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Tim rimodula, io passo a Vodafone.

Ieri il gestore telefonico Tim, di cui sono da sempre stato cliente, cioè dal 1993 circa, ha inviato a me e probabilmente a molti altri utenti questo sms:

Dal 9/9 il tuo profilo è rimodulato: +0,05 centesimi/sec. Attiva GRATIS tim-50% Long e dopo 2 min paghi la metà verso Tim. Info recesso senza penale su tim.it o 119.

Così la Tim, ritenendo di non prendere guadagnare già abbastanza e di offrire per contro un servizio di elevata qualità, alza le tariffe per tutte le chiamate nazionali e poi offre un meraviglioso sconto solo per le telefonate verso Tim stesso, e solo dopo i primi due minuti di conversazione.

Ero già sul piede di guerra, avevo solo bisogno di un’incoraggiamento, e così ho deciso di passare a Vodafone. Ma non fatevi illusioni, se non fosse per le offerte e le regalie abbinate alla number portability, sarebbe il classico salto dalla padella alla brace.

Le tariffe Vodafone sono orrende. Basti pensare che, a parte l’onnipresente scatto alla risposta, che non saprei come definire se non come una ruberia legalizzata, molte di esse hanno un costo per le chiamate, che però aumenta sensibilmente se ogni mese non fate almeno una ricarica da 15 Euro. La filosofia quindi è: se non me li dai, i tuoi soldi, me li prendo in altra maniera.

Per me è assurda una cosa del genere, e mi chiedo perché le associazioni dei consumatori non intervengano.Trovo ingannevole per il consumatore che si proponga un prezzo basso per poi aumentarlo in caso di basso utilizzo del servizio. Sarebbe più corretto, al limite, imporre il prezzo alto, ed offrire uno sconto in base alle ricariche, se proprio si vuole rimanere fedeli al principio “quello che non mi dei me lo prendo”. E’ una questione di chiarezza e correttezza.

Insomma, per ora ho richiesto il passaggio a Vodafone, ma sono sempre più convinto che con i gestori telefonici, la fedeltà non paga. Evviva la number portability!

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Update.
Se ti è piaciuto, puoi votare questo articolo su oknotizie.

Donare il sangue non è da fannulloni

Donare il sangue non è da fannulloni, anzi è un gesto di estremo altruismo ed alto valore etico.

Pare se ne sia reso conto anche il Ministro Brunetta:

Le misure anti-fannulloni non colpiranno i donatori di sangue e di midollo osseo. La rassicurazione arriva del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta, che anzi si impegnerà affinché si eviti una “penalizzazione dei lavoratori pubblici che con grande senso di altruismo compiono un gesto di solidarietà “. Così Brunetta risponde in merito alle preoccupazioni, riportate oggi anche dalla stampa [...]

Probabilmente qualcuno gli avrà spiegato che i centri trasfusionali di tutta Italia, come accade sempre d’estate, sono in affanno per rifornire le sale operatorie e i reparti di pronto soccorso delle sacche di sangue di cui hanno estremo bisogno, per cui non è proprio il caso di scoraggiare quei cittadini responsabili ed altruisti che compiono un gesto così nobile, in molti casi salvando la vita di altri cittadini che neppure conoscono.

Si, qualcuno deve averglielo spiegato. Meglio tardi che mai.

[via Ansa]

Spiegamelo come se avessi sei anni

Può essere frustrante dover semplificare il linguaggio fino a correre il rischio di banalizzare i concetti, ma, in alcuni casi, potrebbe essere l’unico modo per farsi capire. Soprattutto quando si parla con soggetti che non hano le basi tecniche che sarebbero necessarie per comprendere le dinamiche del web.

In quei casi, aiuta pensare al proprio interlocutore come ad un bambino di sei anni, e condurlo per mano verso la comprensione. E quando dico bambino non mi riferisco ai nativi digitali di oggi!

dop(plr)ing

Cose che pensi un lunedi mattina qualsiasi, quando ti svegli alle 6 e non riesci più a prendere sonno:

Nel mio account di dopplr ho inserito solo due viaggi, e tra un pò dovrò cambiare home city.
:)

Dopplr permette di condividere con gli amici i propri spostamenti, così è più facile incontrarsi. Un altro passo verso quel lifestreaming esasperato per cui tutti i fatti miei sono online. Utile, simpatico, mi piace, ma da usare con moderazione, soprattutto il profilo pubblico attivato di recente.

