Qantas Airways: la Campagna Social Media Diventa un Boomerang

Lanciare una campagna sui social media vuol dire necessariamente cedere in qualche misura la parola alla gente, agli utenti. Non è la comoda, tranquilla (per le aziende) pubblicità delle famiglie sorridenti e felici.
È possibile che le reazioni delle persone siano inaspettate, ne è la prova quanto recentemente accaduto alla compagnia aerea australiana Qantas.

Tramite l’account @QantasAirways la compagnia ha lanciato una campagna Twitter invitando i follower a dire quale fosse la propria “esperienza da sogno” in volo. L’iniziativa era finalizzata ad esaltare i servizi di prima classe della compagnia utilizzando l’hashtag #qantasluxury e la ricompensa sarebbe stato un pigiama Qantas ed un “simpatico kit luxury”.

Sfortunatamente il team PR della compagnia aveva sottovalutato quanto accaduto il mese precedente: la rottura delle trattative con tre organizzazioni sindacali aveva lasciato a terra tutta la flotta il 29 ottobre.
Gli utenti hanno preso in parola l’invito ad essere creativi, inondando la campagna com tweet che ironici:

“Breaking news: Quantas lancia la classe #QantasLuxury. Come quella standard, ma gli aerei decollano”

La campagna è andata in fumo alla velocità di 51 tweet al minuto.

Takeaway

Il team PR avrebbe dovuto considerare con maggiore attenzione il contesto in cui la campagna si sarebbe svolta, dopo le vertenze sindacali. Giustificarsi dicendo “L’iniziativa fa parte della nostra campagna social media globale” non risolve il problema e non riduce il danno di immagine subito.

Avere un social media plan è importante, essere sempre allerta e capaci di leggere il contesto, anticipare le reazioni negative degli utenti non è facile, richiede sensibilità da parte del team PR e reattività da parte dell’azienda che deve essere disposta e capace di modificare i programmi in corsa.

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Photo credit: caribb

Come le Aziende Possono Sfruttare Twitter

Twitter dunque vive il suo momento di gloria in Italia, per usare un’espressione anglosassone, is going mainstream. Molte aziende già lo utilizzano, e sempre più lo faranno convinte e coinvolte dalla diffusione e dalla prevedibile ulteriore crescita degli utenti nella penisola.

A cosa serve Twitter per un’azienda o per un brand?

Percorrendo lo stesso percorso logico che parte dall’analisi di come Twitter abbia modificato la fruizione della televisione, anche Jeff Bullas – 4 Ways Twitter is Socializing Tv – conclude il suo post con questa domanda ed offre quattro risposte:

1. Le aziende ed i brand possono utilizzare Twitter per ottenere feedback di valore dai loro clienti attuali e potenziali

2. Twitter può essere utilizzato per organizzare conversazioni su specifici temi, grazie all’utilizzo di hashtag o in occasioni di eventi e conferenze

3. Può essere utile a ridurre la distanza tra il brand ed il cliente, rivelando il lato umano dell’organizzazione

4. Twitter può veicolare call to action per indurre le persone interessate ad informarsi, prenotare o acquistare [ci tengo a sottolineare che parliamo in questo caso di "persone interessate", perché twitter come tutti i social network non è il luogo della pubblicità ma il luogo della relazione]

Attenzione: Twitter, come qualsiasi altro social netwrok, non è la televisione. Il linguaggio e le modalità di coinvolgimento degli utenti non possono essere quelli pubblicitari.

La tua azienda ha già integrato Twitter nella propria strategia di comunicazione?
Quali obiettivi intende raggiungere il tuo Brand tramite la presenza su Twitter?

Photo credit: meddygarnet
 

Il Più Grande Social Media Dopo il Weekend: Twitter Wins

Sta accadendo ora. I pezzi si ricompongono e la figura completa diventa via via sempre più chiara: Twitter ha raggiungendo Facebook nell’olimpo dei social network che si sono impiantati nel tessuto sociale, ne fanno parte integrante per una fetta di popolazione tale per cui anche il resto, chi non lo utilizza, non può ignorarlo.

Non si tratta di una mera questione di numero di utenti, gli iscritti a Facebook in Italia e nel mondo restano di gran lunga più numerosi rispetto al microblogging tool – definizione a mio avviso più appropriata di social network se ci si riferisce a Twitter – ma dei cinguettii si parla ovunque, ora anche le celebrities, i trend-setter, lo utilizzano generando un effetto valanga sulla popolazione non-geek, la gente comune o se preferite il “Paese reale”.

