle tue regole, e sii buono! Magari, prima di iniziare la crociata per la liberazione della blogosfera, prova a mandare una mail, valuta, cerca di capire se c’è stata mala fede, incompetenza, o solo una svista, no?

Se tu hai la legittima pretesa che, prima che io agenzia PR ti avvicini, sappia già cosa ti interessa e cosa no, come proportelo, e dove fermarmi per non disturbare, io credo di avere il diritto, prima che tu faccia delle insinuazioni nei miei confronti, o peggio che mi attacchi pubblicamente, di poter spiegare il perché di determinate azioni, giustificarle se necessario, ed eventulamente anche ammettere un errore senza dover essere messo al pubblico ludibrio. Non credo sia una pretesa assurda, non ci si comporta così tra persone civili?

A me, fatti i dovuti scongiuri, non è ancora capitato, di commettere una fesseria, e faccio del mio meglio per scongiurare questa eventualità, ma devo dire che più di qualcuno mi da l’impressione andare in giro con la classica pietra in tasca, pronto a cogliere il minimo passo falso per scatenare la polemica. E francemente ne ho le tasche piene. Facciamocene una ragione, se anche dovesse sparire da un giorno all’altro tutta la cosiddetta blogosfera, non sarebbe che un sassolino nello sconfinato cyberspazio. Il web ed il mondo continuerebbero ad andare avanti, con tutte le conversazioni, i mercati e le imprese. Take it easy.

A questo punto, rivaluto Paul The Wine Guy, che in effetti si era espresso, seppur a modo suo, tramite un messaggio diretto. Rileggendo quella storia, mi rendo conto che già allora avevo detto cose analoghe. Forse espresse anche meglio che in questo post.

Update 30.04.09
Ci tengo a precisare, come ho fatto anche nei commenti, che questa critica non è rivolta a Giovy in particolare, che anzi cito ad esempio contrario rispetto al malcostume che descrivo. Tanto più che in passato egli stesso ne è stato in qualche modo vittima. Come spesso accade, sono le persone attente a farsi scrupoli, gli altri preferiscono far finta di non aver capito.

La foto è di ChrisB in SEA

Nel caso non lo sapessi, lavoro per Digital PR, agenzia di Relazioni Pubbliche. E’ corretto che tu ne sia informato, ma tieni anche presente che le opinioni contenute in questo post sono mie personali e non dell’agenzia.

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27 commenti

  1. Marco 29 aprile 2009 - 4:25 pm | #

    Credo che tu faccia bene a ricordare (e a ricordarci), che questa specie di baraccone chiamato Web, se ha un fine (e credo che ce l’abbia, eccome), non è certo quello di coltivare il proprio ego (piccino e ferito altrove). Immagino invece che dovrebbe creare più possibilità per i meritevoli, altrove strangolati da monopoli e caste.

  2. Donato 29 aprile 2009 - 4:30 pm | #

    Marco, tu hai il dono di riuscire a sintetizzare in maniera mirabile.

    Se un giorno dovessi tenere uno speech, un corso, qualsiasi cosa, parteciperei molto volentieri.
    E’ una qualità che non si impara, o ce l’hai o no, ma si può migliorare.
    Grazie.

  3. Tagliaerbe 29 aprile 2009 - 7:43 pm | #

    Quelli che tu chiami “blogger” dovresti conoscerli molto bene, e non puoi pretendere che si comportino come paladini del bon ton o seguaci del galateo, visto che spesso VIVONO e PROSPERANO proprio grazie a post polemici.

    Siccome certamente sai (qui però parlo del mondo del “buzz”) che casi come “Actimel-Danacol vs Bertuccia” (http://forum.bertuccia.com/index.php?showtopic=4187&st=0) o “Strani commenti per Genertel” (http://www.ninjamarketing.it/2009/03/20/genertel-assicurazione-non-convenzionale/) non giovano certamente al settore, magari credo sia il caso che le poche agenzie serie e sane operanti in Italia spieghino per bene cosa fanno e come lo fanno.