Sicuramente non interessa a tutto il mondo dove e quando viaggio, ma quelli che possono essere interessati non è detto che abbiano tutti buone intenzioni. Per questo la politica di selezione dei contatti con cui condividere la pianificazione dei miei viaggi è più selettiva che nella maggior parte degli altri social network.

Se mi vuoi aggiungere, mi fa piacere, e ricambierò certamente, ma se non sei proprio sicuro che io riesca ad associare una identità al tuo nickname, mandami anche due righe di presentazione.

Usi dopplr? Con che criterio scegli i contatti con cui condividere i tuoi viaggi?

Olimpiadi con censura

Tra pochi giorni iniziano le Olimpiadi, ma la Cina non rinuncia a porre i propri veti e censure nei confronti dell’informazione. E il Comitato Olimpico che fa? Si piega.

Fa bene Marco a sottolinearlo con la sua eccezionale capacità di sintesi, e forse qualcosa in più dovremmo farla tutti, tra un gelato e l’altro.

Regione Puglia la comunicazione affidata al bar sotto casa

Quella che segue è una lettera aperta spedita agli organi di stampa da un imprenditore americano di origine pugliese dopo aver partecipato a una gara indetta dalla Regione Puglia per un contratto pubblicitario da 7 milioni di euro: soldi dell’Unione europea che dovrebbero essere impiegati per promuovere il turismo. La pubblichiamo tutta, senza nessun commento. Non ce n’è bisogno. In appendice abbiamo aggiunto, però, una nota di risposta che ci è giunta dalla Regione Puglia.

L’articolo completo su La deriva, il blog di Stella e Rizzo.

Questo un estratto della lettera del pubblicitario Italo-americano:

Passano i mesi e la mia meraviglia cresce: come è possibile, chiedo da NY ai miei colleghi in Italia. Hanno perso la scorsa stagione, non vorranno perdere anche questa? Sì, vogliono perdere anche questa. Oggi, 20 di luglio del 2008, l’appalto per promuovere la Puglia nel biennio 2007-2008 non è ancora stato assegnato. Dopo l’apertura delle ultime buste, la classifica suscita qualche perplessità e strane ombre macchiano la certezza dell’assegnazione. E indovinate chi c’è in prima posizione? “Il bar sotto casa”. Per dire, senza offesa, proprio l’impresa locale.

Che il suo stupore e la sua “ribellione” siano d’esempio per tanti imprenditori nostrani, ormai rassegnati a vedere le cose andare in questo modo.

[via Eugenio]

Internet non è indispensabile per il successo: Azzarito Elettrodomestici

E’ possibile condurre con successo una attività commerciale senza l’ausilio di Internet, o comunque trascurando il canale di comunicazione digitale? Si. Consigliabile? No. Facciamo un esempio concreto.

azzarito elettrodomestici

Azzarito Elettrodomestici è “un nome” nel suo settore, per la privincia di Brindisi, e forse anche oltre. Regge la concorrenza della grande distribuzione, essendo peraltro parte della catena Expert. Sono in pochi quelli che lo associano alla catena nazionale, la grande maggioranza dei clienti lo conoscono di fama.

Buon branding, insomma, costruito nel tempo e puntando soprattutto su massicce campagne di affissione esterna, tutta orientata alle promozioni in corso. Niente fuffa, direbbero quelli che vedono il marketing come fumo negli occhi.

Azzarito ha anche lo stesso sito da almeno due anni [non dimenticate il www altrimenti non lo trovate!]; secondo me da molto più tempo, ma non ne sono sicuro, e facendo una ricerca su blogsearch di Google con i termini “azzarito elettrodomestici” non ho ottenuto neppure un riferimento.