Se dovessi individuare un evento, un preciso momento in cui questo passaggio si è compiuto in Italia indicherei la prima puntata della trasmissione di Fiorello “Il più grande spettacolo dopo il weekend” quando il presentatore siciliano:

  • ha invitato un centinaio di Follower alla prima delle quattro puntate dello show,
  • ha utilizzato l’anomalo hashtag lungo quanto il titolo #ilpiugrandespettacolodopoilweekend
  • in prima serata su Rai Uno ha parlato di Twitter utilizzando parole come “i giovani si divertono e comunicano così”, quasi a giustificarsi con il pubblico più in avanti negli anni
  • ha presentato il gruppo di amici con cui tutte le mattine propone la rassegna stampa proprio su Twitter
  • ha inserito l’hashtag impossibile anche nel corso degli spot che annunciano le prossime puntate, primo caso in Italia (salvo smentite) per una trasmissione delle sette reti nazionali generaliste (Rai, Mediaset, La7) [Forse solo Exit lo ha fatto].

L’intelligenza e sensibilità artistica di Fiorello sta nell’aver compreso che il modo in cui si fruisce del medium catodico è cambiato, soprattutto tra i giovani.

Rosario è riuscito ad integrare un elemento di novità in maniera discreta, indolore all’interno di uno show tradizionale come il varietà. Non una trasmissione innovativa e rivoluzionaria nelle forme espressive, il varietà. Musica, simpatia ed una spruzzata di social media. La miscela deve essere stata gradita a giudicare dai dati Auditel.

Così ha sentito parlare di Twitter anche l’anziana signora a cui del varietà interessano quasi esclusivamente le belle canzoni di una volta. Così, sempre più categorie professionali non possono più permettersi il lusso di ignorare cosa sia Twitter. Dal giornalista al presentatore tv, dallo sportivo al commerciante, l’avvocato, l’insegnante. Tutte persone che per un motivo o per l’altro possono non utilizzare Twitter, ma rischiano di fare una magra figura con colleghi, alunni e con le persone con cui hanno a che fare nella vita di tutti i giorni.

Fioccano gli articoli sull’argomento social media e si parla di Primavera di Twitter.

Solo qualche settimana fa parlando di Twitter in pubblico io stesso mi sarei sentito in dovere di precisare cosa fosse. Oggi no o molto meno di prima, perché Twitter fa parte della società in cui vivo, in cui viviamo. Ecco perché il suo valore è inestimanbile.

MIH: Markingegno in Hagakure

Niente suspense, il titolo dice già tutto. I tweet e gli status di update con hashtag #mih facevano riferimento a questo messaggio nascosto: Markingegno in Hagakure.

La traduzione letterale di Hagakure è “all’ombra delle foglie”, quindi non si può dire che non abbia lasciato chiari indizi per i più curiosi.

Altre possibili interpretazioni potevano essere dal generico Make it Happen a Milan is Home.

Qui si guarda al futuro con entusiasmo per un cambiamento non da poco. Nuova agenzia, nuovi colleghi, nuova città. L’upgrade verso Milano è in corso, attendere prego.

I commenti qui sotto sono lo spazio per gli “in bocca al lupo”, “no, non te ne andare” o “no, non tornare” in base alle vostre preferenze.

Desire S un HTC per Tutti

Sono un felice possessore di HTC Desire fin dai primi giorni in cui è stato disponibile in Italia. Recentemente l’ho aggiornato ad Android 2.3 Gingerbread.

Sebbene rootare e moddare un dispositivo Android non sia così complicato, si tratta pur sempre di un’operazione delicata – fa perdere la garanzia prodotto e può compromettere il funzionamento del dispositivo – quindi se vuoi uno smartphone top di gamma, “chiavi in mano”, ti racconto come si comporta il Desire S.

Grazie ad Euronics per un paio di settimane ho potuto sostituire il mio amato Desire con il Desire S ed apprezzarne le differenze. Quelle che seguono sono le mie notazioni dopo aver utilizzato lo smartphone come dispositivo mobile personale.

Il Desire S è equipaggiato con Android 2.3 Gingerbread ed interfaccia Sense 3.0; ha un processore Qualcomm Snapdragon da 1 Ghz e 768 Mb di RAM, schermo da 3,7 pollici con risoluzione 480x800px, doppia fotocamera, ed un’autonomia dichiarata di 430 ore in stand by o 7 ore di conversazione.
Qui una scheda tecnica completa, di seguito invece il racconto della mia esperienza di convivenza con il gioiellino di casa HTC.

