Sta accadendo ora. I pezzi si ricompongono e la figura completa diventa via via sempre più chiara: Twitter ha raggiungendo Facebook nell’olimpo dei social network che si sono impiantati nel tessuto sociale, ne fanno parte integrante per una fetta di popolazione tale per cui anche il resto, chi non lo utilizza, non può ignorarlo.
Non si tratta di una mera questione di numero di utenti, gli iscritti a Facebook in Italia e nel mondo restano di gran lunga più numerosi rispetto al microblogging tool – definizione a mio avviso più appropriata di social network se ci si riferisce a Twitter – ma dei cinguettii si parla ovunque, ora anche le celebrities, i trend-setter, lo utilizzano generando un effetto valanga sulla popolazione non-geek, la gente comune o se preferite il “Paese reale”.

Se dovessi individuare un evento, un preciso momento in cui questo passaggio si è compiuto in Italia indicherei la prima puntata della trasmissione di Fiorello “Il più grande spettacolo dopo il weekend” quando il presentatore siciliano:
- ha invitato un centinaio di Follower alla prima delle quattro puntate dello show,
- ha utilizzato l’anomalo hashtag lungo quanto il titolo #ilpiugrandespettacolodopoilweekend
- in prima serata su Rai Uno ha parlato di Twitter utilizzando parole come “i giovani si divertono e comunicano così”, quasi a giustificarsi con il pubblico più in avanti negli anni
- ha presentato il gruppo di amici con cui tutte le mattine propone la rassegna stampa proprio su Twitter
- ha inserito l’hashtag impossibile anche nel corso degli spot che annunciano le prossime puntate, primo caso in Italia (salvo smentite) per una trasmissione delle sette reti nazionali generaliste (Rai, Mediaset, La7) [Forse solo Exit lo ha fatto].
L’intelligenza e sensibilità artistica di Fiorello sta nell’aver compreso che il modo in cui si fruisce del medium catodico è cambiato, soprattutto tra i giovani.
Rosario è riuscito ad integrare un elemento di novità in maniera discreta, indolore all’interno di uno show tradizionale come il varietà. Non una trasmissione innovativa e rivoluzionaria nelle forme espressive, il varietà. Musica, simpatia ed una spruzzata di social media. La miscela deve essere stata gradita a giudicare dai dati Auditel.
Così ha sentito parlare di Twitter anche l’anziana signora a cui del varietà interessano quasi esclusivamente le belle canzoni di una volta. Così, sempre più categorie professionali non possono più permettersi il lusso di ignorare cosa sia Twitter. Dal giornalista al presentatore tv, dallo sportivo al commerciante, l’avvocato, l’insegnante. Tutte persone che per un motivo o per l’altro possono non utilizzare Twitter, ma rischiano di fare una magra figura con colleghi, alunni e con le persone con cui hanno a che fare nella vita di tutti i giorni.
Fioccano gli articoli sull’argomento social media e si parla di Primavera di Twitter.
Solo qualche settimana fa parlando di Twitter in pubblico io stesso mi sarei sentito in dovere di precisare cosa fosse. Oggi no o molto meno di prima, perché Twitter fa parte della società in cui vivo, in cui viviamo. Ecco perché il suo valore è inestimanbile.
2 commenti
E io che ho inesorabilmente perso la prima puntata per dimenticanza, cercherò di dare un’occhiata almeno alla seconda stasera!
Mark è bello che ci sia qualcuno come te che specifichi il ruolo di twitter alla fine di una settimana in cui è stato l’argomento più trattato dai media in generale. Sicuramente a dare il ruolo che merita al microblogging è, sì stato Fiorello, con la sua capacità di catalizzatore che tutti gli riconosciamo, ma si sia stati soprattutto noi che lo usiamo da tempo e che, come tu dici, lo consideriamo “fa parte della società in cui vivo, in cui viviamo”.
Un trackback
[...] dunque vive il suo momento di gloria in Italia, per usare un’espressione anglosassone, is gong mainstream. Molte aziende già lo utilizzano, e sempre più lo faranno convinte e coinvolte dalla diffusione e [...]