Social Media Summer

Ci risiamo, è di nuovo quel periodo dell’anno in cui Internet si svuota e l’Italia si ferma. Peccato che per molti aspetti non ce lo potremmo permettere, ad esempio quelli legati all’economia.

Non divaghiamo sui massimi sistemi però, restando alle piccole cose di questo blog, fermo già da qualche settimana, le trasmissioni riprenderanno a settembre, forse.
Dico forse perché sempre più frequentemente negli ultimi anni, bloggare è diventato un impegno più che un vero piacere, e così non va.

Probabilmente a settembre riorganizzerò meglio il mio personale social media mix, fino ad allora mi potete trovare su:

Twitter @markingegno fortemente orientato allo sharing di contenuti in tema di social media — quello che leggo e che mi piace condividere perché credo possa essere interessante.

Facebook, fun & real life, con ogni probabilità se non ci frequentiamo quello che scrivo lì non ti interessa, anzi potresti farti una cattiva idea di me :)

Ed ovviamente Google Plus, che grazie alle cerchie mi permette di fare entrambe le cose selezionando le persone a cui mi rivolgo.

E tu, astinenza totale o userai qualche social media durante le vacanze?

Brand e Social Media in Italia: Facebook, Youtube e Twitter le Star del Momento

Presentato il primo report relativo al settore Consumer Electronics dello studio condotto da OssCom, Centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica, e Digital PR [agenzia per cui lavoro - full disclosure].
L’infografica qui sotto riassumo il primo risultato dello sforzo compiuto dall’Osservatorio su aziende e social media.


Clicca sull’immagine per ingrandire, o leggi la relativa digital media news release.

Ecco alcuni dati emersi, al di là della classifica delle aziende più attive sui social media:

  • Accanto a Facebook si consolida il ruolo di YouTube e della comunicazione video – 12 su 20 aziende alimentano costantemente un profilo aziendale ufficiale con contenuti in lingua italiana
  • È emergente il ruolo di Twitter – 9 aziende su 20 hanno un profilo ufficiale in lingua italiana
  • Il blog aziendale perde importanza – fino a pochi anni fa sembrava lo sbocco naturale dell’evoluzione della comunicazione aziendale sul web

I prossimi settori che saranno analizzati, dopo Consumer Electronics, saranno: Automobili, Banche/Assicurazioni, Retail /Grande Distribuzione e Servizi.

Per ricevere il report integrale compila il form sul sito di Digital PR.

Social Tv – Tre Domande a: Andrea Materia

Una chiacchierata tra social-tv e futuro della televisione con Andrea Materia, autore insieme a Michele Bertocchi di Social King, una delle prime – se non la prima in assoluto – trasmissione Rai con un forte legame con la Rete e con i social network.

Social King si propone come “il primo game show interattivo in onda sulla RAI”. Che tipo di risposta avete ricevuto dal pubblico?

Posso fare il padre orgoglioso? Nel giro di appena 35 puntate Social King è diventato un cult del web. Pur andando in onda su RAI 2 tra le 9 e le 10 di mattina nel fine settimana, in orario oggettivamente scomodo rispetto alle abitudini di consumo televisivo della nostra target audience (gli inafferrabili 13-25 anni), stiamo per raggiungere i 30.000 iscritti su Facebook. La nostra Fan Page viene continuamente clonata, l’altro giorno abbiamo scoperto un trio di abusivi con migliaia di iscritti.

Per mettere in contesto, abbiamo 10 volte più sostenitori social della media delle fiction RAI, da soli il quadruplo della Fan Page ufficiale dell’intera RAI 5, assai attiva su Facebook con dirette e interventi mirati. Per restare in casa RAI 2 siamo già il 50% sopra L’Isola dei Famosi. E ce la giochiamo alla pari con MTV, che su teen e giovani adulti è un brand campione; superiamo TRL, un tempo la trasmissione di punta di MTV Italia, e siamo alla pari con Hitlist Italia.