Batteria

Per scelta inizialmente non ho installato app come Juice Defender per testare come sia migliorata la gestione delle risorse in Android. Nonostante le prestazioni siano cresciute, anche l’utilizzo della batteria è migliorato ed il Desire S ha retto tutta la giornata anche quando l’ho stressato pesantemente [nota che quando parlo di stressare il dispositivo mi riferisco sempre ad un utilizzo internet, evito di "sprecare" batteria per chiamate voce] ;)

Con il tempo, aumentando il numero di applicazioni installate, ho notato una leggera diminuzione della durata della batteria. È del tutto normale ed è a questo punto che si apprezza tutta l’efficacia di Juice Defender, applicazione disponibile in versione gratuita o Pro a pagamento su Android Market, capace grazie a qualche semplice impostazione di ottimizzare la durata della batteria e riportarla a livelli di eccellenza per la categoria smartphone.

Doppia Fotocamera

Come molte funzioni extra, la doppia fotocamera fin quando non ce l’hai non ne senti il bisogno. Avendola a disposizione è certamente una comodità, non solo se ti piacciono gli autoscatti, ma anche per sfruttare applicazioni come Skype o Qik, per le videoconferenze la prima e per lo streaming live da telefonino la seconda. Entrambe consentono di passare dalla fotocamera frontale a quella posteriore e viceversa.

Display e form factory

Solidità e robustezza, sono queste le sensazioni che trasmette il Desire S tra le mani. La scocca è quasi tutta in metallo con due inserti in plastica sul retro. Ottima maneggevolezza.
Il display a 16,7 milioni di colori è molto luminoso e perfettamente gestibile anche anche sotto il sole.

Non c’è un pulsante fisico a parte quelli del volume e nemmeno un cursore ottico come quello a cui ero abituato sul Desire. Personalmente ne ho sentito la mancanza, certamente non si può utilizzare lo smartphone con i guanti, ma non solo, vedi il paragrafo successivo.

Tastiera

La tastiera è ovviamente touch, ma l’assenza di un trackpad, fisico o ottico rende complicate alcune operazioni. Ad esempio scegliere tra le parole suggerite mentre si scrive, soprattutto se non si desidera salvare nel vocabolario personale ogni nuova parola non presente.
Probabilmente la maggior parte delle persone non daranno peso alla questione, ma io sono fatto così, termini colloquiali o dialettali, alcuni neologismi o termini del tutto inventati che capita di usare non li voglio salvare nel vocabolario. L’assenza di un trackpad costringe a delle acrobazie.

Altra piccola nota dolente il riconoscimento vocale disponibile solo in inglese. È possibile aggirare il problema scaricando un’altra tastiera dal Market, ma sarebbe bello che l’interfaccia Sense di HTC che trovo ottima, offrisse una tastiera con supporto vocale completo – quindi anche per dettare sms, email e altro – di default.

Conclusioni

Il Desire S di HTC è un signor smartphone che non richiede di alcun intervento o particolare esperienza da parte di chi lo utilizza per avere un dispositivo estremamente performante ed in grado di soddisfare le esigenze del 90% degli utenti di telefonia mobile. In quel rimanente dieci per credo rientri quella categoria di persone che non potrebbero “sopportare” che qualcuno abbia uno smartphone dual core e lui no. :-)

Puoi trovare il Desire S online intorno anche sotto i 400€ ed avrai uno smartphone solido, collaudato e veramente valido, sia per il lavoro che per il divertimento. Consigliato.

Ho scritto questa recensione senza ricevere nulla in cambio se non la possibilità di testare il prodotto. Come sempre cerco di essere accurato ed obiettivo, se hai domande i commenti sono a disposizione.

Ciao Digital PR

Si conclude con questa settimana un periodo della mia vita lungo poco meno di tre anni.

Sono stati anni intensi, esaltanti, faticosi, a volte euforici ma sempre vissuti all’insegna della passione per il mestiere delle relazioni pubbliche in ambito digitale.

Qui durante una cena informale nel 2009 con i colleghi spagnoli ed alcuni internazionali.

