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I Social Media Pericolosi Per Report

 

by Donato Carriero

Se vai a raccontare dei pericoli della vita circense al domatore di leoni, è chiaro che si farà una bella risata. Per quanto tu possa studiare, il domatore conosce meglio di te i pericoli del proprio mestiere e certamente se ha scelto e continua a fare quella professione, giudica quei rischi calcolati ed inferiori ai benefici materiali e spirituali che trae dal fare il domatore.

La metafora del domatore racconta quello che è successo ieri durante la puntata di Report dedicata ai social media.

Non sta a me difendere la Gabanelli e Stefania Rimini, giornalista che ha realizzato la puntata, hanno spalle abbastanza larghe per affrontare il temibilissimo “popolo della Rete”. Credo anzi che ad ogni puntata di Report ci sia una certa percentuale di telespettatori infuriati, a torto o a ragione. Questa volta è toccata a noi, che forse qualche argomentazione per essere insoddisfatti ce l’abbiamo, ma non tanto da emettere una sentenza prima ancora che finisca la puntata, come hanno fatto un paio di illustri personaggi.

Minestrone o brodino

In molti hanno utilizzato il termine “minestrone” per descrivere la maniera in cui la trasmissione ha affrontato il tema. Troppa carne al fuoco e argomenti trattati in maniera superficiale.

Condivido questa percezione, ma mi chiedo, quale sarebbe stata l’alternativa? Restringere gli argomenti ad uno o massimo due social network, diciamo Facebook e Twitter e tentare di approfondire maggiormente tematiche e problematiche di cui alla grande maggioranza dei telespettatori di Report – che già possiamo considerare un gruppo più informato della media – probabilmente non interessa nulla perché implica competenze troppo tecniche e troppo lontane dalla loro vita quotidiana.

Cosa sarebbe successo agli indici di ascolto se si fossero messi a spiegare la differenza tra profilo personale e pagina Facebook? Concetti semplici, quotidiani per molti di noi che ci chiamiamo geek – ma gli altri ci vedono nerd – eppure sfuggenti e assolutamente non interessanti per la maggior parte di coloro che non hanno un blog e che non vivono iperconnessi.

Dunque, meglio un minestrone lungo che piaccia alla maggior parte dei commensali, sapendo che qualcuno lo troverà poco saporito, o meglio un brodino così ristretto da risultare indigesto ai più?

Fuor di metafora, la puntata di Report non era rivolta al popolo della Rete che numericamente, se isolato, non è un target interessante nemmeno per Report. Né la Gabannelli e soci avrebbero potuto avere l’ambizione di risolvere in meno di 60 minuti il problema del digital divide. L’obiettivo era quello di evidenziare alcuni pericoli della Rete e seppur con qualche forzatura giornalistica e qualche imprecisione è stato raggiunto.

Breve nota a margine: il titolo provvisorio della puntata, a febbraio quando sono stato intervistato era “I pericoli della Rete”. Successivamente la redazione avrà ritenuto opportuno aggiustare il tiro, ma forse questo ha creato confusione nelle aspettative di una fascia di telespettatori.

E’ stata una buona puntata di Report?

Non lo è stata, molto poteva essere fatto meglio. Un altro giudizio molto diffuso in Rete è “occasione persa”. Sì vero, Report ha mancato l’opportunità di raccontare anche il lato positivo della vita digitale.

Durante la mia intervista ho parlato di LinkedIn, delle opportunità professionali che offre (si è vista solo la mia mappa delle connessioni senza spiegare cosa fosse), di come le aziende, almeno alcune che ci credono veramente, abbiano l’opportunità di instaurare un dialogo franco e diretto con i propri clienti e viceversa, dello stesso Foursquare ho sottolineato come sia un gioco e allo stesso tempo una possibilità di far incontrare il mondo digitale con quello analogico.