Beninteso, quel che conta non è il numero grezzo di fan, è il loro tasso di interattività. Oltre 1.000 commenti al giorno tra Facebook e Twitter, con esplosioni di engagement durante le dirette, quando il lavoro per i nostri moderatori diventa davvero forsennato; ci scrivono e riscrivono perché sanno che rispondiamo sempre a ogni domanda, nel giro di minuti, raccogliamo i suggerimenti, lasciamo a loro moltissime decisioni editoriali, e li sollecitiamo giorno dopo giorno con sondaggi, video, foto, micro-show dei conduttori e contenuti redazionali extra.

Richiede un impegno non indifferente. Invitare un ospite vip è molto, molto, molto più facile. Ma un ospite vip non ti porta una sentiment analysis al 99% positiva come la nostra, un record. Le rilevazioni Auditel ci fotografano tra il 3 e il 4%, da ritoccare al rialzo se ci limitiamo ai demografici chiave. Non siamo certo nella Top 10. Eppure c’è stata una forte, inattesa richiesta di spazi da inserzionisti di pregio. A questo punto mi chiedo, oggi come oggi, quali statistiche abbiano maggior peso specifico: proiezioni concepite per l’epoca delle masse anonime e dei Gross Rating Points o decine e decine di migliaia di spettatori social, che condividono le loro esperienze con il broadcaster mettendoci nome, cognome e foto profilo?
Se rinascesse su basi 2.0 il vecchio indice di gradimento pre-1986, voleremmo in testa alle classifiche RAI. Basta fare un veloce scroll down della nostra bacheca per sincerarsene.

Quali sono gli elementi di innovazione che vorresti sottolineare nel format di Social King?

Mi piace dire, nelle conversazioni interne all’azienda, che per molti versi siamo diventati virali quanto gli argomenti che trattiamo.
Argomenti che rappresentano insieme al linguaggio e alla liturgia del programma la vera chiave di lettura del nostro exploit. Raccontiamo la rivoluzione dei social media attraverso un gioco, divertendo, ma con rigore nell‘uso della terminologia e attenzione maniacale alle ultimissime novità, o meglio, alle ultime meme. Insieme al contatto diretto e senza filtri online è il merito che i ragazzi ci riconoscono più spesso. Non c’è niente di simile sul mondo di Internet, che poi è il mondo di tutti i giovani, nei palinsesti italiani.

Dunque non solo quiz interattivo, ma infotainment, e confermando la linea delle ibridazioni che mi affascina da una vita, anche talent show. Tutto insieme in un unico format. Una scommessa autorale e una sfida tecnologica. È stato un grande rischio – la struttura RAI e il direttore Gianfranco Noferi ci hanno sostenuto con coraggio per nulla scontato – ma era il momento giusto per tentarla.
In un ecosistema mediatico che si scopre multischermo, Social King è il primo a coinvolgere in tempo reale il pubblico multischermo, facendogli decidere chi vince e chi perde in diretta tramite il meccanismo dei Mi Piace. Internet e TV, in simultanea, l’una al servizio drammaturgico dell’altra. Abbiamo testato con successo il voting su Facebook con largo anticipo sulle edizioni americane di X-Factor e American Idol, che ora ci si sono lanciate sopra.
Di “siamo stati i primi” ne possiamo dire tanti… Siamo il primo quiz che ha aperto ai motori di ricerca, al punto da consentire ai concorrenti di farsi aiutare via chat da casa. Forse è un primato mondiale.

Siamo la prima vetrina live sulla TV generalista per le nuove star esplose su YouTube: vlogger, tutorial guru, musicisti, comici e filmmaker, da ogni parte d’Italia e non solo (abbiamo ricevuto candidature persino dal Belgio e dalla Francia). È un universo parallelo che letteralmente pulsa di vitalità artistica e creativa. Ed è un universo già mainstream, se guardiamo le statistiche di Tubo-visualizzazioni. Noi lo facciamo incontrare con il mainstream televisivo, e nascono le proverbiali scintille.

Anche qui, peraltro, adottando soluzioni di casting mai tentate in precedenza, user-generated. Sono i navigatori e la YouTube community a spingere nei nostri studi i più validi interpreti dell’intrattenimento 2.0, con i bottoni appositi sul sito ufficiale o banalmente postando video sul nostro wall. La grande maggioranza dei nostri concorrenti non si è auto-proposta, né l’abbiamo scovata noi, è stata richiesta dai nostri utenti. Credo si evinca all’istante guardando i volti di Social King. Persone normali, brillanti, garbate, lontane anni luce dai rotocalchi di gossip per shampiste. Gli internauti hanno scelto per noi e hanno scelto di escludere belli senz‘anima e fenomeni da baraccone. È un segnale importante, un passaggio che credo presto influenzerà lo scenario televisivo.

