Social Media Lexicon: Engage

vocabolario

Ho letto un post interessante di Flavia Rubino dal titolo L’economia della reputazione ed in particolare volevo segnalare questo passaggio (il grassetto è mio):

Tutti vogliono il passaparola, ma di che tipo? “positivo” “voglio che parlino bene di me” Ehm sì, grazie tante. Ma di cosa vuoi che parlino, con quali valori vuoi coinvolgerli, e con quali meccaniche? (per favore smettetela di dire “ingaggiarli”, engage vuol dire coinvolgere, non ingaggiare. Ingaggio una comparsa in un film o un killer per una cognata, non una persona di cui ho bisogno di conquistare e mantenere la fiducia).

Quali sono gli altri termini dell’ambiente duepuntozero, di cui si abusa o di cui si fa un uso non sempre appropriato?
Potrebbe venir fuori una rubrica intererssante :)

Photo credit:  Photolupi
 

Il Diavolo e l’Acqua Santa: di Buzz e Paid Content

Davide - Tagliaerbe, intervista Luca Conti Pandemia, nella veste di Community Manager di Buzz Paradise, agenzia di buzz marketing, (passaparola online) che ha da poco attivato un servizio di produzione di contenuti a pagamento. Sì, hai capito bene, il sogno incoffessato di molti blogger, essere pagato per scrivere, si avvera, e personalmente, continuo a non trovarci nulla di scandaloso, a patto che tutto sia chiaro, trasparente, cristallino.

buzzparadise luca conti
[immagine rubata a Tagliaerbe]

Preciso, prima di essere preso a sassate da chi è senza peccato (cit.), che non ho mai scritto né qui né altrove post sponsorizzati o retribuiti, ed ho sempre esplicitato ogni affiliazione o forma di incentivo ricevuto, né scriverò post a pagamento nell’immediato futuro, perché:

  1. innanzitutto lavorando per una società di relazioni pubbliche, non considero corretto promuovere prodotti e servizi che potrebbero essere in competizione con quelli dei clienti, in maniera retribuita - il che implica che implica che spontaneamente ed in maniera gratuita, ritengo di poter esprimere tutte le libere opinioni che sento di esternare.
  2. perché in verità non credo all’efficacia del pay per post per le aziende, salvo in alcune particolari circostanze; pertanto, come consulente, non me la sentirei di consigliarlo nella maggior parte dei casi, a meno che non si siano state escluse tutte le altre vie percorribile per “far dialogare i brand con i blogger“, per citare il claim di Buzz Paradise.

A meno che Luca, o qulcun altro, non mi porti dei dati che mi smentiscano. Sono sempre pronto a rivedere le mie posizioni, se l’interlocutore ha argomenti convincenti :-)

La domanda che io avrei posto, e che non ho trovato nell’intervista, invece è:

Perché un’azienda dovrebbe pagare dei blogger per scrivere dei propri prodotti/servizi, non vuol dire ammettere che, senza un incentivo economico, con quel brand nessuno avrebbe avuto interesse a dialogare? Non si rischia di vendere per online marketing, la semplice acquisizione di spazi, solo in nuovi formati?

A Davide invece chiederei:

In qualche occasione hai detto che se un’azienda vuole farsi pubblicità, non basta che invii qualche gadget ai blogger, la dovrebbe pagare al prezzo di mercato; cosa c’è di diverso tra pagare un banner e pagare per sentire l’opinione di qualcuno, senza vincoli, visto che il blogger non è tenuto a parlare bene del prodotto che recensisce?

Ora non resta da capire chi è il diavolo e chi l’acqua santa! :-D

wpToGo Wordpress On The Go

Scaricato gratuitamente dal market, andava testato.
E’ chiaro su quale sistema operativo sono, no?

