Foursquare Super User

La capacità di sfruttare le risorse messe a disposizione dai volontari è un elemento di grande importanza per ogni startup. Forza lavoro a costo zero o quasi.

Non fa eccezione Foursquare social network di geolocalizzazione mobile che, avendo una componente di gaming piuttosto rilevante, fa leva sull’entusiasmo e l’empatia degli utenti.


[clicca sull'immagine per visualizzare la dashboard del Super User completa]

Il super user non ha vantaggi in termini di ottenimento di badge o acquisizione punti, ha solo qualche possibilità in più in per la modifica, [edit: richiedere la-] unione [che dovrà essere approvata] o cancellare le venue, nel rispetto delle linee guida di Foursquare.

Anche gli utenti possono contribuire a questo lavoro segnalando le venue nei casi in cui la scheda non sia accurata (nome o indirizzo impreciso, categorie mancanti).

Sono Super User da poco più di 24ore, sto prendendo confidenza con la dashboard. La mia prima missione sarà ripulire Roma dal pasticcio di venue duplicate a special inutili lasciati dalla Social Media Week.

La confusione è stata creata perché non sono state rispettate almeno due norme di buon comportamento di Foursquare:

  • non creare venue duplicate
  • se crei uno special legato ad un evento, prevedi una data di fine per lo special in modo che non rimanga online senza alcun senso

Se facendo check-in individui venue duplicate o con un indirizzo impreciso o errato – specialmente nell’area di Roma – segnalale tramite l’interfaccia di Foursquare o nei commenti qui sotto, riportando l’URL della venue (che contiene il suo numero id), o anche tramite Twitter: @markingegno.

Apologia dello Yesbutter

Lo Whynotter, o anche “yes man”, è colui che come prima risposta tende a dare un’approvazione, stende tappeti rossi alle richieste del cliente. Tutto bene fino a quando il cliente chiede quello che è realmente meglio per se stesso, ma se fa una richiesta inappropriata, tipo creare un account fake per attività di social media marketing?

Lo Yesbutter, al contrario, tende a porre obiezioni, ha sempre qualcosa da aggiungere o ribattere. Insomma è un gran rompiscatole, e talvolta può arrivare ad essere irritante con i suoi contiui “Sì, ma…”

Yesbutter e Whynotter li potremmo definire due diversi modi di vivere, approcci mentali diametralmente opposti, che si rispecchiano anche nello stile della consulenza.

Nella vita di tutti i giorni lo Whynotter vive meglio ed ha maggiori probabilità di successo e sopravvivenza, ma nel caso specifico della consulenza, chi offre un migliore servizio al cliente?

Se il presupposto è che l’azienda si rivolge ad un esperto per avere un contributo di conoscenza e competenze, è lapalissiano che questi non possa limitarsi a dire sì. Lo Yesbutter può essere umanamente fastidioso, ma probabilmente è una persona che si appassiona al proprio lavoro al punto tale da non riuscire a limitarsi ad accontentare il cliente sempre ed in ogni circostanza.

Rapportarsi con lui sarà più faticoso, ma tu azienda, chi vorresti avere accanto nel momento in cui senza saperlo stai per commettere un errore? Chi ti dice “certamente!”, nascondendosi dietro il paravento del “lo ha richiesto il cliente”, o chi si sbraccia e strepita per dire “sì, però non andrebbe fatto così, perché invece…”?

Tu come sei nella vita, Whynotter o Yesbutter?

PS1
Avrei potuto intitolare questo post Cicero pro domo sua, ma sarebbe stato pretenzioso.

PS2
Credits to Zoidberg per avermi introdotto al dualismo tra Whynotter e Yesbutter.

5 Consigli Preziosi Per Amministrare una Pagina Facebook

Amministrare una pagina Facebook per conto di un’azienda è molto semplice, fino a quando tutto va bene, meno quando scoppiano le crisi. A quel punto la tastiera comincia a scottare, e poi non bisogna dimenticare che i clienti hanno aspettative: far crescere il numero dei fan, mantenerli, gestire le polemiche i casi singoli di insoddisfazione, e nel frattempo cercare di rendere misurabili gli effetti nel mondo degli atomi del lavoro svolto nel mondo dei bit.

No, amministrare una pagina Facebook in maniera professionale potrebbe non essere così semplice ed immediato, sono necessarie delle basi ed un po’ di esperienza. Qui alcuni dei punti che mi è capitato di fissare gestendo negli ultimi due anni un certo numero di pagine per clienti nazionali ed internazionali.
Con un po’ di allenamento si può superare ogni ostacolo.