Ho avuto la fortuna di incontrare e lavorare affianco a persone straordinarie che ho già ringraziato per quello che mi hanno dato e a cui spero di aver dato qualcosa anche io. Non posso però non citare in particolare Vincenzo, con cui ho diviso per quasi tre anni gioie e dolori della sede romana dell’agenzia e a cui devo molto per quello che mi ha insegnato.

Prima di sfociare definitivamente nel melodrammatico, chiudo con un arrivederci, perché ovviamente la vita continua e una nuova avventura sta per iniziare. L’annuncio sarà dato a breve, per gli amanti dei quiz e dei rebus, qualche criptico indizio l’ho seminato qua e là con l’hashtag #mih. Eccone un altro: capire cosa vuol dire MIH risolve l’enigma, ma non lo troverete su Google.

Dal Social Media Monitoring al Social CRM

Il social media monitoring getta le basi ed i presupposti per il social media marketing. Chiunque si illuda di poter svolgere in maniera professionale azioni di marketing tramite i social networ senza un adeguato strumento e le necessarie competenze per monitorare la situazione preesistente e gli effetti prodotti da tali azioni commette un grossolano errore.

Il monitoraggio, soprattutto per aziende di grandi dimensioni è una questione importante e complessa. Potrei portare testimonianza diretta di aziende che pur ricevendo chiari segnali dai propri clienti tramite i social media, li trascurano perché la divisione marketing non dialoga adeguatamente con il servizio clienti, ad esempio.

In questi casi il semplice monitoraggio non è sufficiente, è richiesta all’azienda una maggiore integrazione, perché se un tempo le relazioni pubbliche potevano – anzi dovevano – essere gestite dall’ufficio stampa con i giornalisti, oggi non è più così, è tutta l’azienda che dovrebbe interagire con i clienti, quando si parla di media sociali.

Entriamo quindi nel campo del Customer Relationship Management o CRM, acronimo dall’inglese che indica la gestione della relazione con il cliente. “Relazione con il cliente”, proprio come quella che si sviluppa tramite i social network. Ecco che arriviamo al Social CRM.

Ho avuto occasione di conoscere Cosimo Palmisano founder di Ecce Customer, sorprendente startup tra le prime in Italia ad offrire un servizio online (SaaS) per la gestione del Social CRM. Ho chiesto a Cosimo di spiegarci cosa è in grado di fare ECCE:

Il Social CRM di EcceCustomer permette di monitorare ciò che i clienti dicono a proposito del brand e dei competitors, d’identificare i propri fan più influenti e di trasformare questi influencers in forza vendita online.

Ecce connette il Social Web ai processi di CRM del brand permettendo a tutti i dipartimenti dell’azienda di progettare azioni per influenzare socialmente le decisioni di acquisto dei clienti e dei prospect.

Ecce è stato costruito su un motore analitico e si avvale di una piattaforma unificata che comprende funzionalità di pianificazione, analisi, gestione dei processi e collaborazione.

Grazie a queste funzionalità, EcceCustomer è in grado di integrare le attività di vendita, di marketing, di CRM, di targeting, di lancio e monitoring delle campagne online e di garantire l’integrazione con tutti gli altri dati aziendali.

Tale integrazione consente di effettuare ulteriori analisi più approfondite e migliorare i processi decisionali inerenti il prodotto, le vendite e le strategie di marketing come per esempio integrare le informazioni dei Social con quelle dei db aziendali (loyalty cards, aftersales ecc).

Ecce è stato costruito su un motore analitico e si avvale di una piattaforma unificata che comprende funzionalità di pianificazione, analisi, gestione dei processi e collaborazione.

Nel corso della Settimana della Comunicazione, Cosimo ha illustrato come il Social CRM permetta di misurare con puntualità l’engagement prodotto tramite la pagina Facebook Secretary.it. Il video realizzato da The Good Ones.

Il monitoraggio quindi, si estende dalle conversazioni alle reazioni prodotte dentro e fuori gli asset aziendali. Al terminde di questo lungo percorso sarà forse possibile parlare di ROI dei social media in maniera più significativa di quanto non sia stato fatto fino ad ora.

Strumenti analitici e numeri che dovranno sempre essere gestiti e ponderati con la consapevolezza del fatto che si parla di persone e relazioni, non di robot. I numeri sono importanti, ma hanno dei limiti, come ho scritto parlando de “il cuore del social media marketing” e come ha sintetizzato in maniera splendida e più brillante Roberto Venturini a conclusione dell’appuntamento citato in precedenza durante la Settimana della Comunicazione:

Immagine anteprima YouTube

Non facciamoci prendere dal rito ossessivo del numero… “È fantastico, sui social abbiamo fatto +300%” Sì, ma com’è andato il business? “No, settimana prossima chiudiamo l’azienda, però sui social andiamo alla grande!”

