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Esternalizzare la Gestione dei Social Media

 

by Donato Carriero

Massimo [maxkava] pone alcuni interessanti quesiti rispetto al rapporto tra aziende e social media, soprattutto in relazione al ritorno di investimento generato da queste attività, per le aziende che le intraprendono. Vorrei dare, per quel che mi è possibile il mio contributo e punto di vista.

social network logo

Pochi giorni fa, avevo segnalato una presentazione che esprime in maniera piuttosto chiara come sia necessario, per le aziende, modificare i parametri in base ai quali il ROI viene calcolato, quando si tratta di social media. I parametri validi per forme di comunicazione non relazionale, come la pubblicità classica, o le campagne banner, andrebbero sostituiti di volta in volta con parametri differenti, a seconda della tipologia di strumenti utilizzati, e degli obiettivi dell’azienda.

Un altro punto interessante da approfondire è se e quando alle aziende convenga affidare in outsourcing tale attività ad agenzie, e quando invece convenga svolgere in proprio, con risorse interne l’attività sui social media.

Secondo la mia esperienza ci sono dei casi in cui per l’azienda è consigliabile avvalersi del supporto esterno di una agenzia specializzata, e non credo che la mia opinione sia viziata dal ruolo professionale. Ecco i casi in cui questo si verifica:

- Carenza di expertise.
In aziende non c’è il know how necessario per la gestione dei social media, o non è sufficiente. I social media sono per molti uno svago, il momento del “cazzeggio”; svolgere queste attività per un’azienda, per la propria azienda comporta delle responsabilità, molti oneri, e spesso pochi onori, soprattutto quando il tempo da dedicargli va ritagliato in mezzo ai normali impegni di lavoro, come dice lo stesso Massimo nel suo post.

In questo caso l’azienda può scegliere di formare personale interno, ed eventualmente iniziare la comunicazione sui social media, con l’affiancamento di una agenzia di relazioni pubbliche specializzata, per poi valutare se proseguire in autonomia una volta acquisita l’esperienza necessaria.

- Carenza di risorse umane.
L’azienda non ha o non intende dedicare risorse interne allo svolgimento delle attività quotidiane per la gestione dei social media, quindi delega un’agenzia. Questo però non dovrebbe essere il sintomo di una sottovalutazione dell’importanza del valore del social media marketing. L’agenzia può integrare le risorse dell’azienda, non sostituirsi completamente ad essa. Un minimo di risorse umane saranno comunque assorbite dall’interazione agenzia/azienda, sebbene queste siano certamente inferiori rispetto a quelle normalmente necessarie per la gestione diretta dei social media.

- Attività spot.
Ci auguriamo tutti che quando un’azienda si avvicina ai social media lo faccia “per sempre”, ma può darsi il caso che la prima volta sia solo per una campagna specifica, in un periodo di tempo determinato. In circostanze come queste, i tempi ristretti che di solito si hanno per far partire la campagna, e la consapevolezza che l’attività avrà un termine presto o tardi che sia, possono rendere preferibile affidare ad una agenzia la gestione dei social media.

Questi sono alcuni esempi, probabilmente non esaustivi dei casi in cui una agenzia di relazioni pubbliche può essere utile nel supportare un’azienda che vogllia utilizzare efficacemente i social media. In tutti questi casi, c’è però un ingrediente comune assolutamente necessario affinché il risultato finale possa essere positivo: sintonia e cooperazione tra azienda e agenzia.

Solo se l’agenzia riesce a comprendere le caratteristiche dell’azienda, dei suoi prodotti e servizi, i bisogni a cui essi offrono una risposta, solo allora potrà essere efficace nella propria attività di supporto all’azienda stessa.
Nel contempo, i risultati saranno tanto più soddisfacenti, nella misura in cui l’azienda consentirà all’agenzia di diventare partner del progetto, condividendone lo spirito e le scelte in maniera dialogica.

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Sono Account Executive in Digital PR, agenzia di relazioni pubbliche; tieni nella giusta considerazione questo dato, ma sappi anche che in questo post sono espresse le mie opinioni personali, libere da qualsiasi condizionamento.

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Comments (5)

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  • Marco - Rispondi
    giugno 3, 2009, 2:55 pm

    Direi che ci siamo. Riguardo l’agenzia aggiungerei alle caratteristiche che hai indicato (sintonia e cooperazione), l’ascolto. E l’umiltà. Roba che in questo Paese di saltimbanchi nessuno conosce: e si vede.

  • massimo cavazzini - Rispondi
    giugno 3, 2009, 2:58 pm

    bella analisi, grazie del contributo (lo considero come contributo alla discussione e alle domande che ho posto su telcoeye, posso? :-P)

  • Andrea - Rispondi
    giugno 3, 2009, 3:05 pm

    Bisogna considerare che l’80% dei brand manager sostiene che il suo prodotto sia il migliore. Questa deformazione professionale si può superare solo grazie ad un occhio esterno che conosce tra l’altro esperienze affini a prodotto di una azienda specifica, sia per esperienza diretta che grazie ad analisi mirate.

    Se vedo uno sviluppo del CRM grazie ai social media interno nei prossimi anni, vedo più difficile organizzare campagne di prodotto, per i motivi che hai giustamente elencato.

    Manca al momento una trasparenza e sintonia totale nel rapporto agenzia-azienda-centro media. Nel senso che spesso le agenzie non sono a conoscenza dela pianificazione negli altri media, cosa che ottimizzerebbe la strategia di comunicazione. Per il calcolo del ROI forse solo negli US esiste una trasparenza tale da poter quantificare gli impatti sulle vendite.

    Andrea

  • Maurizio Goetz - Rispondi
    giugno 3, 2009, 3:09 pm

    Interessanti spunti, da tempo riflettevo su questo. Cercherò di scrivere qualcosa per esterdere la conversazione.

  • Donato - Rispondi
    giugno 3, 2009, 3:10 pm

    @Marco – sì, l’ascolto è fondamentale.

    @Max – puoi? devi. [quello almeno era l'intento] ;-)

    @Andrea – vero, spesso si sottovaluta il ruolo svolto dai centri media, probabilmente poco noto e visibile ai non addetti ai lavori.

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