Social Media: Content Is King

I contenuti sono l’elemento portante dei social media e quindi anche del social media marketing. Le aziende devono imparare a pensare e comportarsi come media company, facendo emergere dal proprio interno le risorse di conoscenza e competenza e trasformandole in contenuti preziosi per gli utenti dei social media, che sono in definitiva i clienti dell’azienda stessa.

Quanto più tali contenuti saranno utili, interessanti, di valore per i clienti dell’azienda tanto più facilmente essi circoleranno sui social media per effetto del passaparola.

Una ulteriore conferma viene dall’indagine condotta da AOL e Nielsen, ecco alcune evidenze emerse.

La quantità di contenuti condivisi varia in base al canale utilizzato:

  • il 42% dei post su Twitter contengono link a contenuti; il 73% dei post su Twitter che si riferiscono ad uno specifico settore industriale (auto, tech, finanza, e intrattenimento) contengono link
  • il 41% dei post sui blog contengono link a contenuti; il 64% dei post sui blog relativi a specifici settori industriali contengono link a contenuti
  • il 12% di tutti i post su Facebook contengono link a contenuti; il 22% dei post su Facebook relativi ad uno specifico settore industriale contengono link

I brand sono tra i principali protagonisti della condivisione online; almeno un marchio o un prodotto è citato nel 60% dei messaggi di condivisione dei contenuti online. Gli strumenti più utilizzati sono email (66%) social media (28%) e instant messaging (4%).

La maggior parte delle persone condividono contenuti tramite più piattaforme

Nei quattro settori industriali considerati, i contenuti informativi sono quelli più condivisi

via: MarketingProfs.
 

Il Valore di Twitter È Inestimabile?

Qual è il valore di Twitter? A febbraio si parlava della cifra capogiro di dieci miliardi di dollari. Oggi probabilmente sarebbe più alta. La crescita delle valutazioni per il più fenomenale strumento di microblogging della Rete è costante e questo solo in parte dipende dai numeri generati dai suoi utenti.

È sicuramente rilevante che Twitter abbia annunciato di aver superato i duecento milioni di account registrati, ma non basta a spiegare il fenomeno, tanto più che le minacce per la sua stessa sopravvivenza sono note e reali: elevata percentuale di utenti che lo abbandonano dopo un primo periodo di utilizzo (salvo poi ritornare), un business model ancora lontano dall’essere chiaro e delineato. Nonostante tutto questo Twitter continua a ricevere investimenti e valutazioni stratosferiche. Qual è il punto?

Siamo nel mezzo di una bolla come quella del 2000?

Questa domanda fa tremare i polsi degli imprenditori della rete e di chi ancora porta i segni di quella esperienza; il fatto che altre web company siano valutate e ricevano finanziamenti per cifre altissime porta a chiedersi se la storia non si stia per ripetere.

Nel mio piccolo, mi permetto di dire che sono d’accordo con Michael Arrington quando sostiene che le circostanze non sono le stesse:

But no one. Absolutely no one, is telling startups to raise and spend money as fast as they can.

La lotta è aspra e l’economia mondiale non attraversa una delle fasi più floride. Alcune web company ce la faranno, altre potrebbero non sopravvivere nel lungo periodo, nonostante ora siano valutate miliardi di dollari. Con le startup funziona così.

Detto questo però e tolto il cappello dell’analista finanziario, l’osservatore deve essere in grado di vedere il cambiamento sociale e culturale indotto – se non prodotto – da Twitter. Nel giornalismo, nella comunicazione, nella società intesa come luogo di circolazione delle idee, dove sta dando voce e visibilità assieme ad altri social network come Facebook e Youtube alle minoranze oppresse in cerca di libertà.

Per questo oggi non è possibile definire un valore per Twitter, perché è un fenomeno sociale, un elemento innovativo dirompente nonostante – o forse proprio grazie a – la sua semplicità. In questa prospettiva che gli utenti di Twitter siano una piccolissima minoranza – non la terza nazione al mondo come Facebook – importa relativamente. Ad oggi Twitter potenzialmente potrebbe essere portatore di un cambiamento più profondo anche di quello sin qui generato dalla creatura di Zuckerberg – limitata in questo dal suo essere giardino parzialmente murato.
Date le potenzialità del fenomeno Twitter, il suo valore oggi, non è stimabile.

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Centro per la Sicurezza delle Famiglie su Facebook

Facebook arricchisce la sua offerta di strumenti per rispondere ad una delle principali minacce – percepite o reali – a cui gli utenti sono esposti: veder violata la propria privacy.

