La Carica Virale dei Video Diffusi per Email

Ancora non l’avete capito? Se mi dovete segnalare un video “virale” via email vuol dire che di virale sto video non c’ha proprio un caz**…

Napolux via Twitter

Il messaggio, tranchant, come dicono quelli che parlano bene, dovrebbe essere incorniciato sul comodino di chi si occupa a vario titolo di comunicazione online, di modo che tutte le mattine se ne ricordi, prima di iniziare il proprio lavoro.

Come spesso accade con le dichiarazioni nette, che prendono una posizione in qualche maniera estrema, anche in questo caso sono necessari dei distinguo:

  1. un video, una campagna, un messaggio non hanno due soli status, virale o non-virale; esistono infiniti gradi intermedi di viralità, come infiniti sono i punti di una retta. Noi per necessità e per comodità, possiamo tentare di creare delle scale di valori, e allora dovremo interrogarci sui criteri per farlo;
  2. una prima semplice definizione di virale indica tale caratteristica come: ciò che è capace di propagarsi autonomamente tramite il passaparola. Dunque, se il messaggio

    nella mia email è virale sarà diffuso da una elevata percentuale di destinatari, innescando il processo di diffusione, se invece il messaggio virale non lo è, riceverò molti messaggi come quello di Francesco che ha dato il via a questo post. Sì, ma come fare a saperlo prima dell’invio della mail?

E’ qui che entra in gioco chi si occupa di comunicazione, un ruolo che può essere svolto in diverse maniere, con diversa effcacia, a seconda della competenza, capacità, esperienza e fortuna. Proprio perché non tutti i video sono virali allo stesso modo, con la stessa carica [o appeal, per usare un termine in voga nelle aziende], poiché non tutti i video si rivolgono allo stesso target potenziale di riferimento, il ruolo di chi fa comunicazione in generale, o di chi si occupa di Relazioni Pubbliche online, è quello di leggere tutti questi elementi (caratteristiche del messaggio, target, obiettivi, ecc), e cercare di muoversi in maniera da esaltare l’efficacia del messaggio stesso.

Al successo finale contribuiscono numerosi fattori, in primis la reale carica virale del video, per tornare a ciò di cui siamo partiti, poi la sua attinenza ai valori ed alle caratteristiche del target a cui si rivolge e così via. Però togliamoci dalla testa che se un video è virale, basta caricarlo su Youtube per avere fantastilioni di view. E’ una favola.

biancaneve

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5 commenti

  1. viralavatar 28 maggio 2009 - 10:49 am | #

    1) hai perfettamente ragione sul termine virale.. devo sempre spiegargli ai clienti che un video non nasce virale.. e che se mi danno un video che fa schifo.. io nn gli farò fare migliaia e migliaia di views solo perchè sono un viral seeder

    2) io credo che inviare mail ai blogger sia una cosa normale.. perchè un blogger è un potenziale opinion leader e dovrebbe essere felice che agenzie di comunicazione lo considerino tale! Certo se tu scrivi sul tuo blog web 2.0 e ti mando il nuovo sito del prosciutto X.. allora hai ragione tu..

    3) i blogger italiani, come gli italiani in generale, se la “tirano” anche quando non ce ne è bisogno!! Spesso faccio partire all’estero le campagne italiane e quando siti importanti stranieri ne parlano, torno in italia e gli italiani poi mi fanno girare la campagna.. come per dire: se m’invio un video con 10 views mi stai spammando la mail ma se me lo invii quando ce ne ha già 10 mila.. wow fico ti ringrazio!!!
    un esempio: il video spoof coca cola che sta girando in questi gg.. sai perchè sta girando così tanto? Perchè è partito tutto da Repubblica.it.. sennò avrebbe fatto le sue 3/4 mila views in 2 mesi e pace.. – Daniele Montemale (modifica | elimina)

  2. Napolux 1 giugno 2009 - 10:19 am | #

    Ops, non mi ero accorto di questa citazione, tra l’altro limpido esempio del mio twittar forbito. ;)

    Tornando alla viralità (vero tema del post) segnalare via mail a presunti top-blogger a caso un video scrivendo “ciao, abbiamo realizzato questo video virale, guardalo!” vuol dire non aver capito un beneamato ciufolo: non si crea viralità in questo modo, come dici tu.

    (e tra le altre cose il video di “virale”, divertente o quello che vuoi aveva ben poco…)

    Da questo (e visto che non è la prima volta che mi capitano email del genere) il mio twit che sfoga in maniera così tranquilla questo disagio.

    P.s.
    Ecco lo screenshot da stampare:
    http://tweetshots.com/tweetstock/wt4a238e64cf21d.png

  3. Napolux 1 giugno 2009 - 10:27 am | #

    @viralavatar
    Tirarsela? E da quando? Se mi invii un video che non c’entra nulla con l’argomento del mio blog, che non mi fa ridere (o altro) e che non mi rimane in testa…

    Può avere anche 100.000.000 di view, ma mi fa incavolare lo stesso.

    Per esempio a me “evolution of dance” non dice nulla. Eppure è uno dei video più visti su youtube. Son gusti personali, difficili da interpretare. Fare mass mailing sperando in qualche link che faccia aumentare le view… Beh, immaginerai anche tu quanto possa funzionare.

  4. viralavatar 1 giugno 2009 - 10:40 am | #

    @Napolux – ma anche il secondo post era per me?
    Guarda tu hai un blog che parla di tutt’altro e quindi hai ragione a dire ciò che dici.. quello che ti arriva a te fondamentalmente è SPAM .. perchè non contestuale.. se invece sto facendo girare un video di auto e contatto un blogger che parla di motori.. dovrebbe essere felice di essere stato contattato perchè appunto ritenuto un OL.. poi che lui posti la cosa o s’incazza è altra cosa.
    Cmq per la cronaca io non ti ho mai inviato niente ne a te ne a tutti i blogger non contestuali con il target della mia campagna :)

    Come amo spesso dire:
    “la linea di confine tra lo Spam e il Viral Marketing è molto sottile.. ed è sempre più sottile”

  5. Donato 1 giugno 2009 - 11:10 am | #

    @Napolux – è in quel “presunti top blogger a caso” la chiave di lettura, credo. Se sono davvero a caso e si parla di mass mailing, hai pienamente ragione.

    @Daniele – c’è un fondo di verità in quello che dici, a volte ci sono dei comportamenti un po’ particolari da parte dei cosiddetti top blogger.

    In qualche caso si esagera con il mito dell’incorruttibilità, come se ricevere una segnalazione da una agenzia di relazioni pubbliche possa essere qualcosa che mette a repentaglio la verginnità del blogger.

    Per questo, spesso è più facile dialogare con figure più vicine all’area giornalistica, più abituati a ricevere comunicati stampa: li leggono, se interessa scrivono, se no li cestinano e si va avanti.

    Infine, solo per precisare l’ovvio, non ho idea di quale campagna si riferisse Francesco e non mi interessa, ho solo tratto uno spunto per una riflessione sui viral video, che mi auguro possa essere di aiuto per tutte le parti coinvolte.

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