A proposito di “televisione del futuro”, molto interessante il progetto Next-Tv.it. Come è strutturato e quali sono le sue finalità?

Permettimi una premessa. Tre anni fa ho inaugurato su key4biz la mia primissima rubrica settimanale, NewTV. Da quel momento ho dedicato ottima parte del mio tempo cosciente a scrivere di scenari televisivi in trasformazione, studiare e poi sintetizzare in 4.000 caratteri cadauno modelli di business di incumbent e start-up di settore, rileggere i codici drammaturgici a cui si ispirano i format radiotelevisivi e cercare di capire in che modo la transizione a un mercato multischermo li costringa a cambiare. Un lavoro, ti confesso, fisicamente devastante. Tenendo conto peraltro che va ad aggiungersi a quello di autore televisivo, già per sua natura life consuming, privo di qualsiasi pausa.
Il sonno l’ho cancellato dal vocabolario. Il risultato però è liberamente consultabile da tutti online, è condiviso ed embeddato, non ammuffisce su scaffali di polverose librerie analogiche, e questo mi riempe di orgoglio.

Next-TV, il progetto editoriale che Corecom Lazio mi ha affidato nel 2010 e su cui ho accumulato ormai oltre 400 interventi (per i due terzi non firmati), si sta imponendo come punto di riferimento per l’aggiornamento quotidiano sull’universo dell’online video e della TV interattiva, tanto Internet quanto Social TV. Andiamo forte tra gli addetti ai lavori, i blogger, gli YouTuber, il mondo accademico, i videomaker emergenti, i politici interessati ai nuovi media. È un’utenza molto, molto qualificata, oserei dire “influente“.

L’obiettivo è offrire strumenti per affrontare le sfide della neonata filiera crossmediale. Una visione a mio parere estremamente innovativa della mission della pubblica amministrazione, di cui si è fatto interprete e fautore il presidente di Corecom Lazio e del Coordinamento Corecom italiani Francesco Soro.

Contestualmente dirigo anche Oltre La Siepe, il periodico in pdf di Lombardia Film Commission fondato dal leggendario Alberto Contri. La filosofia della rivista è sempre di interpretare e raccontare le nuove frontiere dell’audiovisivo, ma qui con un occhio di riguardo al cinema, la fiction e la pubblicità virale. Siamo arrivati all’ottavo numero in un anno e mezzo, il nono è in lavorazione. Per via della cadenza, all’incirca bimestrale, l’enfasi non è sulle news, bensì sull’approfondimento monografico.

Se mi chiedi qual è stato finora l’argomento che più mi ha divertito sviscerare su Oltre La Siepe, ti stupirò: la morte delle daytime soap (ma è già tempo della loro resurrezione in formato streaming). Non le seguo per intuibili motivi di tempo, ma sono sempre stato affascinato dalle soap. Vederle ridotte a uno sparuto gruppetto di superstiti da disastro nucleare, abbandonate dagli sponsor e tradite dal target femminile sedotto dai browser games di Zynga, è uno shock.

In realtà c’è anche una terza mia pubblicazione in corso, ma è un blog ad accesso riservato per RAI Marketing Strategico. Spero però che a fine 2011 vengano raccolti i report più significativi in un e-book, sulla falsariga de Gli anni della NewTV.

Quali programmi secondo te potrebbero creare le migliori interazioni con i social media?

Qualsiasi tipo di trasmissione in diretta – dai grandi eventi sportivi, musicali e glamour ai talk, dai reality ai talent giù giù a scendere nelle gerarchie dei palinsesti fino alle previsioni meteo – è potenzialmente associabile ai flussi in tempo reale dell’ecosistema social. Non a caso GoogleTube e Facebook stanno investendo pesantemente nello sviluppo di infrastrutture proprietarie per il live streaming; quanto potranno o meno diventare una seria minaccia ai broadcaster tradizionali è naturalmente funzione dei contenuti che andranno ad acquisire/finanziare e travasarci dentro.