Il Centro per la Sicurezza delle Famiglie era stato lanciato nella sua prima versione circa un anno fa e si chiamava solo Centro per la sicurezza.

Facebook vuole offrire maggiori strumenti di conoscenza necessari ad un utilizzo consapevole del social network in maniera da tranquillizzare i genitori e rendere più consapevoli i giovani – il 77% degli utenti Facebook nella fascia 13 – 16 anni utilizza un profilo completamente pubblico [fonte: EU Kids Online]

Oltre ad alcuni video illustrativi il Centro per la Sicurezza delle famiglie è composto da sezioni dedicate a:

  • La Filosofia di Facebook
  • La Comunità
  • Strumenti e risorse
  • Genitori
  • Insegnanti
  • Ragazzi
  • Forze dell’ordine

Zuckerberg, che in passato aveva sostenuto che la privacy è un concetto sociale superato, sembrerebbe aver mitigato la propria posizione sull’argomento, o più probabilmente ha riconosciuto l’opportunità strategica di mostrarsi più attento alla richiesta di privacy che arrivano anche da enti ed istituzioni internazionali, i quali vogliono interloquire con una realtà che se fosse una nazione sarebbe la terza più popolosa al mondo.

Sarà una risposta sufficiente all’esigenza di sicurezza degli utenti? E questa esigenza arriva realmente dagli utenti o è più che altro una mossa “politica”?

Report e i Blogger: Storia Chiusa. Per Ora.

Senza nessuna sorpresa da parte mia, i consigli per realizzare la puntata “Com’è andata a finire” sequel di quella dedicata da Report ai social media, ha raccolto solo cinque contributi in sette giorni.

Dunque delle decine e decine di blogger e social media guru che hanno fatto i gargarismi con l’hashtag #fail e criticato dall’alto della propria poltrona in salotto l’operato della redazione di Report, poi al momento di rimboccarsi le maniche sono rimasti in quattro: Jovanz74, JuliusDesign, Umbazar, Giuppo77.

Per carità, non è che fosse obbligatorio per nessuno contribuire al wiki, ma la sproporzione nei numeri mi pare tale da legittimare le considerazioni che seguono.

Immaginavo che in molti non avrebbero partecipato anche per non legittimare l’iniziativa di uno, uno chiunque. Perché è così che funziona nella blogosfera, tutto bene finché si resta nel gruppo, ma appena qualcuno tenta l’iniziativa, la fuga in termini ciclistici, finiscono i giochi di squadra, nessuno gli dà il cambio, è molto difficile che qualcuno lo sostenga per arrivare insieme al traguardo.

A meno che non si tratti di una questione di mera solidarietà – un torto subito, un motivo per indignarsi – oppure nel caso in cui l’uomo in fuga non riesca a staccare nettamente il gruppo, e allora diventa irraggiungibile, allora si può tornare a lodarlo perché fa storia a sé ed è bene poter vantare l’amicizia di uno così.
Vincenzo ne è un esempio, ha un approccio estremamente professionale, e si è conquistato la posizione e l’autorevolezza per volare alto sopra le beghe blogosferiche. Lavorando a stretto contatto con lui ho potuto vedere ginocchia di gesso piegarsi in un forzato e doloroso gesto di deferenza.

Tornando al caso di Report, come dicevo, ero certo che per molti sarebbe stato impensabile rivolgersi alla trasmissione attraverso una terza persona, quindi ho creato il wiki come ponte verso la redazione della Gabanelli, la stessa che non risponde a nessuno se non all’Unità, Tv Talk, e una nota sul proprio sito – che maleducati! – e che però si è detta disposta ad ascoltare i consigli raccolti tramite questo strumento. Non è bastato per motivare gli opinion leader, evidentemente.

Con mia sorpresa però, la contestazione della inopportuna concentrazione della conversazione non è rimasta sottaciuta, neppure il fatto che il wiki prevedesse di rimandare le discussioni ai blog dei contributor è servito a superare tale timore. Che si sia persa un’occasione? Io dico di sì.