Al signor Azzarito della coda lunga e di conversare con i propri clienti non interessa più di tanto, eppure, nonostante tutti i difetti del caso, il sito è predisposto per l’ecommerce, accetta pagamenti con carte di credito e persino PayPal, il che è un caso abbastanza raro per un rivenditore in questa zona, come è una piacevole sorpresa la presenza del pulsante callme di skype, a cui però non mi hanno risposto.

Tiro ad indovinare: il web produce scarsissimi volumi di vendita, in questa case history, se non in termini assoluti, almeno in proporzione alle vendite off-line.

E’ vero che il signor Azzarito fa bene a disinteressarsi del web? Se no, fino a quando potrà permetterselo?

Per la tipologia di clienti serviti e per la tipologia di prodotti offerti, a mio modesto avviso, un buon product-blog porterebbe molti più benefici del carrello della spesa. Qui la gente vuole guardare in faccia il venditore prima di comprare, e se possibile contrattare sul prezzo, sentirsi servito molto più di quanto non possa fare qualsiasi sito di ecommerce.

Dovessero comprare all’Ikea, va bene, tanto lì è fai da te in ogni caso, ma dal signor Azzarito, il vero valore aggiunto sono i ragazzi che ci lavorano, che sanno trattare con il cliente, ne sopportano i capricci e lo conducono alla ragione. Ogni tanto possono non servirti come vorresti, perché sono davvero molto presi, ma sanno farsi perdonare.

Un product-blog potrebbe instaurare un dialogo con i clienti, tenerli informati delle promozioni in corso, magari risparmiando qualcosa sulla affissione esterna, e farebbe circolare la voce anche oltre il confine della provincia brindisina.

Dialogare con i clienti è fondamentale, anche per dare delle risposte a color che possono essere meno soddisfatti, e per la legge dei grandi numeri, un’azienda che lavora tanto ha qualche cliente meno soddisfatto. Ad esempio io avrei qualche motivo per lamentarmi, non lo faccio perché ho visto nelle persone con cui ho avuto a che fare la buona fede ed un comportamento corretto, ma nel caso avessi invece evidenziato un disservizio come sarebbero andate le cose, come per Sergio Sarnari e il caso Mosaico?

Sarà che sono un nostalgico…

…però i commenti preferisco ancora farli e riceverli sui blog.

Va bene, FriendFeed mi piace, anche per commentare, ma mi da sempre l’idea della conversazione leggera che fugge via sommersa dal flusso continuo. Sul blog il pensiero rimane più a lungo e c’è il tempo per l’approfondimento, se lo si desidera.

Alea iacta est

Alea iacta est

wikipedia

Con questo dovremmo concludere la mini-serie di post con citazioni in latino e svelare l’arcano, quale novità sta per investire la mia vita, questo blog ed un pò di persone che mi sono vicine.

Facciamo un pò di ordine, seguiamo la cronologia degli eventi.

Lo scorso sette luglio, giorno del mio trentatreesimo compleanno ho scritto il post “Candidature atipiche” ed inviato il mio curriculum vitae a qualche amico che si trova a Roma e che, pensavo, avrebbe potuto segnalarmi qualche occasione interessante per il mio profilo nella capitale.

Dopo poche ore un nuovo contatto mi aggiunge su Twitter, ricambio, e quasi immediatamente ricevo un messaggio diretto:

Hello. I heard you’re looking for work in Rome. How’s your English?

Caspita, mi son detto, o i miei amici si sono già attivati oppure qualcuno che magari parla sia italiano che inglese ha letto il mio post. L’unica ipotesi che si sarebbe rivelata fondata era quella del bilinguismo di chi mi stava contattando via twitter, che però non aveva affatto letto il mio post, né aveva ricevuto alcuna segnalazione, non dalle persone a cui avevo inviato le mail poche ore prima, ma piuttosto da Alessandro un altro amico che sta a Roma e a cui non avevo pensato, che si è mosso di propria iniziativa.

Questa coincidenza, o se volete questa serendipity, l’ho focalizzata e ricostruita dopo, a seguito dei colloqui via skype, via email, ed infine di persona con Tara Kelly e Francesco Sullo, fondatori di PassPack, online password manager e start-up romana.