Il dispositivo l’HTC Magic.
More news coming. :)

Medicine Alternative, Giuramento di Ippocrate e Intelligenza Minima

L’attività medica si fonda sul giuramento di Ippocrate, con cui il medico si impegna ad anteporre la vita del malato sopra ogni cosa. Tra le altre cose egli giura di:

- perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale;

ma anche di:

- esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento rifuggendo da ogni indebito condizionamento;
- astenersi da ogni accanimento diagnostico e terapeutico;

ippocrate

Dunque non tiene fede al proprio giuramento, quel medico che, conoscendo una terapia anche solo potenzialmente efficace, si ostina a volerne seguire una alternativa, mettendo a rischio la salute del paziente.

Allo stesso modo, non rispetterebbe il proprio giuramento quel medico che, sapendo di imporre sofferenze o gravi effetti collaterali al proprio paziente (accanimento terapeutico), ed avendone la possibilità, non faccia almeno un tentativo nel percorrere delle vie alternative, sebbene non ufficialmete riconosciute, quando queste offrono un minimo di attendibilità. Per minimo di attendibilità, si intende degli studi scientifici, che sebbene non siano ancora sufficientemente sistematici ed articolati da essere accolti dalla medicina ufficiale, sono certamente sufficienti a porre il dubbio che quelle terapie possano essere efficaci.

Detto questo, considero una trovata dialettica meschina, affermare che “L’omeopatia uccide” associando a questa affermazione una storia triste, ma che si spiega con una semplice considerazione: chiunque, avendo un proprio caro malato, e non vedendolo compiere progressi con una terapia, l’avrebbe cambiata, a maggior ragione se ce ne fosse una riconosciuta come efficace.
Quindi non si può dire che la morte del bambino, in quella storia, sia stata causata dalla omeopatia, ma tutt’al più dalla stupida ostinazione di chi ne ha gestito il decorso.

L’errore sta nell’interpretare il termine “alternative”, che non dovrebbe essere letto come “in contrapposizione” [aut aut] rispetto alla medicina tradizionale, ma come possibilità altra, da vagliare quando la prima, quella ufficiale non offre soluzioni, o impone dei costi (effetti collaterali) troppo alti, tali da penalizzare in ogni caso la qualità della vita del paziente.

Per mia sfortuna ho spesso avuto a che fare, con medici ed ospedali. Nel corso degli anni ho visto medici opporsi con tutta la propria forza a medicine nuove, e parlo di medicina tradizionale, non alternativa, per il fatto che “non offrono le stesse garanzie di quelli preesistenti”. Se non ci fossero stati medici coraggiosi, capaci anche di andare contro gli interessi delle case farmaceutiche per il bene dei propri pazienti, e provare quelle medicine nuove, magari in casi particolari, dove quelle preesistenti non mostravano efficacia, non si sarebbero fatti progressi, perché quelle medicine nuove, ora, sono nel protocollo standard.

Non sono un medico, ed infatti il mio approccio alla vicenda non è medico, ma pragmatico; non so se le medicine alternative riusciranno mai ad entrare nel protocollo della medicina ufficiale, forse un giorno si stabilirà con certezza che non rientrano neppure nel campo della medicina; chissà, un giorno. Ma oggi so per certo che queste (pseudo?) medicine ledono molti interessi e per cui non mi stupisco quando vengono attaccate in maniera subdola e pretestuosa, con lo stesso atteggiamento di gretta chiusura con cui si contrappongono abortisti e anti-abortisti, ad esempio. Gli uni pronti a chiamare assassini gli altri.

Prendo le distanze da questo atteggiamento, non sono né un fan delle medicine alternative, né un detrattore. Valuto al momento, in base alla contingenza.

Quando mi trovo di fronte ad un bivio, e so che una strada mi porterà sicuramente a destinazione, ma facendo un percorso lungo e tortuoso, pieno di buche, mentre l’altra via so per certo che non presenta asperità, ma non sono sicuro che mi porti a destinazione, valuto il tempo che ho a disposizione, pro e contro, e decido. In qualche caso potrebbe convenirmi seguire il sentiero nuovo, e tornare indietro se non mi porta da nessuna parte. In altri casi, invece, potrei avere la necessità di percorrere la via che sicuramente mi porta a destinazione, anche lì, salvo tornare indietro se le cose si mettono male e mi rendo conto che non è proprio percorribile.