Tutto questo non è andato in onda, come sono certo che molti degli altri intervistati, ad esempio Alex Giordano o Robin Good, avranno evidenziato gli aspetti positivi dei social network sia in ambito aziendale che personale.
Peccato che tutta questa passione non sia emersa. Capisco la difficoltà nel cogliere questi aspetti e ancor più nel renderli fruibili al grande pubblico, da parte di chi non è davvero, intimamente, coinvolto ed intriso di cultura digitale.

Forse sarebbero stati necessari due giornalisti per realizzare questa puntata, uno che si occupasse dei pericoli ed uno delle opportunità offerte dalla Rete. Entrambi avrebbero dovuto avere un migliore background sull’argomento.

Voto finale

In conclusione, se ieri sera a caldo avevo dato un sei e mezzo alla puntata, riflettendo a mente fresca dico che non le si può riconoscere la sufficienza. Senza ergermi a critico televisivo, da telespettatore, il mio voto finale è cinque e mezzo.

Visto che giochiamo con i voti, do un tre a chi ha cominciato a sputare veleno sulla Gabanelli e sulla trasmissione ben prima che iniziasse, pubblicando poi il proprio post con il verdetto finale quando ancora la puntata era in onda.
Un mix di opportunismo, muoia Sansone con tutti i Filistei e trucchetti SEO. Questo sì che è un pericolo per la Rete!

Senza voto chi ha espresso giudizi sulla puntata senza averla vista, basandosi solo sui Tweet della gente che segue. Almeno i giornalisti, quando dicono cose di cui non sanno, hanno l’accortezza di utilizzare il condizionale. Già così non è bello, ma arrivare a certezze assolute passando per il sentito dire è esagerato, dai.

Chiudo con un bonus tip: se dovessi puntare i miei due cents sull’emittente che vedo meglio posizionata per interpretare il corto circuito tra televisione e social media, punterei su La7.
Seguo con curiosità (ma non ho ancora approfondito), il progetto Next-Tv, sostenuto da Ilaria D’amico.

Ilaria, senti un cretino, questo è il momento per uscire allo scoperto, quando il ferro è ancora caldo! ;-)

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Comments (20)

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  • ArMyZ - Rispondi
    aprile 11, 2011, 8:12 am

    Condivido le tue conclusioni ed il tuo equilibrio nel valutare il prodotto finito.
    “…la puntata di Report non era rivolta al popolo della Rete che numericamente, se isolato, non è un target interessante nemmeno per Report.” direi che racchiude sinteticamente la questione. Rammarico, certo: un palcoscenico di primo piano, una platea di rilievo ma con contenuti parziali, limitati e limitanti. Un “peccato” ci stà tutto.

  • Niki - Rispondi
    aprile 11, 2011, 8:37 am

    Non ho visto la puntata “live” ieri sera, mi sono scaricata il pdf con la trascrizione del programma però. Non esprimo giudizi, ma da quanto ho letto in giro e percepito mi pare proprio che il punto sia quello che sottolinei tu.
    Forse concedere all’argomento uno spazio più ampio, due o tre puntate, avrebbe contribuito a fare chiarezza da un lato e gettare le fondamenta per una educazione televisiva alla rete dall’altro.

  • Donato - Rispondi
    aprile 11, 2011, 10:24 am

    Antonio, per quello il mio giudizio non è completamente negativo.

    Carmela, spero che condividerai anche nel senso di fare sharing ;)
    Grazie!

  • Antonio Patti LdF - Rispondi
    aprile 11, 2011, 9:47 am

    Io ho apprezzato la trasmissione perché si è soffermata, teatralmente, su questioni che mai nessuno affronta facendo invece vera disinformazione. Chi dei 500 milioni di utenti di FB sa quello che è stato detto ieri? Quante aziende che ci pagano per gestire la loro pagina sanno a cosa vanno incontro?

    Purtroppo credo che questa puntata, come tutte le altre, abbia fatto esplodere le proteste di tutti coloro che hanno visto scricchilare i propri interessi, evidenziando così le fondamenta argillose sulle quali è costruito il mondo digitale.