    E se non riescono a farlo, allora non sono agenzie di PR e comunicazione :-)

  4. Giovy 29 aprile 2009 - 7:44 pm | #

    Beh, Donato… spero tu non ti riferisca a me, quando parli di “atteggiamento da primadonna” o “fascino perverso della polemica”, perchè nè la prima nè la seconda espressione mi si addicono.
    Inoltre, benchè la prima parte del tuo post sia saggia ed equilibrata, il tono che hai preso dopo “francamente ne ho le tasche piene” non ti fa onore e lascia intendere un “chissenefrega di voi blogger, tanto contate quanto il due di picche”. Peccato che poi, nella pratica, tu ti rivolga proprio a questi blogger per portare avanti il tuo lavoro.

    Saluti.

  5. Donato 29 aprile 2009 - 7:55 pm | #

    @Giovy – assolutamente non mi riferisco a te, e non credo che si percepisca questo dal post. Mi spiace se hai avuto questa impressione.

    Il riferimento al tuo post parte dal presupposto che hai scritto cose sacrosante, e pero’ resta il fatto che tanti altri non riescono a tenere lo stesso equilibrio, ergendosi su un piedistallo che non esiste.

    Spero che l’equivoco sia chiarito.

    Per quanto riguarda la parte coclusiva del post è più frutto di amarezza che altro. Credo di non aver mai avuto tanti amici nella blogosfera come in questo momento, e non mi riferisco ad amicizie di interesse, ma a sinceri rapporti che si stanno rinforzando, solo un po’ piu’ rapidamente di quanto non sia accaduto ad esempio a noi due, che ci vediamo una o due volte l’anno. La vicinanza (fisica) aiuta.

  6. Donato 29 aprile 2009 - 8:07 pm | #

    @Tagliaerbe – ecco, ora finisce che mi tocca fare il difensore del diavolo, sia per i blogger che per le agenzie.

    Per i primi, il mio messaggio è stato mirabilmente sintetizzato da Marco nel primo commento. Chi vuol cogliere colga.

    Le agenzie, dal canto loro, son libere di scegliere strategie ed ognuna ha proprio stile e metodi.

    Qui si parla di concedere il beneficio del dubbio, per non saltare al collo di chi può aver commesso un errore in buona fede.
    Beh, se poi si vede che la buona fede non c’è, e allora non ci sono nemmeno le attenuanti.

  7. Alessio 29 aprile 2009 - 8:17 pm | #

    La blogosfera è di certo una fase dell’evoluzione del web, niente di più, niente di meno.

    Noto tuttavia che molto più dei post polemici – che spesso servono a strappare qualche click in più a gente che di certo non sta diventando ricca, in attesa che qualcuno gli spieghi come si tirano su 75k dollari/anno da 100000 visite/mese – molto più dei post polemici dicevo, danneggia i blog, come prima certa carta stampata, il fenomeno “paid content”, sempre più imboscato per monetizzare meglio, in un settore che strutturalmente non monetizza.

    Uno strumento quello del “paid content” che rientra fra i nuovi modi di fare pubblicità di aziende piccole e grandi, e di certe altre agenzie la cui “reason why” consiste sostanzialmente nell’abbattere i costi azzerando la voce “acquisizione spazi pubblicitari” e cercando di “instaurare un discorso” anche lì dove agli utenti non potrebbe fregargliene di meno.

    Contro questo fenomeno, da utente prima che da editor di un blog di qualche notorietà, continuerò a scagliarmi con raffiche di post, polemici e argomentati al meglio delle mie conoscenze, e non per qualche euro in più. ;-)

    Nella speranza, prima o poi, di poter svincolare il blog che coordino da una formula, per l’appunto “blog”, che troppo spesso è sinonimo di “paid content”, oltre che di “trucchi per emule” & affini.