L’interazione è più mediata invece per i seriali, sia sitcom che drama, ma non per questo meno incisiva. Le conversazioni online post-puntata, lungo il filo di hashtag ufficiali o ufficiosi, blog e bacheche di Fan Page, esprimono ormai il segmento di pubblico più rilevante per gli inserzionisti, perché il più coinvolto.
Il telefilm che rinuncia a definire un’idonea strategia sui social media non perde solo traffico sulle sue destinazioni web di riferimento, perde l’opportunità di diventare una “esperienza” di intrattenimento estesa 7 giorni su 7. Questo si traduce in ascolti deboli, soprattutto sul versante del consumo time shifted. Niente community, niente audience: le indicazioni che arrivano dalle ultime stagioni televisive USA sono chiare al riguardo.

Siamo noi visionari o la televisione italiana poco propensa alla sperimentazione?

Donato, sicuramente noi due, per forma mentis, tendiamo a guardare avanti. Talvolta un po’ troppo avanti per le consuetudini di una televisione improvvisamente in crisi d’identità, dove le generaliste hanno il budget, ma nel tentativo (opinabile) di mantenere dimensioni di massa trattenendo un pubblico perlopiù over 50 evitano rischi e formule inedite, mentre emittenti tematiche e web TV, pur rivolgendosi ai famigerati 18/49 anni, hanno scarsità di fondi per i contenuti originali. Non si potrà proseguire a lungo così, ma il ricambio generazionale in Italia è notoriamente un processo eventuale; non sempre avviene. Negli ultimi venti anni non è avvenuto.

Per quanto mi riguarda, continuerò a sperimentare, finchè ci sarà chi crederà nelle mie idee. Ho milioni di nuove formule editoriali in testa, nel solco di quanto porto avanti dal 2004, sul digitale terrestre, a Radio 2 e sulla stessa RAI 2, quasi sempre insieme al mio collega e co-autore Michele Bertocchi. Ma solo oggi la penetrazione dei social network nel vissuto quotidiano e l’imporsi della Streaming & Sharing Generation mi ha permesso di esprimere in pieno il potenziale di interattività della TV. E di realizzare una significativa operazione di servizio pubblico.

Adesso vorrei cimentarmi con un pubblico più adulto, di seconda serata, su format di infotainment di profilo alto (il che non significa non appetibili per uno sponsor, al contrario). Vorrei poter derogare ai vincoli normativi giustamente imposti alla programmazione per ragazzi, evadere con eleganza dal legittimo, e tuttavia statico, aplomb istituzionale RAI.
Obiettivo: interattività e fruizione multischermo del prodotto. È la mia specialità, è la TV su cui punto tutto.

Andrea Materia è su LinkedIn e Facebook

Lo Stato di Google

Steven Levy, l’autore di “In The Plex: how Google thinks, works and shape our lives”; Business Insider ha intervistato Levy e dalla conversazione sono emersi alcuni punti piuttosto interessanti che ci aiutano a comprendere le strategie di Google.

Google e l’innovazione

Mi è capitato di sentire da più parti dire che Big G non sarebbe più in grado di innovare perché è ormai un’azienda troppo grande, lontana da quella startup che con il proprio innovativo motore di ricerca ha cambiato la storia della Rete. Forse non è esattamente così se:

  • Larry Page pensa che la tecnologia sia in grado di svolgere compiti che oggi ci appaiono impossibili – come le auto che guidano da sole – per questo Google lavora su progetti che ai più possono sembrare fantasiosi
  • Esiste infatti una divisione che si chiama Google X – secondo quanto riferisce Levy – di cui Google non parla, che lavora su progetti segreti

Google e il Social

  • Google teme molto Facebook ed in particolare la grande quantità di informazioni che sono celate dentro il suo “giardino parzialmente murato”.
  • Tuttavia Google non ambisce a creare social network rivale di Facebook, ritiene che gli basti essere “abbastanza social” da costringere Facebook a permettergli di eseguire la scansione di quei dati
  • Google vuole acquisire Twitter. L’unico motivo per cui questo non è ancora successo sta in alcune complicazioni burocratiche e per il fatto che il suo Founder ex di Google (Evan Williams) non voglia tornare nel Google Plex

Google e il Mobile

  • Android è una realtà, ma non bisogna dimenticare che Google non guadagna direttamente vendendo Android agli operatori di telefonia mobile. Android viene rilasciato gratuitamente.
  • Google vuole che Chrome funzioni davvero. Il browser web rappresenta meglio la visione di come dovrebbe funzionare il mondo secondo Mountain View, di quanto non faccia Android.

