Tv Talk: Lettera Aperta a Massimo Bernardini

Caro Massimo,

- utilizzerò un tono colloquiale ed informale come è consuetudine tra blogger -

tv-talk

sono meritati i complimenti a te e alla redazione di Tv-Talk per le interessanti analisi che settimanalmente proponete ai telespettatori e per la maniera non urlata e professionale con cui svolgete il vostro lavoro. Tuttavia non si scrive una lettera aperta per fare i complimenti, ed in effetti quella che vorrei muovere è una piccola critica che trebbe essere anche uno spunto per migliorarsi. L’intento dunque è assolutamente costruttivo.

Noto che da un lato lo strumento analitico nelle mani di Silvia Motta è eccezionalmente potente, pur con tutti i suoi limiti intrinseci, e capace di evidenziare le curve di ascolto dei programmi televisivi per orari, fasce di età,  piattaforma e chissà quali e quante altre variabili. Grazie a questo e alla preparazione degli analisti in studio la lettura delle dinamiche televisive risulta vivace e puntuale e costituisce il punto forte della trasmissione.

D’altro canto però risultano deficitari i mezzi – e forse anche le competenze? – per fornire una lettura di quello che succede nel mondo della Rete. E’ chiaro il tentativo, corretto nelle intenzioni, di non trascurare un universo che non può più essere considerato avulso da quello televisivo, tuttavia la semplice lettura della classifica dei video più visti su YouTube non apporta alcun dato realmente significativo.

L’errore sta alle radici di questo approccio: applicare alla Rete gli stessi criteri di “audience” mutuati dai media mainstream. Inolte:

YouTube assomiglia in qualche modo alla televisione perché utilizza lo stesso linguaggio per immagini, e spesso utilizza proprio le immagini prese dalla televisione. Tuttavia YouTube non può essere eletto in rappesentanza della Rete, che è innanzitutto il luogo del linguaggio e della dialettica. I blog, i forum, i social network sono gli ambiti della conversazione dove la parte più viva ed attiva della Rete si esprime.

YouTube, a causa anche della vicinanza espressivacon il mezzo televisivo è in qualche manier inquinato dalle influenze che provengono da quest’ultimo e che sono numericamente prevalenti, ecco perché in cima alla classifica si trovano spesso spezzoni di trasmissioni popolari (reality,  talent show e così via).

Sarebbe certamente più interessante, ad esempio, andare a scandagliare gli umori e le opinioni di quella parte della blogosfera che parla di televisione, e che lo fa con puntualità e competenze che potrebbero sorprendere. Dovrebbe saperlo bene Cinzia Capatondi che ne è protagonista in prima persona quando scrive per la redazione di DavideMaggio.it

Oppure utilizzare strumenti che la rete stessa mette a disposizione per avere un’idea di quali siano gli argomenti più discussi online. Liquida, Wikio o Blogbabel, pur con tutti i limiti del caso, proprio come per lo strumento utilizzato da Silvia Motta, offrono delle metriche più attendibili e significative rispetto alla classifica dei video più visti su YouTube. Queste metriche andrebbero poi lette ed interpretate da chi conosce le dinamiche della rete, molto diverse da quelle dei media mainstream, e da chi padroneggia gli strumenti della Social Network Analysis.

Nella speranza di aver offerto un utile spunto di riflessione, cordiali saluti.

Donato

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