  8. Donato 29 aprile 2009 - 8:37 pm | #

    Alessio, sai che condivido gran parte del tuo discorso, ma ci avventuriamo su argomenti complessi, che richiederebbero maggiore approfondimento.

    Innanzitutto credo che bisognerebbe distinguere tra i blog che fanno parte di un network di nanopublishing e quelli personali, che ovviamente seguono regole diverse.

    Per entrambi comunque, è possibile tracciare delle linee di comportamento, e questo è stato fatto dal Blogcouncil per esempio.

    Il paid content non è bandito, a patto che tutto sia trasparente agli occhi del lettore, e quindi esplicitamente dichiarato all’interno del post.

    Nel mio piccolo, in questo blog, ho tolto completamente la pubblicità, anche gli AdSense, non faccio pay per post, ovviamente, e per dirimere qualsiasi fonte di incomprensione utilizzo dei simpatici disclaimer colorati.
    Più chiaro di così :-)

  9. Alessio 29 aprile 2009 - 8:56 pm | #

    Pienamente condivisibile la tua scelta, proprio in forza della quale bisognerebbe prendere una posizione chiara contro chi lavora attivamente sulla confusione fra contenuti e pubblicità.

    Diciamocelo francamente: un blogger, con le difficoltà che il suo settore mediamente attraversa, è più facilmente “evangelizzabile” di un giornalista professionista. Questa fattispecie non è paid content in senso stretto, ma è pur sempre un modo per sfruttare la strutturale vulnerabilità economica del settore, per ottenere visibilità a poco prezzo (emblematico il fenomeno dei prodotti regalati in cambio di recensioni per esempio, ma ci sono altri sistemi ancora più subdoli per conquistare spazio con un piatto di lenticchie).

    Chi lavora seguendo questi criteri, consapevolmente o meno, erode la credibilità degli spazi che invade e diventa parte attiva nella loro dissoluzione.

  10. Napolux 30 aprile 2009 - 2:21 pm | #

    Che si facciano i nomi di queste prime donne, almeno ne gioviamo tutti ;)

    Quoto giovy quando dice che molte PR agency dicono: “chissenefrega di voi blogger, tanto contate quanto il due di picche” e aggiungo che siamo “tenuti in considerazione” solo come fenomeno passeggero CHE FA PUBBLICITA’ GRATIS da molte agency… ;)

  11. Donato 30 aprile 2009 - 3:24 pm | #

    Eh no, Francesco, fai attenzione, Giovy non scrive che “molte PR agency dicono”. Lui scrive quello che hai virgolettato, ma non con l’intento che tu gli attribuisci.

    Forse è una tua interpretazione delle parole di Giovy? Io non la condivido, anzi, mi pare che molto spesso, le agenzie sopportano qualche capriccio, come male necessario. In qualche occasione sono fin troppo benevole ed accondiscendenti.

    Sul fare pubblicità gratis: io credo che il compito delle PR agency sia quello di stimolare le conversazioni. Ovviamente nell’ottica dell’interesse del cliente.

    Quindi, semplificando al massimo, trovare le persone interessate e disponibili a sviluppare conversazioni sul dato argomento e creare le condizioni di contesto affinché tali conversazioni prosperino.

    L’esempio più banale, e anche più recente nella mia esperienza: anteprima cinematografica rivolta a blogger, seguita dalla Digital Media News Release (una sorta di comunicato stampa in formato 2.0).

    Tutti sono liberi di accettare o meno l’invito, e scrivere di quello che gli pare, o anche di non scrivere affatto.

    Chi snobba? Chi si approfitta di chi?

    Ometto per ragioni di tempo e spazio il discorso sulla pagliuzza e sulla trave.

  12. Napolux 30 aprile 2009 - 8:55 pm | #

    “Tutti sono liberi di accettare o meno l’invito, e scrivere di quello che gli pare, o anche di non scrivere affatto.”