No comunicati stampa

Non tutti i comunicati interessano realmente il pubblico di Facebook. I giornalisti filtrano (o dovrebbero filtrare) le comunicazioni che arrivano dall’azienda in base agli interessi dei propri lettori. Lo stesso deve fare l’azienda, scegliendo i canali e la frequenza con cui sollecitare i propri fan.
In ogni caso comunque la forma in cui steso il comunicato non è compatibile con il linguaggio della rete, quindi va sintetizzato e riadattato. Stiamo parlando ad utenti finali, persone comuni, non a giornalisti che devono trarre un pezzo per l’edizione di domani.

Scrivere per gli utenti

La scelta delle notizie da pubblicare e del tono da utilizzare dovrebbe essere compiuta pensando ai fan, chi sono cosa voglio, cosa gli piace. Troppo spesso le aziende parlano di ciò che interessa loro e fatalmente si trovano a parlare solo con se stesse.

L’importanza dei commenti

Man mano che il numero dei fan aumenta, crescono anche i commenti degli utenti e l’attività sulla pagina. Commentare, rispondere, intervenire nei thread è importante almeno quanto aprire nuove discussioni.

Una questione di ritmo

Per una pagina con numerosi fan il numero ideale di post per settimana è due o tre al massimo. Oltretutto una frequenza bassa permette di scegliere e preparare il post.
La scelta deve essere fatta in base a quello che vogliono/piace agli utenti, non in base a quello che gonfia il petto dell’amministratore delegato.
La preparazione del post consiste nel definire forma, contenuti, supporti multimediali – video, foto, link di approfondimento.

Il timing della pubblicazione

Il web viaggia veloce e come si sa è world wide. Il riferimento per chi gestisce una pagina non devono essere i giornali e le riviste (non solo) ma blog e siti internet, anche quelli esteri se l’azienda è internazionale. L’obiettivo dovrebbe essere dare le notizie più gustose per gli utenti prima che si diffondano online.
Così la pagina sarà una fonte di informazione preziosa per l’appassionato che vuole essere il primo a conoscere le novità, lo stesso che è ben contento poi di mostrare la propria preparazione tra amici e conoscenti, diventando ambasciatore del brand.

Condividi queste linee guida? Hai casi specifici da sottoporre per avere un consiglio su come gestirli?
Chiedi nei commenti.

Quando le Redazioni Internet Saranno Estinte

No, oggi non accetterei un’offerta di lavoro in un ufficio stampa, né di un’agenzia né di un’azienda, salvo rare eccezioni.

Il motivo per cui non accetterei di lavorare in un ufficio stampa è perché lo considererei come un passo indietro, non dal punto di vista professionale, ma cronologico e tecnologico.

“Eccone un altro che ritiene di essere migliore perché non usa la macchina da scrivere”

Probabilmente qualcuno lo pensa dopo aver letto le prime tre righe. Sì in parte è anche una questione di competenze tecniche, ma non solo. Soprattutto questo questo post non riguarda la contrapposizione strisciante che vede da una parte chi si occupa di media tradizionali (mainstream) e media digitali (online).

Al contrario, voglio evidenziare come questa contrapposizione sia del tutto fuorviante, mistificatrice e destinata a scomparire.

I pessimisti – o sono realisti? – dicono che in Italia i grandi cambiamenti sono possibili solo grazie alla morte. Una generazione va via, la successiva introduce il nuovo. Spero che non sia sempre così, spero che i giornalisti imparino in fretta ad utilizzare la Rete – sarebbe più opportuno dire “recuperino il ritardo nell’utilizzare i media digitali nella propria professione” – e che di conseguenza si adegui la struttura delle redazioni.

Il tempo corre ed il cambiamento sembra lontano fino a quando è lontano, ma poi accelera improvvisamente e non fa sconti per nessuno, chi non si adegua viene travolto. Guardate a quello che è successo ed ancora sta succedendo nel mondo della musica, del turismo, ed anche in molti aspetti dell’informazione stessa.

Il passaggio dalla macchina da scrivere al computer non fu indolore. Neppure collegare quel pc al World Wide Web sarà indolore, ma quanti giornalisti conosci che scrivono ancora a macchina?