  • Carmela - Rispondi
    aprile 11, 2011, 10:21 am

    condivido il tuo post

  • evilripper - Rispondi
    aprile 11, 2011, 10:46 am

    ti confesso non l’ho vista tutta la puntata, perchè mi ha nauseato dopo i primi 30 minuti sia per come era stata impostata sia per la superficialità/mediocrità con cui affrontavano gli argomenti (a un certo punto ha tirato fuori il web 2.0 ma lol )… a parte che hanno detto delle grandissime banalità spacciandole come se avessero scoperto chissà cosa (wikileaks docet :) ), ma sembrava in atto una demonizzazione dei socialnetworks e del mondo di internet (tv e internet sono due media che non vanno daccordo in italia). Bello notare come report stessa utilizzi facebook visto che ha 200.000 fans! :°)

  • Carmela - Rispondi
    aprile 11, 2011, 10:51 am

    già fatto ;)

  • Nancy - Rispondi
    aprile 11, 2011, 12:34 pm

    Complimenti, ottimo post,
    condivido!
    Grazie

  • Kartun - Rispondi
    aprile 11, 2011, 12:22 pm

    Da perfetto “beota” sono rimasto contento della puntata, perché per un “mediocre” usufruitore della rete come potrei essere io, ho compreso alcuni aspetti che ignoravo totalmente.

    E nonostante tutto non sono riuscito a comprendere il “grande disegno” :)

    E comunque voto sotto la sufficienza perché dovevano darti più spazio di Zuckerberg!!!

    eheh

  • [...] social network, pericoli, allarmismi, spezzoni decontestualizzati di interviste (come quella a Donato), calamità e sfighe di ogni tipo, come da anni non capitava di [...]

  • #Report e la Sora Cesira « Gilda35 - Rispondi
    aprile 11, 2011, 9:46 pm

    [...] Donato Markingegno Carriero: I Social Media Pericolosi Per Report [...]

  • #Report e la Sora Cesira | wordpress work bench - Rispondi
    aprile 11, 2011, 11:03 pm

    [...] Donato Markingegno Carriero: I Social Media Pericolosi Per Report [...]

  • William Nessuno - Rispondi
    aprile 12, 2011, 5:51 pm

    Io ho scritto, in breve, questo:

    http://williamnessuno.wordpress.com/2011/04/12/report-caduto-nella-rete/

  • [...] L’opinione di Markingegno [...]

  • [...] del momento su tutte le piattaforme sociali: Facebook, Youtube, Twitter, Foursquare(in cui è stato intervistato Donato Carriero, amministratore di Markingegno), LinkedIn… Ce ne sono ormai a decine e anche chi aveva delle remore si sta iscrivendo. Tra gli [...]

  • [...] la puntata di Report del dieci aprile scorso, dal titolo “Il prodotto sei tu” ho continuato a scambiare qualche email con Stefania Rimini, la giornalista che ha [...]

  • Donato - Rispondi
    aprile 19, 2011, 4:38 pm

    Ciao Diego, visto che probabilmente ci sarà una seconda puntata sui social media, abbiamo la possibilità di portare un contributo da parte della Rete.

    Aggiungi le tue idee su come realizzare una puntata di Report sui Internet e i social media nel wiki: http://it.blogger4report.wikia.com

    Sarà inviato alla redazione di Report.

  • diego - Rispondi
    aprile 19, 2011, 4:29 pm

    Non sono un blogger però mi ritengo ben informato sui social media in generale, e tralasciando il fatto che in 60 minuti non si può dire tutto, hanno parlato solo in modo negativo e in particolare di Facebook. E’ stata più una puntata “terrorista”, perchè ad esempio hanno evidenziato i limiti della privacy su Facebook, ma non hanno citato, ed era doveroso, il fatto che tutte quelle cose sono modificabili tramite l’impostazione della privacy e dell’account.
    Secondo me hanno sprecato una buona occasione.

  • [...] per realizzare la puntata “Com’è andata a finire” sequel di quella dedicata da Report ai social media, ha raccolto solo cinque contributi in sette [...]

  • [...] dire che solo un paio di giorni fa ho scritto (perdona l’auto-citazione): [...] se dovessi puntare i miei due cents sull’emittente che [...]

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