    Eh no caro mio. Conosco PR che poi con me si lamentano del fatto che X o Y non hanno scritto nemmeno un posterello sul prodotto XYZ ricevuto.

    D’altronde i report al cliente bisogna pur compilarli…

    Fammi stare zitto va :P

    P.s.
    Ti ritengo persona intelligente, ma sei comunque dall’altra parte della barricata (e giustamente fai il tuo lavoro)

  13. Napolux 30 aprile 2009 - 9:02 pm | #

    P.s.
    Che poi ci siano blogger che se ne approfittano… Beh. Facciamo i nomi: voi delle agenzie li conoscete bene. Ma evidentemente vi fanno comodo, quindi ciccia.

    Qui e altrove si parla, si spettegola, ecc… Ma cacchio, se chiedo in giro chi è che chiede consulenze in cambio di marchette tutti zitti.

    Tutti sti tabù io non li capisco: io non mi vergogno mica a dire che da un po’ accetto di far recensioni se e solo se il prodotto recensito rimane a me: io do una cosa a te e tu ne dai una a me…

    Mi sembra equo e se all’agenzia va bene ok, altrimenti vivo bene comunque.

    Non mi dilungo oltre, è una lunga storia

  14. Donato 30 aprile 2009 - 10:32 pm | #

    Non ho bisogno di fare nomi, perché è di un certo tipo di comportamento che parlo. Per la stessa ragione non ritengo che si possa parlare di pettegolezzo.

    Per il resto fatico a seguire il significato di quello che dici, e mi pare che ci si allontani dal senso di quello che ho scritto.

    L’unica cosa che condivido è il post scriptum del commento 12, quando mi fai i complimenti. Continua così! :-P

  15. Sergio 5 maggio 2009 - 2:01 pm | #

    penso oramai di avere una grande confusione in testa sui ruoli di PiErre, Markettaro e commerciale.

    Un PR non dovrebbe occuparsi appunto di pubbliche relazioni ovvero del messaggio che da l’azienda o il prodotto all’esterno (e perché no anche all’interno)? Curare le reazioni e le relazioni? Mi sembra che in determinati casi si sconfini nei campi del marketing, della pubblicità dove appunto uno strumento (immorale e illegale) è lo spam.

    Così per chiarirmi: il PayPerPost è uno strumento da PR? E il BuzMarketing basato sull’invio dei prodotti?

    sono parecchio confuso…

  16. Donato 5 maggio 2009 - 11:10 pm | #

    Sergio, domandine facili, facili, eh? :-)
    Provo a dare la mia interpretazione, sintetica e semplificata, l’argomento meriterebbe una trattazione più approfondita.

    Non credo sia possibile distinguere e separare in compartimenti stagni, marketing, comunicazione e PR. Al contrario, i migliori risultati si ottengono quando le tre aree riescono ad interagire e coordinarsi costruttivamente.

    Scendendo nel particolare delle tue domande:

    1. PayPerPost, è una maniera per far parlare di un certo argomento. C’è ben poco di “relazione”, non serve un’agenzia PR, a mio avviso, per adottare questa tecnica.
    [Ricordo che il PPP deve sempre essere dichiarato al lettore, altrimenti si configura un comportamento scorretto, sia da parte del blogger che dell'agenzia, se c'è]

    2. Buzz Marketing, o passaparola. Io lo vedo come un livello meno elaborato di PR. La finalità non è quella di instaurare una conversazione dialogica azienda/utenti, ma di fare in modo che circoli un messaggio, una campagna.

    Un’attività, insomma di breve periodo, che difficilmente costruisce valore nel tempo. Ciò non toglie che ad una agenzia di PR, il cliente possa chiedere proprio questo tipo di risultati, piuttosto che di instaurare una relazione duratura con gli opinion leader, i cosiddetti influencer.

    Si, decisamente, l’argomento è troppo ampio e complesso per stare in un commento, ma spero di aver fornito qualche indicazione.