Non ho e non voglio una fede che mi dica quale delle due strade seguire, voglio poter scegliere con il consiglio di un medico che non abbia una fede nemmeno lui, nella consapevolezza che l’una è medicina ufficiale, l’altra, aspira ad avere la stessa scientificità, ma ancora non è detto che l’abbia.

Password Manager: Perché Non Sai di Averne Bisogno

Tara e Francesco hanno da poco rilasciato la versione 7 di Passpack, online password manager che ha avuto il coraggio di uscire dalla fase “beta” in cui la maggior parte delle startup, da Google in poi, amano restare per poter coprire con un velo di simpatia e con un semplice “ci stiamo lavorando”, eventuali imperfezioni.

Passpack non si può permettere di compiere errori, perché non è solo uno strumento di lavoro e di organizzazione della vita, ma tocca un argomento delicato, su cui appunto, non sono ammessi errori: le password, i pin personali, i codici di accesso.

Passpack 7 introduce una funzione che a me non risulta essere fornita da nessun altro online password manager, al momento: il Secure Sharing.

Condividere le password con colleghi, clienti e familiari.

A differenza di quello che si potrebbe pensare sulle prime sono numerosi i casi in cui può essere utile uno strumento per gestire le password tra più utenti:

  1. con i colleghi, chiunque abbia lavorato in team si è trovato a dover inviare password, creare account per altri membri del gruppo e così via. I sistemi ci sono, per farlo, e variano dai post-it ai fogli di excel, magari in rete. Sono sicuri? “No e poi chi vuoi che interessino le nostre password”. E’ quello che deve aver pensato la Palin fino a quando le hanno violato la casella di posta elettronica, semplicemente risalendo alla sua password evidentemente troppo debole.
    La domanda giusta da porsi è: “Cosa sono disposto a fare per evitare il rischio di fare una figura da incompetente e mettere a rischio i miei dati e quelli dei miei clienti?” Con questo approccio, quantomeno, si è disposti a valutare delle soluzioni, che come vedremo, non sono poi così complesse.
    passpack features
  2. specialmente per i freelance, creare e gestire account (dall’hosting ad ennemila servizi) per conto dei clienti è una prassi. Altrettanto frequenti sono i casi in cui i clienti, per scarsa attitudine o distrazione perdono o non  ricordano la password e a chi la chiedono? E via, crea una nuova password, oppure inviala al cliente per email [che ricordo sempre, equivale a spedirla con una cartolina, perché le email viaggiano visibili sui server, e non sappiamo su quali server viaggiano], oppure in file di excel, protetto da password, ammesso che il cliente sia in grado di gestirlo [anche per violare la password applicata ad un file ci sono programmi gratuiti scaricabili dalla Rete, sicurezza  zero].
    .
  3. con i familiari, c’è sempre qualcuno, in famiglia che si occupa delle bollette, dei conti in banca, che tiene traccia dei pin dei telefonini, del numero della tessera sanitaria, e dei codici di accesso all’home banking.  Ameranno la possibilità di organizzare tutto in un posto sicuro come Passpack e avere tutto lì, rintracciabile con un semplice campo di ricerca ed organizzato per  Tag.
    Senza contare che non dovranno più inviare nulla, perché con Passpack 7 possono condividere le password, con i familiari a cui servono.

Per tutto questo Passpack offre una soluzione più semplice ed efficace, basta essere disposti a modificare leggermente alcune abitudini di comportamente online, come descriveremo nel prossimo paragrafo.

Passpack è gratuito, costa solo un piccolo cambio di abitudini.

L’account free mette a disposizione dell’utente 100 password e la possibilità di condividerle con un utente (dei disposable logins, utili in caso di viaggio, ne parliamo in un’altra occasione).
L’account Pro consente di salvare 1.000 voci e  di condividerle con altri 3 utenti con abbonamenti da 1,25 Euro/mese.

