Due post letti di recente mi hanno indotto (nuovamente) ad interrogarmi sul reale valore e maturità della blogosfera italiana.
Lungi da me sfiorare il tema “morte dei blog”, ché come dice Enrico – quanto gli sarà costato paragonarsi al Pres.Del.Cons?!? – è argomento vecchio, torna ciclicamente e porta anche un po’ sfiga.
No, mi riferisco al rapporto tra blog, web2.0 e giornalismo.

I post in questione trattano argomenti attigui, il primo di Adam Sherk riporta i dati della ricerca di RealWire secondo cui le Digital Media News Release nel otterrebbero il triplo della copertura rispetto ai comunicati stampa tradizionali.
RealWire è una società con sede in Gran Bretagna che si occupa di invio di comunicati stampa digitali, va detto senza per questo mettere in dubbio la scientificità della ricerca. Che i dati siano realmente così favorevoli alle Social Media News Release importa relativamente, quello che apprendiamo è che sono uno strumento di contatto con i giornalisti almeno equiparabile se non preferibile ai comunicati stampa tradizionali.
Il secondo post invece arriva dal blog di Distilled, società specializzata nella ottimizzazione per i motori di ricerca [SEO], e spiega come ottenere backlink di qualità verso il sito del cliente al fine di migliorarne il posizionamento nelle pagine dei risultati della ricerca [SERP], utilizzando strategie le relazioni pubbliche online:
- trovare la notizia
- scrivere il comunicato
- creare la lista dei destinatari
- inviare le email
- richiamare
Niente di particolarmente sconvolgente se non per il passaggio in cui Lexi, l’autrice, fornisce qualche dritta su come rapportarsi ai giornalisti tramite Twitter:
Many journalists are relatively up for the approach but this doesn’t mean that all journalists on Twitter want to be @followedupped
You still run a risk of being blocked and in some cases ridiculed online.
For the gregarious SEO, please note an @followup should be instead of a follow up call and NOT as well as the follow up call
Don’t ask if they got your press release. This is very annoying for journalists, so instead give them some more information relating to it
Sì, il segnale è chiaro, fuori dall’Italia giornalisti [Journo Tweeple] e addetti alle pubbliche relazioni [PR Tweeple] sono online e comunicano anche tramite Twitter.
Per ulteriore conferma, suggerisco di leggere questo scambio di vedute su “se followappare tramite Twitter o no” [era gennaio 2009!].
In Italia invece, per quella che è la mia esperienza
In ogni caso i due mondi, giornalisti e blogger sono separati più nettamente che altrove e poco inclini a comunicare tra loro. I primi hanno imparato ad usare l’email ma sono diffidenti o terrorizzati dai social media; i secondi sono bravissimi a denunciare le mancanze dei giornalisti, ma non hanno mai fatto il salto di qualità, non dico per l’Informazione con la I maiuscola, ma anche per settori specifici, ad esempio la tecnologia.
Se si escludono i network di nanopublishing, quanti sono il blogger che gestiscono il proprio spazio in maniera semi-professionale? La mia impressione è che i due gruppi abbiano finora perso l’occasione di crescere grazie alle influenze dell’altro, o mi sbaglio?
[to be continued..?]
Un commento
Tema molto interessante ma qui mi volevo limitare ad un commento banalissimo: la foto nel tuo post. È stupenda, rende alla perfezione il senso di ciò di cui stai parlando!
Un trackback
[...] segnaliamo due voci del panorama italiano: Il Giornalaio (chi meglio di lui con questo nick? ) e Markingegno che analizzano le due figure, forti del supporto di fonti e dati [...]