Quando non ci saranno più le redazioni Internet nei giornali. perchè tutti i giornalisti saranno a proprio agio con le dinamiche dell’informazione online, distinguere tra new media e old media, negli uffici stampa come nella vita di tutti i giorni, sarà diventato pleonastico. Allora sì, potrei pensare di lavorare in un ufficio stampa.

Twitter Marketing Example: Give Them What They Want!

Un eccellente esempio di come Twitter possa essere utilizzato in una campagna marketing per coinvolgere i clienti/utenti: dai loro quello che desiderano!

Lo ha fatto la Volkswagen per la Fox in Brasile in occasione del festival “Planeta Terra”, mettendo in palio dei biglietti per il festival, nascosti in luoghi che potevano essere individuati solo tramite una mappa di Google. La trovata geniale sta nel fatto che lo zoom della mappa aumentava solo in base al numero di tweet con hashtag #foxatplanetaterra.

Immagine anteprima YouTube

Il luogo dove trovare il biglietto era chiaro solo al raggiungimento del prefissato numero di retweet, ed a quel punto scattava la gara di rapidità, il più veloce a raggiungere il premio avrebbe vinto il biglietto. Conclusa la gara, partiva la successiva.

Il successo della campagna è stato raggiunto grazie alla elevata corrispondenza con il target e alla semplicità del meccanismo, che ha reso l’hashtag un trending topic solo in un paio d’ore.

Cosa desidera il target del tuo brand?

Chromebook For People Who Live The Web

Si avvia in 8 secondi, è sempre connesso alla Rete tramite Wifi o 3G, si basa su applicazioni e si aggiorna da solo, tutte le volte che lo accendi, perché il realtà il sistema operativo è online.

È Chromebook, il cloud-laptop di Google.
Dovrebbe essere disponibile in Italia dal 15 giugno.

Ah, e lo sapevate che il mio compleanno è ad inizio luglio?!

Disclosure: questo NON è un messaggio subliminale.

Aiuta BOL a Scegliere i Libri da Donare alle Scuole

BOL.it donerà circa 5.000 libri scelti dalla Rete alle biblioteche delle scuole di Torino, Milano, Napoli e Palermo.

Per contribuire all’iniziativa di beneficenza basta compilare la lista dei propri “5 libri della vita”, quelli che porteresti su un’isola deserta, o semplicemente quelli che vorresti fossero donati alle scuole, sul sito dedicato nella sezione Donabol.
Ecco la mia:

Inoltre BOL ha invitato alcuni blogger ad intervistare gli autori presso lo Stand del Salone del Libro di Torino [Padiglione 2, stand H126-J125]. Consulta l’agenda per sapere quando c’è il tuo autore (o il tuo blogger) preferito.

Se ti fa piacere incontrarci, sarò lì sabato, quindi potrò seguire le interviste di:

Se sabato sei al Torino fammelo sapere, con un commento, un’email o un reply @markingegno. E non dimenticare l’hashtag #donabol per diffondere l’iniziativa di beneficenza di Donabol.

Disclaimer: BOL è cliente Digital PR e seguo questa iniziativa anche per motivi professionali. Lo rendo esplicito solo per estrema chiarezza, perché quello che scrivo in questo blog non è mai condizionato né dall’agenzia né dal cliente.

Alle Aziende che Ritengono i Social Media una Moda Passeggera

Se solo il 32% delle aziende italiane utilizza professionalmente i social media, forse è perché molte del restante 68% è ancora convinto che i social media e dunque il social media marketing sia una mania temporanea, qualcosa non destinato a durare.

L’infografica qui sotto non è bellissima – molto testuale, la qual cosa ha poco senso per un’infografica – ma evidenzia alcuni nodi focali che possono aiutare il manager avveduto a riconoscere i sintomi di un fenomeno che non può essere relegato allo status di moda effimera. Come ogni cosa avrà il suo ciclo di vita: nascita, diffusione, maturità, declino, ma qui siamo solo all’inizio.


[clicca sull'immagine per ingrandire]

L’informazione più interessante trovo sia in fondo – per coloro che hanno avuto la pazienza di arrivare sin qui:

I Social media non sono una mania passeggera perché sono la maniera in cui ORA comunichiamo con gli amici, clienti, futuri clienti, nonne, colleghi, investitori, meccanico, dottori…

Come comunica la tua azienda, state costruendo un altro inutile sito vetrina?

via: Social Media Today
 

Coin Racconta Foursquare: Geolocalizzazione del Brand

Tre domande a Gialuigi Zarantonello, responsabile media digitali e interattivi di Coin Spa, una delle prime aziende italiane ad utilizzare la geolocalizzazione per un’attività di relazioni pubbliche digitali.