Chiudo con le parole di Leo Sorge, un uomo e pensatore anticonvenzionale, ché dire blogger ora mi pare riduttivo:

Per la maggior parte, i social media italiani sono riempiti da guru autoproclamati dei quali non si riesce a conoscere neanche il lavoro. In gran parte si tratta di ex blogger, generalmente non della prima ora, che tempo fa valutai ad occhio in circa trecento.
Non appena le metriche dei blog sono state più chiare, per gran parte si sono spostati sui media sociali, Facebook, Twitter o Foursquare che siano. Quello hanno, quindi reagiscono male se gli si tocca il soldato Twitsquarenbook: un badge s’insegue, un like si rimedia, ma un commento è già più difficile da sollecitare.

Lo so, non è un post in clima con la Pasqua, ma meglio così, martedì ci saremo dimenticati già tutto e passeremo al flame successivo.

Edit 3 maggio 2011:
Stefania Rimini via email ringrazia chi ha contribuito al wiki:
“grazie per il contributo fattivo, nell’aggiornamento confluirà anche questo.”

Twitter: Strumenti per Sfruttarlo al Massimo

Twitter è la piattaforma di microblogging che ha fatto propria la filosofia less i more, tanto da rendere famosa la balena che compare quando il servizio è sovraccarico e questo in passato accadeva con una frequenza esasperante.

Proprio l’essenzialità del servizio però, sembra essere una caratteristica vincente, grazie anche alle applicazioni di terze parti che ne compensano le lacune, aumentando le funzioni a disposizione degli utenti. Eccone alcune degne di nota.

GroupTweet

GroupTweet consente di inviare messaggi ad un gruppo di utenti Twitter, ad esempio un team di lavoro. I messaggi possono essere privati o pubblici. Tutti i membri del team devono seguire l’account creato ad hoc, il quale deve ricambiare, in modo che il team possa inviare messaggi diretti all’account centrale il quale smisterà i messaggi a tutti i membri.

Twuffer

Twuffer consente di programmare i tweet. Con una semplice autorizzazione Oauth si ha accesso alla dashboard. Tramite un calendario si sceglie data ed ora in cui si desidera twittare.

Anche SocialOomph offre il servizio di programmazione dei post ed altre automazioni, però è necessario registrarsi. Non mi ha convinto, non saprei dire perché, tuttavia gli darò una seconda possibilità.

TweetBeep

TweetBeep promette di essere come Google Alerts, ma per Twitter. Notifica quindi in caso di @mentions – lo fanno anche molte applicazioni desktop o mobile – o in base ad hashtag. Può essere utilizzato quindi per tenere sotto controllo quello che si twitta in merito ad un argomento o un marchio.

Twibs

Twibs è una directory di business presenti su Twitter, è possibile effettuare delle ricerche locali – pochissimi i nomi italiani. Ho provato a registrarmi ma non so perché l’operazione non è andata a buon fine. Per il momento il giudizio sul servizio è sospeso.

Questi sono solo alcuni servizi che ho voluto evidenziare, altri come Tweetstats che crea automaticamente grafici con cui puoi analizzare in che modo utilizzi Twitter – frequenza, densità, abitudini, percentuale di @reply, ecc..

Altre segnalazioni interessanti su iLearn Technology

Ottimizzare la Pagina Facebook Per i Motori di Ricerca

L’impegno necessario per ottimizzare una pagina Facebook per i motori di ricerca è minimo, probabilmente non sarà necessario ingaggiare un esperto o una agenzia specializzata, ma di sicuro Facebook aiuterà a migliorare il posizionamento nei motori di ricerca anche del sito principale del brand.

Vanity URL – Sii vanitoso

Bastano 25 fan per poter scegliere il proprio URL personalizzato. Che tu gestisca la pagina di un marchio industriale, di un’attività commerciale o di una rock band, non puoi rinunciare alla possibilità di avere un indirizzo del tipo

www.facebook.com/tuonome

Clicca sul pulsante Edit Page visibile solo agli amministratori e seleziona il tab Basic Information. Visualizzerai questo pannello:


[clicca sull'immagine per ingrandire]

Nella stessa tab compila i campi About, Description e General Information utilizzando il nome del brand, keyword e le informazioni che aiuteranno chi è interessato ai tuoi prodotti/servizi a trovarti tramite i motori di ricerca o Facebook stesso.
Il primo campo in particolare, comparirà nella colonna di sinistra, sotto l’immagine di profilo della pagina Facebook.

Link da e verso il sito principale

Da un punto di vista SEO e dei flussi di traffico non resta che linkare reciprocamente la pagina Facebook del marchio con il sito aziendale e viceversa, una procedura tanto banale quanto problematica per molte aziende che temono che la pagina Facebook possa cannibalizzare il traffico del sito.