  17. Alessio 5 maggio 2009 - 11:43 pm | #

    Osservo qualche difficoltà a evidenziare il lato più crudo della faccenda, che a me pare peraltro piuttosto evidente. Dico la mia.

    1) pay per post: senza che ci sia scritto “post sponsorizzato” o “in cambio di questo post ho ricevuto un regalo”, sopra, intorno, comunque molto vicino, è un raggiro del lettore bello e buono; l’idea di fondo di chi promuove queste iniziative, è che comunque di qualcosa si debba pur scrivere, ma si dimentica convenientemente che la prima parte del lavoro di chi scrive, non meno importante della stesura, è scegliere di cosa vale la pena di scrivere e di cosa no. Col post pagato questa parte si salta a piè pari. Per prendere i soldi o il regalino, si scrive su ciò che dice chi paga, stop. Naturale che poi un post pagato, in fase di stesura, assuma una posizione di discutibile neutralità, e ci mancherebbe: altrimenti chi ci assicura che la prossima volta arrivi un nuovo obolo/regalino? Di blogger di ricambio ce n’è fin troppi.
    Quindi il PPP non solo una maniera per parlare di un prodotto. È una maniera che nei suoi frequenti casi deteriori prevede – e così costruisce un reale valore aggiunto – l’occultamento del messaggio pubblicitario nel contenuto.

    Per un blogger che si adegua a questa formula beh… si tratta solo di stabilire un prezzo per la sua faccia, gli auguro che sia buono ma ho qualche dubbio. In questo mondaccio lordo – in cui nessuna categoria può chiamarsi fuori a prescindere, beninteso – quella di un giornalista di carta o TV ho l’impressione che valga generalmente di più.

    2) Buzz marketing: anche qui c’è caso e caso. Un esempio: c’è anche chi cerca, e non sono pochi i casi, di scatenare buzz imboscando gente nei forum dove gli iscritti vanno per discutere fra loro e cercare pareri neutrali. Se chi gestisce la community non è attento a tener fuori questa gente, che, ricordiamolo, viene pagata per sfruttare spazi di confronto gratuiti, il forum si sputtana: da che mondo è mondo non si chiede all’oste se il vino è buono, quindi non si visita un forum che si riconosce infestato di marchettari per ottenere informazioni di qualche utilità concreta.

  18. Donato 6 maggio 2009 - 7:53 am | #

    Alessio, nessuna “difficoltà a evidenziare il lato più crudo della faccenda”: mi riservavo di trattare gli argomenti più succulenti e delicati in un post, perché credo meritino spazio ed attenzione.

    # PPP: vedi parentesi quadra del mio commento precedente; c’è tutto quello che dici tu, che condivido, solo in forma più sintetica.

    # Buzz: vero, c’è caso e caso e riuscire ad individuare regole e princìpi non è così facile come potrebbe sembrare.

    Esempio: se un’azienda ha tra i propri dipendenti degli evangelist, cioè gente stipendiata (non faccio il caso di gente assoldata dalle agenzie, parlo proprio di dipendenti) allo scopo di far conoscere l’azienda e la sua filosofia, per quale motivo questi dovrebbero essere banditi dagli spazi pubblici e gratuiti di discussione (forum)? Non si tratta di dire se il vino è buono, ma di fornire il legittimo punto di vista dell’azienda, che non rappresenta il male, ma solo uno dei punti di vista.

    Chiedi ad un Apple-fan, se non sarebbe contento di poter sentire la voce di Steve Jobs, sul forum di HUp, direttamente dall’interno dell’azienda! ;)

    La sottile linea rossa, sta tra l’apparire all’improvviso e sparire altrettanto rapidamente, solo per creare il rumore (buzz) oppure entrare nel rispetto delle regole, presentarsi come evangelist dell’azienda X e cercare il dialogo portando valore alla conversazione e quindi al forum e a chi vi partecipa.

    Ora, mi pare opportuno aggiungere che sebbene ne parli senza problemi, questi argomenti sono del tutto marginali, se non completamente assenti nella mia vita lavorativa.

