Davide – Tagliaerbe, intervista Luca Conti Pandemia, nella veste di Community Manager di Buzz Paradise, agenzia di buzz marketing, (passaparola online) che ha da poco attivato un servizio di produzione di contenuti a pagamento. Sì, hai capito bene, il sogno incoffessato di molti blogger, essere pagato per scrivere, si avvera, e personalmente, continuo a non trovarci nulla di scandaloso, a patto che tutto sia chiaro, trasparente, cristallino.

[immagine rubata a Tagliaerbe]
Preciso, prima di essere preso a sassate da chi è senza peccato (cit.), che non ho mai scritto né qui né altrove post sponsorizzati o retribuiti, ed ho sempre esplicitato ogni affiliazione o forma di incentivo ricevuto, né scriverò post a pagamento nell’immediato futuro, perché:
- innanzitutto lavorando per una società di relazioni pubbliche, non considero corretto promuovere prodotti e servizi che potrebbero essere in competizione con quelli dei clienti, in maniera retribuita – il che implica che implica che spontaneamente ed in maniera gratuita, ritengo di poter esprimere tutte le libere opinioni che sento di esternare.
- perché in verità non credo all’efficacia del pay per post per le aziende, salvo in alcune particolari circostanze; pertanto, come consulente, non me la sentirei di consigliarlo nella maggior parte dei casi, a meno che non si siano state escluse tutte le altre vie percorribile per “far dialogare i brand con i blogger“, per citare il claim di Buzz Paradise.
A meno che Luca, o qulcun altro, non mi porti dei dati che mi smentiscano. Sono sempre pronto a rivedere le mie posizioni, se l’interlocutore ha argomenti convincenti
La domanda che io avrei posto, e che non ho trovato nell’intervista, invece è:
Perché un’azienda dovrebbe pagare dei blogger per scrivere dei propri prodotti/servizi, non vuol dire ammettere che, senza un incentivo economico, con quel brand nessuno avrebbe avuto interesse a dialogare? Non si rischia di vendere per online marketing, la semplice acquisizione di spazi, solo in nuovi formati?
A Davide invece chiederei:
In qualche occasione hai detto che se un’azienda vuole farsi pubblicità, non basta che invii qualche gadget ai blogger, la dovrebbe pagare al prezzo di mercato; cosa c’è di diverso tra pagare un banner e pagare per sentire l’opinione di qualcuno, senza vincoli, visto che il blogger non è tenuto a parlare bene del prodotto che recensisce?
Ora non resta da capire chi è il diavolo e chi l’acqua santa!
9 commenti
“Cosa c’è di diverso tra pagare un banner e pagare per sentire l’opinione di qualcuno, senza vincoli, visto che il blogger non è tenuto a parlare bene del prodotto che recensisce?”
Parto da questo presupposto: il banner è un qualcosa di “esterno” al contenuto, il contenuto non può essere un banner. Leggeresti in modo assiduo, e avresti la stessa elevata considerazione, di un blogger che inizia a recensire sistematicamente prodotti/servizi a pagamento? non credo.
Nel momento in cui il blogger viene pagato per esprimere la sua opinione, ecco che non è più “senza vincoli”. Senza arrivare a discorsi filosofici, il denaro è il vincolo più forte per un uomo, e se uno mira a monetizzare col suo blog stai pur certo che scriverà recensioni “accomodanti”, con la speranza di ricevere ulteriori commesse. E quindi scrive una marchetta.
Non parliamo poi del target: ad un blog come il mio, che prodotti/servizi da recensire si possono proporre? ha senso che io recensisca un telefono cellulare? o un profumo? eppure cose più o meno simili mi sono state proposte, nonchè inviti ad aperitivi senza senso. E non mi dire che chi mi invita ad un aperitivo non spera poi che io scriva qualcosa sul mio blog…
Concludendo (si fa per dire, perchè il discorso è infinito…): la probabilità che una agenzia di buzz mi proponga un prodotto/servizio davvero interessante, affine ai miei gusti e al mio target, e mi paghi bene per scrivere una recensione, è vicina allo zero. E di scrivere un post pagato pochi euro sull’ultimo film di moda (che tanto non andrò mai a vedere), non ci penso neppure
Risposta sensata e chiara, come sempre, Davide, da cui deduco:
1. non si può abusare del pay per post (condivido)
2. se tu blogger rischi di giocarti la credibilità per due lire non so se ti conviene (condivido)
3. scarsa probabilità di ricevere un’offerta interessante – dipende dagli interessi, TU hai gusti difficili!
A me se dessero telefonini e gadget tecnologici da provare e recensire liberamente, sarei più che felice
In tutta onestà tutta la discettazione è un falso problema. Pagare un’opinione non è come fare pubblicità e chi la paga vuole che rimanga publicity per quello.
Ma che lavoro fate voi?
Emanele, sarà certamente colpa mia, ma non capisco cosa vuoi dire, per me il tuo messaggio è contraddittorio.
Il “che lavoro fate voi”, poi, sembra poco cortese; sicuro di voler andare sul personale già dalla prima colta che lasci un commento qui?
@Emanuele: se guardi negli “about” dei rispettivi blog dovresti trovare ciò che cerchi…
@Donato tranquillo che io sono sicuro e senza contraddizioni. Che lavoro fate non è offensivo e non prevede requisiti di primo ingresso.
Sono stato troppo sintetico e non sei riuscito a capoire? Evidentemente non puoi, non succede niente.
Emanuele, l’onere di farsi capire spetta a chi scrivere, se non ne hai voglia o non ne sei capace non sei obbligato a partecipare alla conversazione.
Questo è uno spazio libero per discussioni costruttiva.
Uomo avvisato.
No, se voglio selezionare chi capisce e cosa. L’incapacità di gestire le critiche è tutta tua con evidenza lampante.
Anche le argomentazioni che adduci mostrano una bassa preparazione dialettica. Non saprei cosa farti fare
Comunque, per quanto non avevi capito il mio prmo commento, ti rassicuro dicendoti che sostenevo le tue perplessità, ovvero i molti dubbi sull’efficacia di pagare contenuti blog, in quanto sarebbe una forma di publicity difficilmente controllabile e soggetta a boomerang. Gli utenti non sono stupidi come Conti le pensa. Chissà perché poi pensa che lo siano.