Non è così, questo più che un timore è una superstizione indotta da vecchi paradigmi e rafforzata dal fatto che il lavoro di manager e web agency è valutato in base ad obiettivi di traffico misurati esclusivamente sul sito web dell’azienda. Errore, il vostro sito non è più – forse non lo è mai stato e non ve ne siete accorti – l’ombelico del mondo.

Al centro c’è il consumatore che con il web2.0 prima e con i social media ora sceglie dove e come reperire le informazioni, a chi credere e prestare ascolto, e con chi instaurare una relazione, un rapporto paritetico di scambio.
Anche il SEO che fate per “convogliare traffico verso il sito”, ha poco a che vedere con il far arrivare il consumatore sul sito. In realtà si tratta di portare l’azienda dove ci sono i consumatori: i motori di ricerca e Google fra tutti.

Allo stesso modo è ai limiti della follia non linkare il sito del brand alla pagina Facebook e viceversa, vuol dire restare chiusi nel proprio appartamento quando sono tutti alla festa dell’inquilino del piano di sopra. L’utente è al centro, lasciate che sia lui a scegliere dove e come interagire con la vostra azienda ed in cambio avrete un testimonial spontaneo.

Source: RWW and Baekdal remixed.
 

Come Si Comportano gli Utenti di Foursquare [Infographic]

L’inchiesta è stata condotta per cercare di capire se e come gli utenti di Foursquare modificano i propri comportamenti in seguito all’utilizza del servizio location based.


[clicca sull'immagine per vedere l'infografica completa]

L’86% degli intervistati dichiara di fare check-in almeno una volta al giorno. Questo dato è smentito dal fatto che in occasione del Foursquare Day abbiano ce ne siano stati “solo” (più di) 3 milioni, che sono meno della metà degli utenti di Foursquare, che secondo quanto Crowley ha recentemente dichiarato al Telegraph dovrebbero essere tra 7 Milioni e mezzo e gli otto.

È chiaro che quello che si dichiara durante un’intervista, per vari motivi, non sempre corrispondere alla realtà. Sottolineo questo aspetto perché ritengo sia fondamentale prendere i numeri contenuti in questa infografica cum grano salis. Ad esempio condivido in pieno la considerazione di Nathan King autore del post e della ricerca:

As a Foursquare user myself, I find that one of these elements alone is not what makes it so interesting. It’s when all these elements work together that I find the most value in using Foursquare. There are certain restaurants and locations where I would like to remain Mayor, and other places I’d go to just to get a badge.

Foursquare è un social network in forte evoluzione e come tutte le startup potrebbe implodere e scomparire da un momento all’altro, oppure esplodere ed uscire dalla nicchia degli early adopters. Chi lavora “on the edge” del social media marketing, come direbbero gli Aerosmith, e le aziende che vogliono conquistare un vantaggio competitivo non possono permettersi il lusso di sottostimare e non riconoscere le potenzialità dello strumento.
Per non correre questo rischio è necessario capirne le dinamiche dall’interno, usare lo strumento, non basta guardare i numeri. In maniera laica, senza facili entusiasmi, senza chiusure preconcette.

iPhone vs Android a Paperopoli

Fin da piccolo sono sempre stato dalla parte di Paperino, anche se la tentazione di essere “bello e fortunato” come Gastone ha il suo innegabile fascino.

Anche oggi che la tecnologia mobile è arrivata a Topolinia Paperopoli sono dalla parte di zio Paperino, e tu? Paperino o Gastone? :-)

Disegno di Kartun, da un’idea di Donato.
Licenza Creative Commons
iPhone vs Android @ Mousetown by kartun is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Unported License.
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La7: Ilaria D’Amico Manda in Onda Twitter ad Exit

Ieri ho notato che Exit, trasmissione condotta dalla brava Ilaria D’Amico su La7 (che ammiravo anche quando era in Sky), utilizza in maniera intelligente Twitter per interagire con gli spettatori.

Non so dire se ieri fosse la prima volta, comunque hanno correttamente utilizzato l’hashtag #exitla7 per invitare gli utenti a commentare live la puntata, interagendo in diretta dall’account della redazione @exitla7 e soprattutto, rilanciando alcuni tweet degli utenti in onda, in sovrimpressione nel classico sottopancia. Bravi!

Ciliegina sulla torta, Ilaria D’Amico ha un account twitter personale, che usa peraltro molto bene e sembrerebbe che lo faccia in prima persona. Infatti, nel corso della trasmissione il suo Twitter non è attivo e poco prima dell’inizio pubblica:

Non è una prova, ma un indizio molto forte del fatto che Ilaria sia una twitter-addicted genuina. Come non amarla!?