I colloqui e l’incontro a Roma hanno portato ad una offerta di assunzione che ho deciso di accettare, con grande entusiasmo ed un pizzico di paura, perché vuol dire alla mia bella età, scombussolare tutto, trasferirsi a 600 km di distanza ed iniziare una nuova avventura.

Vuol dire anche tornare a Roma, dove ho lasciato il cuore durante i cinque anni di università, conclusi nel luglio del 2000. Tanto per non tralasciare altre singolari circostanza. Ah, e non ho detto che la sede di PassPack, è a 100 metri in linea d’aria dalla casa dove ho convissuto con altri due studenti per i conclusivi tre anni della mia carriera universitaria. Il che, in una città come Roma è a dir poco curioso.

Come insegna Totò, non bisogna farsi condizionare dalla superstizione, perché non è vero ma ci credo.

Scherzi a parte, quello che mi da più adrenalina è l’idea di entrare a far parte di un team per contribuire, con il mio lavoro, a determinare il successo di una start-up in cui vedo grandi potenzialità. Al di là di tutto è la sfida che mi scalda il sangue nelle vene e senza di quella non avrei accettato nessun tipo di offerta, perché ho già provato cosa vuol dire fare un lavoro dipendente privo di stimoli, e per come sono fatto, è un’esperienza che mi deprimerebbe fino ad uccidermi.

Concedetemi di chiudere con i rigraziamenti, oltre che al citato Alessandro per aver fatto il mio nome, ed ovviamente a Francesco e Tara per aver scommeso su di me, devo dire grazie all’altro Alessandro, per i consigli che mi ha dato nella fase di selezione; un ringraziamento speciale va infine a Mina, mia compagna di avventure, che ancora mi sopporta e soprattutto mi spinge, nel senso più letterale del termine, quando mi faccio prendere dalla paura e dai mille cervellotici dubbi, che se non ci fosse lei condizionerebbero troppo la mia nostra esistenza.

E’ ora di rimboccarsi le maniche e ..cercare una sistemazione a Roma! Sai per caso di una singola disponibile da subito? Ah, ovviamente in appartamento dotato di connessione Internet, preferibilmente wifi, se possibile non fumatori.

;)

iPhone o Android? La risposta

Nel dubbio, ci hanno pensato Tim e Vodafone, con una grossa mano data direttamente da Steve Jobs, a dare una risposta alla domanda se sia più saggio acquistare l’iPhone o attendere Android.

Non solo conviene aspettare, ma la sensazione di essere presi crassamente per i fondelli, data dalle tariffe capestro, mi procura una irritazione pari solo all’idea di sborsare circa 500 Euro per l’agoniato gingillo.

La sensazione è verificata da chi avendo più pazienza e dimestichezza di me con la matematica si è dedicato all’analisi, giungendo alla conclusione che al limite, meglio comprare l’iphone a prezzo pieno. Ma siccome la sciocchezza di spendere cifre sconsiderate per uno smartphone l’ho già fatta una volta, acquistando il Toshiba g900 e siccome nel frattempo mi sono ravveduto, anche grazie all’effetto eeepc, non comprerò il cellulare della mela, per quanto sia bello, innovativo con una interfaccia strepitosa, e così via.
Tanto più che i difetti non gli mancano, primo fra tutti l’incompatibilità con i filmati flash.

E allora bene così, aspettiamo fiduciosi il primo cellulare equipaggiato con Android, sperando che arrivi entro la prima metà del 2009 come si dice. In particolare, mi fa sperare in prezzi ben diversi, anche per le tariffe, il fatto che il sistema operativo mobile di Google sarà disponibile su hardware di diverse case costruttrici, e ciò renderà molto più difficile lo strano caso per cui, tutti i negozi applicano gli stessi ed identici prezzi. Come se non ci fosse la benché minima concorrenza! Ma che cosa strana.

Ah, dimenticavo, la cosa più carina che ha fatto la Tim è lo spot. Forse perché sembra più uno spot della Apple che dell’operatore mobile.