    Il PPP è una specie di fantasma, tutti lo sentono e ne parlano, ma nessuno lo ha mai visto. Mi rifiuto di credere che ci sia gente che scrive a pagamento senza dirlo. Sarò ingenuo, ma nel dubbio, preferisco concedere il beneficio del dubbio.

    Buzz è una parola che non mi è mai piaciuta e grazie al cielo non la devo usare quasi mai. Bisognerà trovarne una più bella.

  19. Sergio 6 maggio 2009 - 9:08 am | #

    grazie delle risposte, torno nel merito del post lasciando da parte per il momento gli strumenti da PR.

    Appunto ora che abbiamo più o meno identificato tra le mansioni dei PR “instaurare una relazione duratura con gli opinion leader” mi chiedo: ma con quanti opinion leader un PR può mantenere relazioni senza incorrere nei limiti sociologici? E quanti opinion leader è richiesto che un PR mantenga contatti? E quale è la qualità di questi contatti?

    Penso che sia questa la discriminante tra la figura del PR “con l’agendina piena di nomi che nemmeno conosce” o qualcosa di qualità maggiore: per penso dipenda sempre da quello che il cliente chiede no?

    Un’altra cosa: c’è un grosso discrimine rispetto al prodotto venduto. Se questo prodotto non è di qualità penso che un PR o un addetto marketing abbia poco da fare se non usare “trucchetti”.

    Sempre riguardo ai prodotti tiriamo un momento in ballo i blogger: penso che l’opinione dei blogger (o di determinati blogger) sia molto rilevante per determinati prodotti. Esempio: una recensione positiva di un libro sulle presentazioni da parte di Garr Reynolds mi convincerà all’acquisto, mentre l’opinione su un succo di frutta o un detersivo anche di un “blogger rilevante della scena italiana” non cambierà la mia opinione.

    Quindi tagliando con l’accetta: se si parla con un opinion leader è PR altrimenti è marketing.

    Gli Opinion Leader penso abbiano buone ragioni per fare le prime donne: ci hanno messo tempo e fatica per ricavarsi quella nicchia e quella posizione e quindi penso pretendano un minimo di “corteggiamento”.

    Per il resto… bhe penso che non parliamo più di PR.

    Deliro molto?

  20. Tagliaerbe 6 maggio 2009 - 10:24 am | #

    @Donato:

    1) Pay Per Post: è il caso di precisare che Google ha dato una sonora mazzata ai post a pagamento, introducendo il concetto di rel=”nofollow” (in mancanza del quale scatta il rischio di penalizzazione del PageRank visualizzato sulla barretta) anche (o soprattutto?) per arginare il “mercato dei post” (e quello dei paid link), che iniziava a prosperare oltreoceano.

    2) Buzz: forse non conosci a fondo il settore, ma per mia esperienza posso dirti che NON esistono ad oggi aziende, perlomeno in Italia, in grado di mettere una persona competente ad “evangelizzare” su un forum.

    Vuoi per via della crisi e dei tagli di personale, vuoi perchè le persone capaci sono “in altre faccende affacendate”, sta di fatto che i grossi brand non hanno la possibilità di destinare risorse interne al ruolo di “ambassador”.

    E allora quel compito viene delegato alle ormai tristemente famose “buzz agency”, che fanno mandare da uno stagista (basta guardare in LinkedIn…) email fotocopia (cambiando solo il nome del brand da spingere).

    L’ambassador incompetente entra sul forum in questione (dove il 99% degli utenti, soprattutto se l’argomento è tecnico, ne sa almeno il doppio di lui), e viene seppellito.

    Risultato? magra figura per l’ambassador, ma soprattutto tremendo danno di immagine per il brand.