Google Plus Si Salverà Grazie a Google Reader?

Non so voi, ma io da quando ho scritto questo post sui limiti di Google+ l’ho utilizzato sempre meno.

Non devo essere stato il solo vista la riduzione del tempo speso sul social network da parte degli utenti e il calo di traffico dopo il picco del lancio pubblico.

Campanelli di allarme, non condanne, che vanno però letti assieme al caso del post accidentalmente reso pubblico da Steve Yegge, ingegnere Google che dice:

Google doesn’t do well is Platforms. We don’t understand platforms. We don’t “get” platforms.

Sergey Brin parlando del futuro di Google+ ha riconosciuto le proprie responsabilità,

I’m not a very social person myself, I was wrong

Vic Gundotra, Senior Vice President of Social Business di Google, ha confermato che le API di Google Plus sono in arrivo, ma che il loro approccio è cauto perché vogliono fare le cose per bene, evitando che i prodotti di terze parti smettano di funzionare man mano che Google Plus viene sviluppato dagli ingegneri di Mountain View.
In primavera dovrebbe essere annunciato un importante aggiornamento in tal senso, durante la conferenza Google I/O.

Nel frattempo un imminente aggiornamento di Google Reader dovrebbe favorire l’integrazione con Google+, abilitando la condivisione di ciò che si legge sul Reader direttamente sul social network del motore di ricerca.

È un primo passo verso quella facilità di condivisione che a mio avviso è la più evidente carenza del social network di BigG. Per il momento, condividere link e pensieri su Twitter o Facebook continua ad essere molto più facile che farlo su GooglePlus.

Sarà sufficiente tutto questo a scongiurare l’eventualità che Google+ faccia la fine di Wave o Buzz?
Ne possiamo discutere anche su Google Plus.

Fiorello su Twitter fa la Rassegna Stampa

Sono stato ad un suo spettacolo non più di un anno fa e tra i tanti altri prendeva in giro “quelli che hanno un sito internet”, confessando la propria riluttanza ad utilizzare qualsiasi strumento tecnologico.

Come ogni persona intelligente però, Fiorello non deve essersi fermato alle prime sensazioni, ha sperimentato, ed ora è già una star di Twitter con oltre 50.000 followers e la sua rassegna stampa mattutina da L’edicola di Cesare.

In realtà stamattina la rassegna è andata storta, nel senso che Fiorello teneva male lo smartphone e bisogna guardare il video con la testa inclinata su un lato, ma la guarderà e capirà per la prossima volta come tenere il cellulare, perché le persone intelligenti imparano dai propri errori.

Due considerazioni:

  • Don’try this at home. Non provateci a casa, a fare uno show per il web con un telefonino. Se non vi chiamate Fiorello, se non siete bravi almeno quanto lui non avete speranze. E lui stesso, non è che vive con la rassegna stampa, diciamo che sperimenta nel caso in cui Infostrada dovesse decidere realmente di segarlo. Si sa, la bellezza come la giovinezza, si fugge tuttavia.
  • Twitter is going mainstream. Sempre più star e vip nostrani utilizzano Twitter. Sempre più giornalisti, di diversi settori – cronaca, moda, tech, ecc.. – sono costretti a sapere cos’è Twitter ed un po’ persino come funziona.

Twitter sta sempre più entrando nel tessuto sociale e questo ne aumenta il valore al di là delle fredde metriche. Biz Stone e Jack Dorsey ringraziano.

Update
Pierluca mi fa notare che la rassegna stampa di Fiorello pare sia sponsorizzata da Vanity Fair. Ciò non toglie nulla alla bontà dell’iniziativa e conferma il fatto che non è una cosa alla portata di tutti.

Don’t Settle. Stay Hungry. Stay Foolish.

Non ho conosciuto l’uomo, ho ammirato il genio.

Spero di vivere in un mondo in cui persone come Steve Jobs possano emergere, riuscire e contribuire a migliorarlo nel settore in cui eccellono.

Il suo ultimo gesto di dedizione nei confronti della Apple, la sua creatura, essersene andato il giorno dopo il lancio dell’iPhone 4S.

[photo credit: tsevis]