Google e Finanza

Dal punto di vista economico, non mi sorprende affatto, quanto riporta Levy, cioè che Google non è sensibile alle oscillazioni del proprio titolo in borsa:
Google doesn’t mind it when the stock price goes down for a while. That makes it easier to hire people on the promise of upside.

Google doesn’t mind it when the stock price goes down for a while. That makes it easier to hire people on the promise of upside
Display ads are now a multi-billion dollar business and YouTube is breaking even. But yeah, search is still the only business of theirs that matters

Altre informazioni sono riportate su Business Insider, oppure puoi ascoltare il podcast dell’intervista integrale.

Pagare col Cellulare: Google Wallet

Pagare con il cellulare è uno dei sogni proibiti di ogni nerd. Google sembra intenzionato a renderlo realtà grazie a Wallet e al suo impegno nell’ambito della Near Field Communication [NFC].
Personalmente sono il campione mondiale di uscita di casa con portafoglio vuoto. Odio il contante, e se non fosse per le esorbitanti (a mio giudizio) commissioni userei sempre bancomat o carta di credito. Oppure in un prossimo futuro, il cellulare, grazie a Google Wallet.

In the past few thousand years, the way we pay has changed just three times—from coins, to paper money, to plastic cards.
Now we’re on the brink of the next big shift.

Google Wallet è un’applicazione Android che promette di trasformare il cellulare in un portafoglio. Ecco come funziona:

Al lancio sarà possibile effettuare pagamenti tramite il circuito Citi® MasterCard® o con le carte prepagate di Google. Basterà avvicinare il cellulare al lettore del venditore e confermare la transazione.

Il limite al momento è che il servizio è disponibile solo negli Stati Uniti e soprattutto solo solo con cellulari Nexus S, anche se Google dice:

Over time, we plan on expanding support to more phones.

Superfluo aggiungere il non trascurabile dettaglio che Google Wallet si sincronizza con Google Offers, riducendo così la distanza tra Voglio e Preso! a due soli tap sul cellulare. Gli/le shopping victim sono avvisati, e anche le aziende che vogliono proporre le proprie offerte online.

Foursquare Super User

La capacità di sfruttare le risorse messe a disposizione dai volontari è un elemento di grande importanza per ogni startup. Forza lavoro a costo zero o quasi.

Non fa eccezione Foursquare social network di geolocalizzazione mobile che, avendo una componente di gaming piuttosto rilevante, fa leva sull’entusiasmo e l’empatia degli utenti.


[clicca sull'immagine per visualizzare la dashboard del Super User completa]

Il super user non ha vantaggi in termini di ottenimento di badge o acquisizione punti, ha solo qualche possibilità in più in per la modifica, [edit: richiedere la-] unione [che dovrà essere approvata] o cancellare le venue, nel rispetto delle linee guida di Foursquare.

Anche gli utenti possono contribuire a questo lavoro segnalando le venue nei casi in cui la scheda non sia accurata (nome o indirizzo impreciso, categorie mancanti).

Sono Super User da poco più di 24ore, sto prendendo confidenza con la dashboard. La mia prima missione sarà ripulire Roma dal pasticcio di venue duplicate a special inutili lasciati dalla Social Media Week.

La confusione è stata creata perché non sono state rispettate almeno due norme di buon comportamento di Foursquare:

  • non creare venue duplicate
  • se crei uno special legato ad un evento, prevedi una data di fine per lo special in modo che non rimanga online senza alcun senso

Se facendo check-in individui venue duplicate o con un indirizzo impreciso o errato – specialmente nell’area di Roma – segnalale tramite l’interfaccia di Foursquare o nei commenti qui sotto, riportando l’URL della venue (che contiene il suo numero id), o anche tramite Twitter: @markingegno.