    Questa è la realtà, caro Donato: Steve Jobs non scriverà MAI sul forum di Hardware Upgrade, e neppure un bravo dipendente di Apple. Semmai lo farà un povero stagista sottopagato, che magari, il giorno dopo, sarà costretto a promuovere un prodotto Microsoft :-)

  21. Donato 6 maggio 2009 - 12:57 pm | #

    Risposta breve:

    @Sergio – non c’è male, come livello di delirio! :-P Ci sarebbero tante precisazioni da fare, spero di riuscire a raccogliere ed ordinare tutto in un post.

    @Tagliaerbe
    # PPP – tanto meglio che Google lo abbia penalizzato, ma ripeto, non sono testimone di nessun caso in Italia, in cui sia stato utilizzato.
    Sarà un mio gap di conoscenza, oppure tutti ne parlano e nessuno lo usa?

    # Buzz – mi limito a smentirti sul fatto che non ci siano aziende in grado di pagare evangelist, qui ne sono testimone. Certo non sarà l’AD a fare evangelism, ma comunque persone molto qualificate, non stagisti, la cui mission non è quella di “inquinare” i forum.

    Ma non è questo il punto, il discorso è che se si parte dal presupposto che tutto quello che viene dalle aziende è male (come alcuni pensano della pubblicità, ie.) non troveremo mai un punto di incontro.

    Se invece il presupposto è che le aziende attraverso i loro prodotti/servizi e quindi anche tramite le conversazioni attorno ad essi, possono portare un contributo di valore, allora la prospettiva cambia. In meglio! ;-)

  22. Sergio 6 maggio 2009 - 2:03 pm | #

    attendo con ansia un nuovo post allora :-)

    Una cosa sulle aziende: è vero, c’è la tendenza a considerare le aziende come oggetti “impuri”, ma penso che questo sia conseguenza di troppe operazioni finalizzate a spingere prodotti scadenti o senza storia, e troppe campagne sbagliate in genere.

    Certo che se la blogosfera da una parte chiede una conversazione con le aziende e dall’altera considera le aziende come cose che “sporcano la conversazione” allora probabilmente siamo in un discreto stallo.

    Dal punto mio sono mediamente aperto con qualunque realtà aziendale abbia una storia da raccontare.

    Mi sa che scriverò un post anche io alla fine :-)

  23. Tagliaerbe 6 maggio 2009 - 2:22 pm | #

    @Donato:

    1) Pay Per Post: il fenomeno esiste, su grossi e piccoli blog, dichiarato o meno. Ma non sarò io a fare i nomi (almeno non in questa sede :-) ).

    2) Buzz: se vuoi pagare (anzi, FORMARE) un evangelist per promuovere un prodotto “semplice” per un pubblico “semplice” (chessò un detersivo per una casalinga), magari ce la fai.

    Ma se l’obiettivo è entrare su un forum di geek con le @@, per promuovere (pardon, “creare una conversazione”, come dici tu) un prodotto tecnologico, le cose cambiano, e parecchio.

    Tanto più che questo è un periodo di taglio di budget, e i soldi per la formazione di personaggi qualificati, da impiegare magari in una sola campagna, non credo li abbia nessuno.

    E ti farò un bel parallelismo. Sai dove si trovano parecchi call center italiani? in Romania. Sai quanti soldi prendono gli operatori? non lo dico, ti verrebbe da piangere. Sai a quante telefonate (magari di pre-vendita) non riescono a dare una risposta esaustiva? un numero enorme. MA A CHI LI ASSUME VA BENE COSI’. Chi li assume si prende in carico il rischio (direi la certezza) che il servizio offerto faccia schifo, e che il cliente (a volte pure il prospect…) ha comunque un bassissimo valore.

    Se poi tu lavori per una azienda che assume solo operatori laureati, ultra-formati, che evadono il 100% delle telefonate, che hanno il 100% dei clienti soddisfatti, buon per te.
    Ma non metterti a difendere una “categoria” che fa acqua da tutte le parti. Semmai (mi piacerebbe davvero) che esponessi un bel case study (anche senza nomi) di qualche tuo cliente, di come lavorate, di cosa proponete, e di quanto vi pagano in cambio di cosa :-)

  24. Donato 6 maggio 2009 - 2:39 pm | #

    Probabilmente ho dato una impressione errata, non è mia intenzione difendere nessuno.

