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Unconventional Strategic Planner: Tre Domande a Markettara

 

by Donato Carriero

Tre domande a Rossella [aka Markettara], per conoscere un po’ più da vicino il suo lavoro: unconventional strategic planner.

1. Unconventional Strategic Planner. Ovvero? In cosa consiste il tuo lavoro?

E’ sicuramente un’etichetta o job title che non siamo abituati a sentire, un lavoro che nasce da numerosi cambiamenti – nella società, nel mercato, nelle persone – e che a questi si è adattato. Rimanda ad uno strategic planner d’agenzia con una specializzazione nuova: unconventional, che “rompe con le convenzioni”.
Le convenzioni sono sicuramente quelle legate ad un vecchio modo di comunicare, ad altri tempi, quando le persone (il vecchio target) e la società erano diverse, e la pubblicità stava un po’ meglio (forse proprio perché si stava peggio ;-)

Oggi, principalmente, mi occupo di viral, social media, mobile, digital PR, ambient e guerrilla, tenendo salda un’ampia visione sulle tendenze, cercando la crossmedialità, la centralità delle persone e utilizzando la tecnologia come fattore abilitante della socializzazione.

Se vogliamo andare un attimo in profondità, il mio lavoro consiste nell’analizzare, progettare, ideare e gestire la comunicazione delle marche sui media emergenti, che sono, per definizione, sempre nuovi. E’ quindi innanzitutto un lavoro in cui è necessario essere sempre aggiornati sulle tendenze – trasversalmente, a seconda dei settori di cui ci si occupa (tecnologia, alimentazione, moda, entertainment, etc) – condividerle con il proprio team allargato (colleghi, clienti, pubblici), cavalcarle e magari anticiparle.

E’ quindi innanzitutto un lavoro in cui è necessario essere sempre aggiornati sulle tendenze – trasversalmente, a seconda dei settori di cui ci si occupa (tecnologia, alimentazione, moda, entertainment, etc) – condividerle con il proprio team allargato (colleghi, clienti, pubblici), cavalcarle e magari anticiparle. E’ necessaria quindi una profonda conoscenza della marca e del prodotto su cui si lavora di volta in volta, delle strategie dei suoi competitor, del loro percepito e reputazione presso i pubblici.

A questo punto, il mio cappello strategico diventa creativo-strategico e, a stretto contatto con team di lavoro sempre nuovi, mi impegno nel trovare l’idea, quella rilevante, e ne seguo gli sviluppi progettuali…dall’abito con cui è rivestita alle relazioni con e tra le persone.

2. Cosa viene prima la creatività o la strategia? E come si equilibrano i due elementi in una campagna?

Assolutamente è la strategia a venire prima: è alla base, è il seme della creatività. E’ fondamentale prendere in considerazione tanto il mercato, quanto la marca e le persone, per comunicare correttamente ed ottenere l’apprezzamento da parte del pubblico. Per questo l’idea creativa deve scaturire dalla strategia.

C’è però da dire che l’equilibrio tra i due elementi tende a cambiare se abbiamo a che fare con campagne che coinvolgono i mezzi digitali: in questi casi è sempre più difficile scindere strategia da creatività. Il digital vive di contenuti e di engagement, per cui, accanto all’analisi e all’insight di comunicazione, lo stratega moderno che si occupa di nuovi media deve conoscere quel che interessa o può interessare alle persone, così come il modo per raggiungerle, condividere e creare con loro.

3. Parlaci di uno dei lavori che hai seguito di recente.

Tra i miei ultimi lavori, il progetto di crowdsourcing Saicomemeloimmagino per Nesquik. Ti racconto in estrema sintesi il progetto.

Nesquik ha sempre comunicato da marca tradizionale, e dialogato poco con i suoi pubblici online, composti dai bambini e soprattutto dalle mamme. Così, al brief di ideare un nuovo sito loro dedicato, abbiamo deciso di far fare alla marca un primo grande passettino nel web sociale, chiedendo direttamente alle mamme più attive in rete un contributo importante a livello progettuale: cocreare il sito con noi.

Ne è nato un “cantiere” online, con 5 aree di discussione (stile friendfeed) in cui, per circa tre mesi, brand, agenzia e persone – mamme e papà – hanno dialogato sul sito ideale. Il dialogo si è spostato anche offline, grazie ad un incontro dal vivo tra i tre attori, un brainstorming che ha contribuito molto nel costruire quello che sarà l’output finale. E dico “sarà” perché il cantiere vedrà i primi frutti a brevissimo e per tutto il 2011 (c’è stato davvero tanto su cui lavorare!).

Il nuovo sito sarà un contenitore in evoluzione di progetti cross-media, coerenti con quel è emerso da Saicomemeloimmagino: Nesquik può rendersi utile alle mamme aiutandole a conoscere i propri figli e a migliorare il dialogo con loro, nella fase della vita in cui i loro piccoli diventano più autonomi e con interessi ben definiti. Bellissima strada da percorrere… in fondo, cosa c’è di meglio per una marca che rendersi utile?

Rossella Ferrara è Unconventional Strategic Planner at Now Available [LinkedIn]

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