Quali sono state (se ce ne sono state) le resistenze da affrontare per convincere e motivare l’azienda ad intraprendere un percorso nuovo, non battuto da altri prima?

Non ci sono state particolari resistenze, anche perchè siamo partiti in sordina e in un momento in cui i servizi legati alla geolocalizzazione non avallano ancora visto l’esplosione che poi si sarebbe vista poco dopo. Certo i primi casi di successo come Starbucks hanno aiutato ma per il resto le ricerche hanno riguardato soprattutto le opportunità e gli strumenti disponibili.

A questo punto abbiamo chiesto a Foursquare la gestione delle venues che avevamo creato (i loro tempi sono lunghi) e abbiamo deciso di partire con uno special, subito dopo l’estate. Vista la forza del nostro programma loyalty e considerando che Foursquare è pur sempre uno strumento terzo abbiamo individuato nella Coincard gratis il premio ottimale per i mayor, che così vengono portati all’interno della nostra catena di relazione con il cliente.

Infine una volta partiti siamo stati travolti dal successo, infatti 24 ore dopo la pubblicazione dello special, senza altra comunicazione, avevamo già molti blog che ne parlavano e Twitter in fermento.

Ad oggi è possibile stilare un bilancio dell’iniziativa?

I numeri dei check-in sono proporzionali alla diffusione comunque limitata di Foursquare, gli utenti però sono molti attivi edi qualità. Posso individuare 3 ritorni per questa attività:

  • pubblicità equivalente, data dalla diffusione del case su blog, conferenze e libri
  • conversazioni generate sul web, visto che molti condividono i loro check-in su facebook e Twitter, con relativa amplificazione
  • immagine rinnovata e interesse per i nostri negozi anche da parte di chi ancora li considerava “vecchi”

Quale tipologia di azienda ritieni che possa avvantaggiasi maggiormente della geolocalizzazione mobile?

Sicuramente i vantaggi maggiori sono per chi ha dei negozi e delle location fisiche, perché questi strumenti facilitano il reperimento dei punti vendita e il traffico.
La cosa però funziona davvero bene in presenza di una strategia multicanale, in cui questa sia solo una parte.

Esperimenti Italiani

In questo momento utilizzare la geolocalizzazione mobile per una iniziativa di relazioni pubbliche online non è appropriato per qualsiasi azienda, e per ogni obiettivo. Però questo è il momento di sperimentare o sfruttare l’effetto sorpresa in particolari condizioni, come ha fatto Coin per “rinfrescare” l’immagine percepita dei propri punti vendita.

Nel frattempo Foursquare ha attivato lo strumento delle brand page e i partner badge (i secondi esistono solo nominalmente in Italia, non mi risulta che nessuno sia riuscito ad attivarli) e sta dando vita a partnership ed eventi mirati a diffonderne l’uso, come quello con Sony Ericsson che ha portato i giovanissimi Tomas e Matilde ad incontrare Maria Sharapova e Sabine Lisicki al Torneo WTA di Miami.

Brand page Sony Ericsson WTA su Foursquare

Google Android Allunga Negli USA. RIM Perde Terreno

Confermata la crescita di Android, il sistema operativo per dispositivi mobili di Google nel mercato statunitense: +6% nel primo trimestre del 2011.
Il secondo sistema operativo per diffusione è RIM che perde 4,5 punti percentuale. Apple iOS terzo, cresce dello 0,5%.

Smartphone Platform Market Share

72.5 million people in the U.S. owned smartphones during the three months ending in March 2011, up 15 percent from the preceding three-month period. Google Android grew 6.0 percentage points to 34.7 percent market share, while RIM ranked second with 27.1 percent. Apple grew 0.5 points to 25.5 percent share, followed by Microsoft (7.5 percent) and Palm (2.8 percent).

Qui un’analisi (a spanne) della diffusione dei sistemi operativi mobili in Italia. I due mercati sono molto diversi, spesso – ma non sempre – quello italiano tende a seguire quello statunitense. Vedremo se e in che misura questo si verificherà.

Altri dati sull’andamento del mercato della telefonia mobile negli Stati Uniti nel primo trimeestre 2011 su BGR.com