E dire che solo un paio di giorni fa ho scritto (perdona l’auto-citazione):

[...] se dovessi puntare i miei due cents sull’emittente che vedo meglio posizionata per interpretare il corto circuito tra televisione e social media, punterei su La7.
[...]
Ilaria, senti un cretino, questo è il momento per uscire allo scoperto, quando il ferro è ancora caldo!

“I love a plan when it comes toghether!” (A. Smith)

Report: Wiki Per il Come È Andata a Finire

Dopo la puntata di Report del dieci aprile scorso, dal titolo “Il prodotto sei tu” ho continuato a scambiare qualche email con Stefania Rimini, la giornalista che ha realizzato la puntata e che mi ha intervistato [per i feticisti, qui il video del mio breve intervento].

Il commento della giornalista alle polemiche che hanno fatto seguito alla puntata è stato:

Succede ogni volta che parliamo di qualche argomento un po’ tecnico, i tecnici inorridiscono, i non tecnici apprezzano. Noi dobbiamo tener conto che c’è anche una parte di pubblico che nemmeno va su internet, questo i blogger non lo capiscono. Comunque su questi temi ritorneremo molto volentieri.

Ho chiesto ed ottenuto l’autorizzazione per pubblicare questo stralcio della mail, niente di diverso comunque dal contenuto della nota ufficiale sul sito di Report.

Da lì è venuto giù un profluvio di lettere aperte alla Gabanelli – linko per tutte quella di Bordone perché equilibrato e vicino al mio pensiero – e di commenti più o meno sarcastici.

Ok signori, è chiaro. Chi popola la Rete avrebbero voluto vedere rappresentato diversamente il proprio mondo. Sì, ma come? Come si fa a rappresentare la rete in 60 minuti circa di trasmissione televisiva su una rete generalista?

Non è una domanda retorica, non scappare. Ti chiedo un’idea, una sola. Concreta, realizzabile nella annunciata puntata “Come è andata a finire” sullo stesso argomento.
I blogger sono bravissimi nella parte destruens della dialettica, smontare, criticare quanto fatto da altri. Lo stesso Bordone a quello si ferma. Anche io fino ad ora mi sono limitato a dire che qualcosa poteva essere fatto meglio, ma ora passiamo a dire come.

Ho creato un wiki, così nessuno si sente di dover andare a scrivere a casa di altri. L’ho chiamato Blogger4report.

È molto semplice:

  1. Aggiungi il titolo del tuo suggerimeto
  2. Descrivilo in 500 caratteri
  3. aggiungi un link di approfondimento per discutere della tua proposta sul tuo blog o dove preferisci

Il prossimo mercoledì 20 aprile il wiki sarà chiuso e i suggerimenti raccolti ed inviati alla redazione di Report, che ne potrà fare quel che ritiene opportuno. Maggiori dettagli su Blogger4report e se hai dubbi chiedi nei commenti qui.

Ecco il mio suggerimento per Report, pubblicata sul Wiki.

Un progetto “dal basso”, come si dice in questi casi e che non si dica che i blogger sono capaci solo a criticare, ma poi quando si tratta di dire qualcosa di costruttivo spariscono.
Oppure è proprio così, siamo capaci di dire solo cosa non funziona?

Photo credit: marcomagrini.
 

PS.
Se sei pigro, aggiungi il suggerimento nei commenti, cercherò di riportarli nel wiki, ma non garantisco. In ogni caso non mi aspetto che siano tanti, perché secondo me nemmeno la metà di coloro che si sono sperticati in critiche spenderanno due minuti per buttare giù meno di 500 battute.

Edit: 15 aprile

Ho chiesto a Stefania Rimini se l’iniziativa #blogger4report le sembrasse una buona idea, lei ha risposto di sì!

Personalmente non partecipo alle discussioni perchè – come tu già sai , ho scelto di stare solo dietro il microfono e non davanti, ma le discussioni anche robuste (cito…) sono positive e non ci poniamo certo problemi di immagine come “Report”.
Noi teniamo da parte tutte le segnalazioni che ci arrivano per i servizi ‘Com’è andata a finire’, e terremo in evidenza anche quelle che provengono dal wiki.

Mi pare un motivo in più per dimostrare che i blogger sono anche in grado di portare un contributo costruttivo.