Per utenti con maggiori esigenze di sharing ci sono poi l’abbonamento Group (15 utenti, 3 Euro/mese) e Team (80 utenti, 9 Euro/mese). Pro, Group e Team offrono anche altri vantaggi, oltre al numero di utenti con cui è possibile condividere  le passwor, ma non c’è il tempo di parlarne ora.

E’ facilmente intuibile che la maggior parte degli utenti privati non hanno esigenze superiori a quelle soddisfatte dall’account free, che comunque è sicuro quanto tutti gli altri. Le aziende invece, i gruppi di lavoro, e chi ne ha necessità per motivi di business ha a disposizione gli account Group e Team.

Passpack, dunque, è innanzitutto uno strumento gratuito, che offre un vantaggio sicuro ed evidente: la tranquillità. Serenità perché le tue password sono molto più solide, perché non te le devi  ricordare, Passpack lo fa per te, e perché ritrovi in maniera facile e veloce tutto quello che cerchi (se lo  hai salvato in Passpack!).

Per beneficiare di questi vantaggi, l’utente deve solo affrontare qualche piccolo sacrificio nel cambiare le proprie abitudini in materia di sicurezza e gestione delle password. Alcuni esempi:

  • quando devi creare un nuovo account lo fai con Passpack aperto in un altro tab, così puoi far generare la password a Passpack senza doverti scervellare tu, e subito salvarla
  • accederai facilmente agli strumenti online che usi più di frequente, perché la password è memorizzata sul browser, ma per quelli a cui accedi saltuariamente dovrai prima aprire Passpack. Di buono c’è che da quando apri Passpack in poi puoi accedere ovunque con un solo click, grazie al one-click-login
  • se diventerai un heavy user di Passpack come il sottoscritto, uno dei primi tab che aprirai con il browser, sarà proprio il tuo online password manager, e lo terrai sempre aperto, perchè da lì con un solo click salti su qualsiasi sito, e sei già loggato

Se questi sono i sacrifici, i vantaggi sono:

  • devi ricordarti una ed una sola password: quella di Passpack
  • sei velocissimo a fare login ovunque
  • non perdi più niente (ogni voce ha un campo testo in cui puoi anche memorizzare la lista della spesa, se vuoi)
  • ritrovi le password prima di chiunque altro, e più facilmente
  • puoi condividere le voci memorizzate, o inviarle ad altri utenti tramite messaggi sicuri, oppure inviarli criptati tramite email (new feature!).

Ecco come condivide la password con un altro utente di Passpack, grazie al Secure Sharing

YouTube Preview ImageIo, per esempio ho condiviso i miei dati di login dell’account Paypal, come ho avuto modo di dire anche su Twitter. Con una persona di fiducia, spero. :-P

Sono un Passpack happy user, conosco e stimo Tara e Francesco per aver lavorato con loro nel 2008, ma non ho nessun interesse diretto nella startup. Il mio giudizio è totalmente sincero, come sempre.

Rossi - Lorenzo, Catalunya ‘09: Contro la Fisica

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Incredibile, grande duello tra Rossi e Lorenzo al GP di Catalunya, con due sorpassi inimmaginabili del campione Italiano.

Talenti così, non nascono tutti i secoli, onore a Lorenzo, degno rivale. Come ha detto Roberto, non si vedeva roba così dai tempi di Schwantz e Rainey. Grazie per lo spettacolo.

Web Reputation e Disclosures, Parola di 1938Media

Questo è (anche) un esperimento di condivisione di quello che ieri ho postato su friendfeed.

Giocare a Risiko con i Social Network

Vincenzo [ Vincos ] (con cui lavoro gomito a gomito tutti i giorni), ha creato la mappa aggiornata dei Social Network nel mondo:

mappa social network

Qui la versione interattiva:

L’iniziativa è stata notata anche da TechCrunch.

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