Apologia dello Yesbutter

Lo Whynotter, o anche “yes man”, è colui che come prima risposta tende a dare un’approvazione, stende tappeti rossi alle richieste del cliente. Tutto bene fino a quando il cliente chiede quello che è realmente meglio per se stesso, ma se fa una richiesta inappropriata, tipo creare un account fake per attività di social media marketing?

Lo Yesbutter, al contrario, tende a porre obiezioni, ha sempre qualcosa da aggiungere o ribattere. Insomma è un gran rompiscatole, e talvolta può arrivare ad essere irritante con i suoi contiui “Sì, ma…”

Yesbutter e Whynotter li potremmo definire due diversi modi di vivere, approcci mentali diametralmente opposti, che si rispecchiano anche nello stile della consulenza.

Nella vita di tutti i giorni lo Whynotter vive meglio ed ha maggiori probabilità di successo e sopravvivenza, ma nel caso specifico della consulenza, chi offre un migliore servizio al cliente?

Se il presupposto è che l’azienda si rivolge ad un esperto per avere un contributo di conoscenza e competenze, è lapalissiano che questi non possa limitarsi a dire sì. Lo Yesbutter può essere umanamente fastidioso, ma probabilmente è una persona che si appassiona al proprio lavoro al punto tale da non riuscire a limitarsi ad accontentare il cliente sempre ed in ogni circostanza.

Rapportarsi con lui sarà più faticoso, ma tu azienda, chi vorresti avere accanto nel momento in cui senza saperlo stai per commettere un errore? Chi ti dice “certamente!”, nascondendosi dietro il paravento del “lo ha richiesto il cliente”, o chi si sbraccia e strepita per dire “sì, però non andrebbe fatto così, perché invece…”?

Tu come sei nella vita, Whynotter o Yesbutter?

PS1
Avrei potuto intitolare questo post Cicero pro domo sua, ma sarebbe stato pretenzioso.

PS2
Credits to Zoidberg per avermi introdotto al dualismo tra Whynotter e Yesbutter.

5 Consigli Preziosi Per Amministrare una Pagina Facebook

Amministrare una pagina Facebook per conto di un’azienda è molto semplice, fino a quando tutto va bene, meno quando scoppiano le crisi. A quel punto la tastiera comincia a scottare, e poi non bisogna dimenticare che i clienti hanno aspettative: far crescere il numero dei fan, mantenerli, gestire le polemiche i casi singoli di insoddisfazione, e nel frattempo cercare di rendere misurabili gli effetti nel mondo degli atomi del lavoro svolto nel mondo dei bit.

No, amministrare una pagina Facebook in maniera professionale potrebbe non essere così semplice ed immediato, sono necessarie delle basi ed un po’ di esperienza. Qui alcuni dei punti che mi è capitato di fissare gestendo negli ultimi due anni un certo numero di pagine per clienti nazionali ed internazionali.
Con un po’ di allenamento si può superare ogni ostacolo.

No comunicati stampa

Non tutti i comunicati interessano realmente il pubblico di Facebook. I giornalisti filtrano (o dovrebbero filtrare) le comunicazioni che arrivano dall’azienda in base agli interessi dei propri lettori. Lo stesso deve fare l’azienda, scegliendo i canali e la frequenza con cui sollecitare i propri fan.
In ogni caso comunque la forma in cui steso il comunicato non è compatibile con il linguaggio della rete, quindi va sintetizzato e riadattato. Stiamo parlando ad utenti finali, persone comuni, non a giornalisti che devono trarre un pezzo per l’edizione di domani.

Scrivere per gli utenti

La scelta delle notizie da pubblicare e del tono da utilizzare dovrebbe essere compiuta pensando ai fan, chi sono cosa voglio, cosa gli piace. Troppo spesso le aziende parlano di ciò che interessa loro e fatalmente si trovano a parlare solo con se stesse.

L’importanza dei commenti

Man mano che il numero dei fan aumenta, crescono anche i commenti degli utenti e l’attività sulla pagina. Commentare, rispondere, intervenire nei thread è importante almeno quanto aprire nuove discussioni.