    Le cose che denunci, sono un problema reale, quello che sto dicendo è che c’è un modo “not evil” di fare le cose, e nella mia esperienza è quello che porta risultati reali, positivi per l’azienda.

    I trucchi, prima o poi vengono scoperti, e sono dolori, per l’azienda innanzitutto.

  25. Alessio 6 maggio 2009 - 2:54 pm | #

    Io la vedo piuttosto semplice. Ci sono agenzie che nei tempi della crisi, per essere competitive, hanno tagliato la voce “costo di acquisto spazi pubblicitari” e sono passate all’attacco di spazi gratuiti e della blogosfera, che è generalmente più a buon mercato del mondo giornalistico (poi per carità, nessuna categoria può chiamarsi fuori a prescindere).

    Questo modo di operare ha perfettamente senso nel breve termine, in tempi di crisi, riduzione di budget e via discorrendo, ma nel medio termine fotte contenitori, contenuti e aziende, oltre che il pubblico. Il motivo? Le commistioni “sporche”, che poi sono quelle che attirano maggior interesse perché permettono l’imboscamento dei messaggi pubblicitari, prima o poi vengono a galla. Da fruitore di contenuti dico, meglio prima che poi.

    E in tutta franchezza degli evangelizzatori aziendali – anche dei più preparati – me ne faccio davvero poco. Un evangelizzatore aziendale rema dalla sua parte a priori, che debba evangelizzare su un catorcio o un gioiello. Con la differenza che i gioielli tendenzialmente hanno meno bisogno di azioni di evangelizzazione: sono i catorci o i vari “me too” che ne hanno un disperato bisogno.

  26. Donato 6 maggio 2009 - 5:21 pm | #

    Alessio, tu la vedi un po’ troppo semplice! :-P
    Secondo Jeremiah Owyang
    Although Controversial, Sponsored Conversations are Here to Stay
    http://tinyurl.com/cx3uot

    Io non credo nelle conversazioni “sponsorizzate”, credo invece nella funzione catalizzatrice delle PR.
    Se le conversazioni sono fuochi, noi dobbiamo essere acceleranti.

    Esistono acceleranti più o meno efficaci, ad effetto immediato o rilascio lento, e anche quelli che se usati male ti scoppiano in mano.

    Per quanto riguarda gli evangelist, in una conversazione dialettica, esprimono uno dei due punti di vista, non per questo sono meno sinceri ed appassionati.

    Io sono stato (anche) un evangelist quando lavoravo in Passpack.

  27. umbazar 7 maggio 2009 - 11:03 am | #

    @Tagliaerbe

    non boccerei a priori l’opera degli “ambassador” che animano alcuni forum per conversare con gli utenti attorno a prodotto/servizio, rispondendo alle loro curiosità e raccogliendo i loro feedback.
    l’agenzia per la quale lavoro – promodigital – gli “ambasciatori” vengono scelti per la loro affinità (e quindi per la loro conoscenza) circa il settore relativo al prodotto oggetto della campagna (es. appassionati di motori per l’automotive), vengono formati direttamente in azienda e, soprattutto, sono sempre supportati con materiale info e con un rapporto diretto con il brand per le questioni più complicate (credo/spero che un iter analogo sia seguito anche da altre realtà). la questione è che non sempre è così semplice dare risposte alle richieste (giustificatissime) degli utenti (es. nel caso di guasto di un’auto), perchè un’attività di buzz/pr non può (e forse non deve) diventare un’attività di customer care 8)

Un trackback

  1. [...] post letti di recente mi hanno indotto (nuovamente) ad interrogarmi sul reale valore e maturità della blogosfera [...]

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