Arrivo con notevole ritardo, ma ci tenevo a dirlo: vivo in una società multietnica, e ne sono orgoglioso.

Queste due donne che festeggiano la vittoria del mondiale nel 2006, per me sono italiane, e non ho bisogno di un certificato per stabilirlo.
Rispettare o violare le leggi non ha nulla a che vedere con l’essere italiani. Per cui, tanto chi è italiano, quanto chi non lo è dovrebbe essere tenuto a rispettare le leggi, e il prossimo.
Tutti insieme, poi, gli uomini dovrebbero ribellarsi a leggi potenzialmente razziste. E con questo mi pare che non ci sia niente altro da aggiungere.
Edit 17.05.09
Sunil ha 27 anni ed una piccola attività cammerciale. Tutta la sua famiglia è ancora in India. Ha vissuto in Italia per i primi anni in clandestinità, girando la penisola in lungo e in largo. E’ stato anche in Puglia, dove ha lavorato in aziende tessili e agricole, sempre in fuga, sempre nell’incertezza di non ricevere neppure il compenso per il lavoro che stava svolgendo. A chi si sarebbe potuto rivolgere per avere giustizia?
Poi Sunil è riuscito a regolarizzarsi, ha messo i soldi da parte, conducendo una vita semplice. Fino a quando non ha potuto aprire la sua attività commerciale. Ora la tiene aperta per più di 12 ore al giorno, perché deve recuperare l’investimento, mandare i soldi a casa, mangiare e vivere.
Probabilmente le storie di emigrazione dei nostri nonni non sarebbero tanto differenti da quella di Sunil. Anche tra loro c’erano dei malviventi, una minoranza che ha contribuito a creare quegli stereotipi negativi nei confronti degli italiani che ancora oggi fatichiamo a sconfiggere.
Impariamo dalla nostra storia a non commettere gli errori che altri hanno commesso nei nostri confronti.
Foto di csiprato
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