Una questione di ritmo

Per una pagina con numerosi fan il numero ideale di post per settimana è due o tre al massimo. Oltretutto una frequenza bassa permette di scegliere e preparare il post.
La scelta deve essere fatta in base a quello che vogliono/piace agli utenti, non in base a quello che gonfia il petto dell’amministratore delegato.
La preparazione del post consiste nel definire forma, contenuti, supporti multimediali – video, foto, link di approfondimento.

Il timing della pubblicazione

Il web viaggia veloce e come si sa è world wide. Il riferimento per chi gestisce una pagina non devono essere i giornali e le riviste (non solo) ma blog e siti internet, anche quelli esteri se l’azienda è internazionale. L’obiettivo dovrebbe essere dare le notizie più gustose per gli utenti prima che si diffondano online.
Così la pagina sarà una fonte di informazione preziosa per l’appassionato che vuole essere il primo a conoscere le novità, lo stesso che è ben contento poi di mostrare la propria preparazione tra amici e conoscenti, diventando ambasciatore del brand.

Condividi queste linee guida? Hai casi specifici da sottoporre per avere un consiglio su come gestirli?
Chiedi nei commenti.

Quando le Redazioni Internet Saranno Estinte

No, oggi non accetterei un’offerta di lavoro in un ufficio stampa, né di un’agenzia né di un’azienda, salvo rare eccezioni.

Il motivo per cui non accetterei di lavorare in un ufficio stampa è perché lo considererei come un passo indietro, non dal punto di vista professionale, ma cronologico e tecnologico.

“Eccone un altro che ritiene di essere migliore perché non usa la macchina da scrivere”

Probabilmente qualcuno lo pensa dopo aver letto le prime tre righe. Sì in parte è anche una questione di competenze tecniche, ma non solo. Soprattutto questo questo post non riguarda la contrapposizione strisciante che vede da una parte chi si occupa di media tradizionali (mainstream) e media digitali (online).

Al contrario, voglio evidenziare come questa contrapposizione sia del tutto fuorviante, mistificatrice e destinata a scomparire.

I pessimisti – o sono realisti? – dicono che in Italia i grandi cambiamenti sono possibili solo grazie alla morte. Una generazione va via, la successiva introduce il nuovo. Spero che non sia sempre così, spero che i giornalisti imparino in fretta ad utilizzare la Rete – sarebbe più opportuno dire “recuperino il ritardo nell’utilizzare i media digitali nella propria professione” – e che di conseguenza si adegui la struttura delle redazioni.

Il tempo corre ed il cambiamento sembra lontano fino a quando è lontano, ma poi accelera improvvisamente e non fa sconti per nessuno, chi non si adegua viene travolto. Guardate a quello che è successo ed ancora sta succedendo nel mondo della musica, del turismo, ed anche in molti aspetti dell’informazione stessa.

Il passaggio dalla macchina da scrivere al computer non fu indolore. Neppure collegare quel pc al World Wide Web sarà indolore, ma quanti giornalisti conosci che scrivono ancora a macchina?

Quando non ci saranno più le redazioni Internet nei giornali. perchè tutti i giornalisti saranno a proprio agio con le dinamiche dell’informazione online, distinguere tra new media e old media, negli uffici stampa come nella vita di tutti i giorni, sarà diventato pleonastico. Allora sì, potrei pensare di lavorare in un ufficio stampa.

Twitter Marketing Example: Give Them What They Want!

Un eccellente esempio di come Twitter possa essere utilizzato in una campagna marketing per coinvolgere i clienti/utenti: dai loro quello che desiderano!

Lo ha fatto la Volkswagen per la Fox in Brasile in occasione del festival “Planeta Terra”, mettendo in palio dei biglietti per il festival, nascosti in luoghi che potevano essere individuati solo tramite una mappa di Google. La trovata geniale sta nel fatto che lo zoom della mappa aumentava solo in base al numero di tweet con hashtag #foxatplanetaterra.

Immagine anteprima YouTube

Il luogo dove trovare il biglietto era chiaro solo al raggiungimento del prefissato numero di retweet, ed a quel punto scattava la gara di rapidità, il più veloce a raggiungere il premio avrebbe vinto il biglietto. Conclusa la gara, partiva la successiva.

Il successo della campagna è stato raggiunto grazie alla elevata corrispondenza con il target e alla semplicità del meccanismo, che ha reso l’hashtag un trending topic solo in un paio d’ore.

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